approfondimenti » Torino, l'eccellenza produttiva che viene dal carcere
L’Osservatorio sull'economia civile della Camera di commercio presenterà domani 14 dicembre alle ore 11.30 i risultati sociali ed economici raggiunti dalle cooperative sociali che fanno parte del Polo produttivo all'interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. Alla presentazione presso la Sala Giunta di Palazzo Birago, in via Carlo Alberto 16, parteciperanno: Aldo Romagnolli presidente dell'Osservatorio sull'economia civile della Camera di Commercio di Torino, Pietro Buffa direttore della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno e Barbara Graglia, Assessorato al lavoro del Comune di Torino. Catering per aziende e privati, assemblaggio di lampade a energia solare, sartoria, torrefazione di caffè e cacao, produzione di elementi per l'arredo urbano, serigrafia: sono numerose le attività realizzate dal Polo produttivo della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno. Sette le cooperative sociali che ne fanno parte: Liberamensa, Ergonauti, Eta Beta, Extraliberi, Pausa Cafè, Puntoacapo, Uno di Due (ex cooperativa Papili factory che a giugno 2011 ha incorporato la cooperativa Orto dei ragazzi). I risultati oggetto della presentazione sono particolarmente significativi in termini di fatturato, numero di detenuti occupati e qualità dei prodotti. I ricavi sono stabili e il numero degli occupati in crescita. I DATI Nel 2010 i ricavi complessivi delle attività produttive è stato di 2,4 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2009: il 46% proviene da ricavi da pubbliche amministrazioni; oltre il 42% da vendita a imprese; il restante 12% da persone fisiche, altre cooperative sociali o organizzazioni non profit. Aumenta il numero dei detenuti occupati. A fine dicembre 2010 erano 59 i detenuti che lavoravano per le cooperative all'interno del carcere (+ 5,4% rispetto al 2009), mentre sono stati 95 i detenuti che hanno lavorato per almeno un mese nel corso del 2010. I detenuti sono stati inoltre coinvolti in attività di accompagnamento e orientamento, ad esempio, la formazione e il tutoraggio, la valutazione delle competenze, l’accompagnamento alla ricerca di un’attività lavorativa o di una collocazione abitativa a fine detenzione. I dati dimostrano che se da un lato il lavoro in carcere, durante il periodo di detenzione, svolge importanti finalità sociali - che vanno dalla prevenzione del rischio di reiterare il reato, all’inclusione sociale, alla creazione di legami con il territorio -, dall’altro porta ottimi risultati relativi all'occupazione una volta che i detenuti escono dal carcere. Dei 21 detenuti che lavoravano per una cooperativa e usciti dalla casa circondariale nel 2010 oltre il 70% ha trovato un'occupazione (10 sono rimasti a lavorare per la stessa cooperativa in cui erano occupati durante la detenzione, 1 ha cambiato cooperativa, 4 sono stati assunti da imprese profit e i restanti 6 non potevano essere assunti per la mancanza dei requisiti per ottenere il permesso di soggiorno). La retribuzione netta mensile che i detenuti hanno ricevuto è stata di 572 euro per un orario di lavoro inferiore alle 30 ore alla settimana e di 1.025 euro nel caso di un orario di lavoro superiore alle 30 ore alla settimana. I dati sono stati diffusi e raccolti grazie anche alla collaborazione con l’Osservatorio sull’economia civile in provincia di Torino, insediato nel 2006 presso la Camera di Commercio di Torino, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del mondo dell'economia delle organizzazioni non profit e delle sue interrelazioni con le imprese e la società civile. "Oggi è più che mai necessario rendicontare il valore sociale, oltre che economico, dell'attività produttiva delle organizzazioni non profit e le ricadute che questo ha sui territori e sulle comunità - ha commentato Aldo Romagnolli, presidente dell'Osservatorio sull'economia civile della Camera di Commercio di Torino - In quest'ottica, oltre al rendiconto economico e sociale del Polo produttivo carcere che presentiamo per il secondo anno consecutivo, l'Osservatorio, in collaborazione con la Confcooperative Torino, sta realizzando alcune rendicontazioni economiche-sociali di territorio in Valpellice e Valsusa. In quest'occasione, inoltre, mi preme sottolineare un secondo elemento di valore dell'esperienza delle cooperative all'interno del Carcere, legato alla necessità per le imprese di affrontare la crisi in modo strutturale. Costituire reti e raggruppamenti, integrando la propria azione, è un modo per rendere più efficace l'intervento e l'impatto sulla comunità, ottimizzando le risorse e i risultati: la scelta della Casa Circondariale di costituire un Polo produttivo e di presentarsi sotto un'unica identità è un passo in questa direzione”. “La Città di Torino sostiene con convinzione lo sviluppo delle attività produttive nel carcere” ha detto Barbara Graglia dell'Assessorato al Lavoro del Comune di Torino, “e i risultati sono incoraggianti. Tre sono gli aspetti del Progetto del Polo Produttivo che preme sottolineare. Il ruolo attivo della Casa circondariale che non assorbe solo risorse, ma entra nel circuito produttivo realizzando prodotti di eccellenza per favorire opportunità lavorative in soggetti svantaggiati, aspetto che in questo momento di recessione economica è particolarmente significativo. Il ruolo determinante del lavoro come strumento di prevenzione del rischio di reiterazione del reato, attraverso l’inclusione sociale attuata con l’inserimento lavorativo. Infine, la creazione fondamentale di un ponte tra il carcere ed il territorio, sia durante la detenzione, sia durante il delicato momento di reinserimento nella società con l'attività di accompagnamento al lavoro a fine pena.” Guido Geninatti, presidente di Ferdersolidarietà Confcooperative Piemonte ha infine sottolineato: “Il Polo produttivo carcere continua a crescere e a mantenere una sua vocazione fortemente orientata alla capacità delle imprese sociali di posizionarsi sul mercato privato, che rappresenta oltre il 50% del valore della produzione, con prodotti e servizi di alta qualità. L’acquisizione di competenze professionali durante la fase di detenzione e le concrete possibilità di inserimento lavorativo all’uscita del carcere - come i dati dimostrano - costituiscono un contributo fondamentale per il reinserimento sociale. Un bene comune della nostra Città di cui andare orgogliosi, ma che deve essere tutelato e anche ulteriormente sviluppato.”
Camera di Commercio di Torino, Ufficio Stampa, e-mail: ufficio.stampa@to.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Torino servizi
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