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studi » Reggio Calabria - Pole position nel biomedicale

  • DATA:
    13-09-2006
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    25-06-2007
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Il comparto biomedicale italiano raggruppa 1.500 imprese e circa 17.000 addetti; è un settore all'avanguardia, capace di innovare e creare valore persino nei comparti dominati da multinazionali statunitensi, svizzere e giapponesi, ma è anche un comparto frammentato e penalizzato dalla piccola dimensione delle imprese. Un settore potenzialmente tra i più promettenti del made in Italy di qualità, che registra quote di export superiori al 50% anche se il 99,3% delle tecnologie biomediche circolanti in Italia continua ad arrivare dai mercati esteri.
Reggio Calabria si posiziona tra le prime quattro città italiane per investimenti nel settore biomedicale con una quota superiore al 4 % degli investimenti complessivi effettuati in Italia. E' quanto emerge da uno studio realizzato nell'ambito di un progetto Unioncamere al quale ha partecipato la Camera di Commercio di Reggio Calabria, insieme alle Camere di Roma e Pisa. Il progetto è stato realizzato con il supporto del Parco Scientifico Biomedico San Raffaele di Roma, centro di eccellenza nazionale nel campo della ricerca medico scientifica e con il coordinamento di Dintec (società nata dalla partnership tra Unioncamere ed Enea). La novità positiva emersa nell'ambito del progetto, è rappresentata dalla vitalità del mezzogiorno: nella provincia calabrese esistono differenti centri di eccellenza nel comparto biomedicale, ai primi posti in Italia anche per quanto riguarda i brevetti; uno di questi riveste una posizione di leader sui mercati nazionali, la Mediline, specializzata nella produzione di sistemi iniettori e titolare di tre brevetti. Lo studio ha interessato anche altre realtà imprenditoriali di successo del comparto: la ditta Biolectra specializzata nella produzione di apparecchiature per il trasporto transdermico di farmaci e altri principi attivi, l'Ortopedia De Stefano, specializzata nella produzione di protesi ortopediche e l'istituto di fisiochinesiterapia AT-Tramontana.
Nel 2003 in Italia il settore ha registrato un fatturato complessivo pari a circa 460 milioni di euro. Il numero delle imprese coinvolte nel settore direttamente o indirettamente, negli ultimi 3 anni è aumentato di circa il 40%, segno di una certa vitalità e dell'esistenza di ulteriori margini di sviluppo. Si tratta di un mercato in cui, secondo le previsioni degli esperti, il volume di affari continuerà ad aumentare anche nei prossimi anni: da un lato perché il settore biomedicale convoglia in sé la tecnologia e l'innovazione dei vari campi della ricerca scientifica mondiale, dall'altro perché la strumentazione di diagnosi e terapia tende alla sempre più ridotta invasività, e poi ancora perché il bacino di popolazione interessato dai prodotti biomedicali risulta sempre maggiore.
Le imprese del biomedicale rischiano, però, di "non farcela" per le politiche di contenimento della spesa pubblica, portatrici di effetti negativi diretti e indiretti su tutto il comparto, per la scarsa chiarezza normativa e per il costo dei brevetti, che impongono investimenti non sempre alla portata delle nostre piccole realtà produttive. Il progetto rientra nell'ambito di una strategia di sviluppo più ampia, in un percorso intrapreso dalla Camera di commercio per lo sviluppo di un sistema competitivo fondato sull'innovazione, che punta alla creazione e crescita di imprese innovative. I risultati della ricerca e l'individuazione di centri di eccellenza nel comparto biomedicale in provincia di Reggio Calabria incoraggiano ad andare avanti.

Camera di commercio di Reggio Calabria, Servizio Sviluppo Imprese, Giulia Megna, tel. 0965384233, email: giulia.megna@rc.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Reggio Calabria

  
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