Tra il 2005 e il 2006 la tanto sospirata ripresa sembra finalmente essere arrivata. E così prosegue la crescita del tessuto imprenditoriale milanese: +1,6% nel numero di imprese attive nel corso del 2005 (superiore al +1,1% a livello nazionale). Crescita che tra il secondo trimestre 2005 e 2006 arriva a +1,9%. In particolare si rafforza la presenza delle imprese femminili (+3,5%; dato superiore a quello lombardo: +2,8% e nazionale: +2%) e di quelle extracomunitarie (+12,4%). Riprendono a correre le esportazioni: +7,7%, soprattutto ad elevato contenuto tecnologico (+21% rispetto a una media italiana del +7%), mentre le importazioni crescono del 3% (e a fare la voce grossa ci pensa l'area asiatica, Cina in testa). Leggero aumento anche per gli Ide sia in entrata (+0,4%) che in uscita (+0,2%), mentre decisamente bene va il mercato del lavoro: l'occupazione cresce del 2,5% (soprattutto donne: +3,5%), la disoccupazione scende al 4,2%. Tra le forme di contratti di lavoro grande balzo in avanti delle assunzioni a tempo determinato (+47,7%). Positiva anche la dinamica congiunturale per la produzione industriale (+0,4%) che sale al +1,6% nel primo trimestre 2006, e per le vendite delle imprese commerciali (+0,6%). Milano si conferma hub direzionale dell'economia italiana: le imprese a diffusione nazionale aventi sede nell'area milanese concentrano infatti quasi il 29% del totale degli addetti di tutte le imprese nazionali operanti in Italia; così come centro dell'innovazione: il numero di domande per brevetto europeo provenienti dall'area milanese cresce del 27%, passando da 791 a 1.004 unità (pari al 26% del tot. nazionale). E questo anche grazie a un sistema universitario la cui offerta formativa dal 1991 a oggi è triplicata, inducendo l'aumento del tasso di partecipazione delle giovani generazioni (il 50% dei quali prosegue ormai negli studi universitari, un'incidenza pari soltanto dieci anni fa al 34%). Da sottolineare la significativa ripresa delle immatricolazioni alle facoltà scientifiche (+40% di iscritti tra il 2001 e il 2005). Infine, aumenta anche la ricchezza prodotta da Milano: +2,1% (il 10% del valore aggiunto italiano é così prodotto a Milano). Con quasi 31 mila euro pro-capite, mantiene Milano il primo posto in Italia per valore aggiunto pro-capite, ma non mancano le disuguaglianze. Il reddito imponibile medio delle donne é infatti inferiore di quasi il 50% a quello degli uomini (16.197 euro a fronte di 31.346 euro), quello di un italiano a Milano é quasi 3 volte quello di un cittadino africano (24.219 euro rispetto a 9.505 euro). C'é anche una disuguaglianza abitativa: il reddito medio dei residenti della zona più "ricca" di Milano (la zona 1) supera di oltre tre volte quello dei residenti della zona più "povera" (la zona 9: corrispondente ad Affori, Bruzzano, Comasina e Bovisasca): 54.478 euro di reddito imponibile individuale rispetto a 17.964 euro. Emerge dal rapporto annuale "Milano Produttiva", a cura del servizio studi della Camera di Commercio, giunto alla 16° edizione, con un bilancio dell'economia di Milano e provincia nel 2005. Il servizio studi della
Camera di Commercio di Milano ha anche realizzato un'indagine sul tema "Essere imprenditori oggi a Milano". Per i titolari delle circa 400 imprese intervistate al 31 luglio 2006 la famiglia è al primo posto (82,7% e 83,6%). Insieme a senso dell'onestà, rispetto per l'ambiente e continuità con la tradizione. Questi rappresentano i valori principali per i giovani imprenditori. A confronto con gli over 40 che puntano sulla propensione al rischio (73%). Sia giovani che adulti diventano veri e propri amici dei dipendenti (18% per gli under quarantenni e 23% per gli over). Come vedono la Milano del futuro? Al primo posto una paura, la minaccia cinese (71% per giovani e adulti), poi la fiducia nell'Europa (70,3% e 68,9%), solo dopo arrivano gli immigrati come una risorsa (64% per entrambi), per ultima, anche se prevale l'ottimismo, l'aspettativa di una ripresa economica (61% e 52,5%). "Il rapporto di quest'anno - ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della
Camera di Commercio di Milano - ci consegna una Milano che gode di sana e robusta costituzione. I segnali di ottimismo infatti non mancano, dalla conferma della voglia di fare impresa dei milanesi, che pongono Milano come hub direzionale dell'economia nazionale, all'andamento della produzione, alla crescita dell'occupazione, fino al netto recupero delle esportazioni messo a segno dal sistema produttivo milanese. Un boom, quest'ultimo, che ha interessato la gran parte dei settori di attività e in particolare quelli a maggiore contenuto tecnologico. Un dato importante, il "ritorno" della capacità di esportare tecnologia, in parte rallentata negli ultimi anni,che costituisce una condizione cruciale per rafforzare la competitività internazionale delle imprese milanesi nel contesto di un commercio mondiale sempre più caratterizzato dagli scambi di prodotti basati sulla scienza e sull'innovazione. Le note di cautela ovviamente non mancano. In particolare penso che occorra fare di più, in termini di offerta di opportunità, per ridurre le disuguaglianze presenti a Milano. E proprio a questo riguardo, il sistema educativo e universitario può svolgere un ruolo di primo piano. L'aumento del tasso di partecipazione delle giovani generazioni agli studi universitari é in questo senso un dato importante su cui occorre ancor di più investire".