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interviste » Fare business salvaguardando l'ambiente, a colloquio con Sergio Lupi

  • DATA:
    04-11-2010
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di Cristina Zanazzo

L’ambiente è di tutti e tutti devono contribuire a tutelarlo. Questa la filosofia alla base della svolta ecologica del Gruppo Sistemi 2000, raccontata a Sviluppo dal presidente Sergio Lupi. Che è assolutamente certo che la questione della sostenibilità riguardi tanto il singolo cittadino quanto chi ricopre un ruolo di responsabilità all’interno delle aziende. Gruppo Sistemi 2000 ha realizzato il primo supermercato ecologico d’Italia. Il 2007 è l’anno della trasformazione aziendale in chiave ecosostenibile. Nasce così il brand “R-Evolution” che contraddistingue soluzioni d’arredo totalmente realizzate con materie prime riciclate e riciclabili, frutto del connubio fra innovazione, design e salvaguardia ambientale.

Come nasce la svolta ecologica e come è riuscito a realizzarla?
La svolta ecologica per la nostra azienda ha avuto origine nel 2007 con il progetto R-Evolution. Le ragioni che ci hanno spinto a intraprendere quel percorso, che allora era una vera e propria avventura per il nostro settore, erano di duplice natura: etica ed economica allo stesso tempo. Come molti, ero fortemente convinto, e lo sono ancor più oggi, che la tutela dell’ambiente sia qualcosa che spetta a tutti. Ognuno di noi è chiamato a portare il proprio contributo. Ma se questo vale per i singoli cittadini, vale ancor di più per le aziende e le istituzioni, che hanno ben più ampi e incisivi strumenti. Non a caso i primi veri risultati, in questo senso, sono arrivati con l’abbraccio progressivo della sostenibilità da parte del mondo del business. L’altra ragione che ci spinse a introdurre una linea di prodotti ecosostenibili era legata all’aumento incontrollato del costo delle materie prime derivate dal petrolio. Cominciammo a cercare alternative a quelle materie e, non senza difficoltà, iniziammo a testare e sviluppare nuovi prodotti partendo da materie prime riciclate.
Le condizioni di allora sono presenti in parte ancora oggi (si pensi all’aumento del 29%, da gennaio, del polipropilene), con la differenza che c’è una sensibilità diffusa dei consumatori che spinge, gioco forza, anche gli imprenditori “meno sensibili” a offrire prodotti ecosostenibili.
Ovviamente non ha senso guardare dall’alto chi si è appena affacciato su questo mondo. La nostra filosofia è esattamente l’opposto: coinvolgere, condividere esperienze e fare rete.
C’è ancora molto da fare. Ad esempio, se fino ad oggi eco sostenibilità era essenzialmente riciclare materie prime vergini, oggi si va verso un concetto più evoluto che contempla il risparmio energetico nelle fasi di produzione e un ciclo di vita più lungo dei prodotti.

Sistemi 2000 ha sede ad Ancona o si avvale anche di altri punti di produzione, quanti addetti impiega?
Gruppo Sistemi 2000 ha oggi 72 collaboratori, per lo più impiegati nella sede centrale di Ancona. Ma il nostro modello di business è basato sulla filiera. Ci avvaliamo di una fitta rete di fornitori distribuiti tra le Marche, la Lombardia e la Calabria, con i quali condividiamo know-how e sviluppiamo nuove soluzioni. È una struttura che ci ha permesso grande flessibilità e di ridurre i trasporti di merci attraverso una politica di distretto: cerchiamo di produrre il più vicino possibile ai nostri clienti.
Oggi i nostri sforzi sono orientati a migliorare e potenziare questo modello affinché alla nostra crescita corrisponda, sempre di più, un’equa crescita dell’indotto.

Per la produzione vengono utilizzate le batterie delle automobili o i tappi delle bottiglie, giudica efficiente la raccolta differenziata dei comuni italiani? Quanto, secondo lei, si può ancora fare per l’ambiente?
Uno dei problemi maggiori della nostra raccolta differenziata sta nel fatto che è vistosamente disomogenea sul territorio nazionale.
Le istituzioni giocano un ruolo importante in questo settore. Dove si sono impegnate in modo deciso, i risultati non sono tardati ad arrivare. E questo non solo per quanto riguarda il nostro Paese. Penso alla Germania e ad altre realtà del Nord Europa che hanno fatto di necessità virtù, costruendo un sistema che ha portato beneficio non solo alla qualità della vita dei cittadini, ma anche all’economia.
Questo è avvenuto più timidamente in Italia e, purtroppo, non a livello di sistema. Ciò rischia di vanificare gli sforzi delle realtà aziendali più intraprendenti in questo settore: senza adeguate infrastrutture per la gestione dei rifiuti e il conseguente recupero delle materie prime, abbiamo difficoltà a garantire una stabilità sia in termini di produzione, sia in termini di contenimento dei costi.

Ritiene che il consumatore e in generale il sistema paese siano sensibili alle problematiche ambientali?
I consumatori sono decisamente tra gli attori più sensibili verso l’ambiente. Lo viviamo in prima linea osservando la loro risposta agli arredi sostenibili che realizziamo per i punti vendita. Molti dei nostri prodotti mostrano chiaramente uno dei possibili utilizzi della raccolta differenziata, essendo realizzati ad esempio dal recupero di tappi e bottiglie. La raccolta differenziata, è inutile negarlo, comporta un certo impegno per il consumatore. Vedere e toccare alcuni dei risultati di quell’impegno non può far altro che gratificare e incentivare un’attenzione maggiore.
Si crea così un piccolo ciclo virtuoso. Questo comincia a essere sempre più chiaro anche ai nostri clienti della Gdo, che iniziano a capire come l’acquisto dei nostri prodotti, oltre a rappresentare una scelta etica, può comportare anche un investimento in termini di marketing. C’è un grande fermento su diverse iniziative per rendere sempre più forte questo legame tra l’impegno dei consumatori e l’impegno della Gdo. Anche altri “pezzi” del sistema paese sono interessati alle problematiche ambientali. Penso alla sempre maggiore attenzione che i media rivolgono a questi temi. Non bisogna però farsi ingannare dalla percezione: non basta che se ne parli, l’ecosostenibilità richiede un impegno concreto molto forte, fatto di ricerca e investimenti.

La crisi finanziaria si fa sentire in questo settore?
A rischio di sembrarle banale, sostengo che sino a quando i governi non troveranno il coraggio di regolamentare e arginare la speculazione finanziaria nessun settore potrà dirsi al riparo. Certo, per ora la green economy è un’isola felice sotto questo punto di vista, almeno per quanto riguarda l’oscillazione dei costi delle materie prime.
Nel nostro caso, ad esempio, siamo riusciti parzialmente a mitigare i disagi creati dalla fluttuazione dei costi della plastica vergine (che incide comunque sul materiale degli scarti di produzione), puntando sul recupero della materia post consumo. Ma nessuno può dirsi completamente al riparo. Questo è un tema che meriterebbe uno spazio tutto suo, in questa sede mi limito a ribadire che sono necessarie regole trasparenti, condivise e di portata transnazionale. Il mio auspicio è, come per molti, che la Comunità europea riesca a dare un impulso dove altri hanno fallito.

Continua a investire su ricerca e innovazione per un prossimo futuro?
Investire in ricerca e sviluppo è uno dei pochi modi per rendere e mantenere competitiva una realtà aziendale e non solo. Tuttavia, le disponibilità all’investimento cambiano molto a seconda delle dimensioni di queste realtà. Anche in questo caso sarebbe di aiuto il supporto di un sistema paese in grado di sostenere l’intraprendenza e la creatività delle realtà più piccole, che costituiscono però la gran parte del sistema economico dell’Italia.Da parte nostra continuiamo a investire nella ricerca di nuovi materiali e nello sviluppo di nuove soluzioni, insieme alla formazione dei nostri collaboratori. Per aziende come la nostra la prima risorsa sono proprio loro, e la loro crescita è la nostra crescita.


Fonte: Sviluppo, Quadrimestrale dell'Unione Italiana delle Camere di Commercio, e-mail: redazione.sviluppo@unioncamere.it

  
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