approfondimenti » Crisi economica: il ruolo prezioso delle Camere di Commercio
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Vota:![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Il Ministro si è soffermato a lungo sul sistema camerale, sottolineando che è stata messa a punto una proposta di riforma, a 15 anni dall’approvazione della legge 580, per il riordino del settore. Il Ministro ha proseguito evidenziando che gli enti camerali avranno un ruolo prezioso nel pacchetto di interventi predisposto dal Governo per fronteggiare la crisi; dovranno, tra l’altro, segnalare per tempo alle imprese le misure adottate dal Governo per contrastare la stretta creditizia, promuovere l’innovazione, l’internazionalizzazione e la competitività del nostro tessuto produttivo. I rimedi per fronteggiare la crisi sono stati al centro anche della relazione del Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello, che ha annunciato “Oltre 4,2 miliardi di euro in più in termini di credito erogabile alle piccole e medie imprese attraverso il sistema dei confidi. E’ questo l’effetto delle misure messe complessivamente in campo dalle Camere di commercio negli ultimi due mesi in favore delle Pmi, 25% in più rispetto al volume di credito garantito ogni anno dal sistema camerale”. “In questa fase – ha proseguito il Presidente Mondello – le imprese hanno bisogno di sicurezza nei flussi di credito e aiuto sui mercati esteri. Le Camere di commercio stanno rispondendo rapidamente e in modo tangibile a questa richiesta di aiuto. Il sistema delle imprese ha le risorse per reagire alla crisi, ma ha urgente bisogno che si ripristini un clima di verità sullo stato del Paese. L’Italia può contare su un patrimonio di risorse imprenditoriali unico, che non va depauperato ma protetto e sostenuto. Eppure, sulla bilancia della fiducia, il piatto del pessimismo in questo momento sembra quello più pesante. Le imprese lo avvertono distintamente: l’8% delle aziende sta rivedendo verso il basso i programmi di assunzione approvati all’inizio dell’anno. Un altro 7%, però, li sta rivedendo al rialzo. C’è dunque un prevalere di paura che va contrastato con l’ottimismo della ragione. Ma bisogna agire in fretta per interrompere la trasmissione della crisi dalla finanza all’economia reale”. Il Consiglio Generale di Unioncamere è stata l’occasione per presentare un’analisi realizzata da Unioncamere e Istituto Tagliacarne sui tassi di interesse sui finanziamenti a breve termine. Il dato di sintesi evidenzia che la differenza del costo del denaro pagato da famiglie e imprese nel 2007 a Bolzano e Cosenza, rispettivamente prima e ultima provincia, è di oltre 3 punti percentuali. L’Italia resta quindi divisa a metà per quanto riguarda le condizioni del credito. Nel 2007, le prime 55 posizioni della classifica erano occupate da province del Centro e del Nord. Per incontrare una provincia del Mezzogiorno – Palermo – bisogna scendere alla 56° posizione. Delle ultime 20 province, inoltre, 19 sono del Sud. In cima alla graduatoria dei territori in cui nel 2007 le banche hanno praticato tassi di interesse più convenienti si incontrano Bolzano, Milano e Trento. In coda alla classifica, invece, Cosenza, Vibo Valentia e Crotone. Rispetto al 2004, tuttavia, il divario Nord-Sud tende a ridursi. Se nel 2004 la differenza tra Trento ed Enna, rispettivamente prima e ultima provincia della graduatoria, era pari a 3,96 punti percentuali, nel 2007 quella tra Bolzano e Cosenza è di 3,13 punti percentuali. Il raffronto in termini di posizione tra i tre anni evidenzia dei casi significativi di miglioramento delle condizioni di credito in diverse province. É il caso, ad esempio, di Bergamo, che recupera 13 posizioni rispetto al 2004, di Treviso (22 posizioni), di Vicenza (21 posizioni), di Rovigo (22 posizioni). Molte altre, però, scendono pericolosamente nella classifica. La stessa Cosenza, ad esempio, perde 1 7 posizioni. Torino, poi, raggiunge la 42° posizione nel 2007 e si trova a perdere addirittura 30 posizioni rispetto al 2004. Malgrado il maggior costo del denaro, le province meridionali, nello stesso triennio, hanno registrato una notevole crescita dell’indebitamento delle famiglie. Questo indicatore, cresciuto del 36% tra il 2004 ed il 2007 a livello nazionale, raggiunge punte superiori al 50% a Caserta, Taranto, Chieti e Napoli. Nel complesso, sono 43 le province nelle quali si registra un incremento superiore al valore medio nazionale. L’Italia si mantiene comunque in linea con i Paesi dell’Unione europea in termini di incidenza sul Pil dei finanziamenti erogati dalle banche alle famiglie (pari al 30%), e ben inferiore a quello degli Usa (66% del Pil) e della Gran Bretagna (44% del Pil). Il debito privato in Italia resta contenuto, al punto che, nonostante un debito pubblico elevato (104%), il nostro Paese registra un indebitamento per abitante inferiore alla Germania, Gran Bretagna e agli Usa. Ai primi posti della classifica delle province in cui si è registrata la maggior variazione di impieghi bancari delle famiglie consumatrici si incontrano Caserta, Taranto, Chieti, Napoli e Brindisi (con aumenti superiori al 50%), quindi Avellino. La prima provincia settentrionale è Reggio Emilia, al settimo posto. All’estremo opposto della graduatoria si incontrano solo province del Nord: ultima Bolzano, preceduta da Asti, Biella, Trieste, Gorizia. Le graduatorie vengono completamente ribaltate considerando non i flussi ma gli stock di indebitamento delle famiglie a livello provinciale. Infatti, delle 40 province che hanno valori superiori alla media nazionale (23,9% sul Pil), ben 32 appartengono al Centro-Nord. In particolare, le prime tre province d’Italia per indebitamento delle famiglie sul Pil provinciale sono Lodi, Como e Pesaro-Urbino, con valori superiori al 30%. Curiosamente, le province “metropolitane” - Roma, Firenze, Napoli, Torino, Milano e Genova - si collocano tutte oltre il ventesimo posto, e tutte, tranne Roma (26% sul Pil), registrano un peso dell’indebitamento delle famiglie inferiore alla media nazionale. Le ultime tre province d’Italia sono Avellino, Aosta e Isernia, che registrano uno stock di indebitamento delle famiglie sul Pil inferiore al 16%. Delle ultime dieci province, ben sette appartengono al Mezzogiorno. Questo dato rispecchia una storica minore propensione all’indebitamento delle famiglie meridionali rispetto a quelle del Centro-Nord, giustificata, in parte, dalla presenza di una maggiore propensione al risparmio, da più difficili rapporti con il sistema bancario e da una rete di protezione di “tipo familiare” che spesso si fa carico dei gap esistenti tra reddito disponibile e livello dei consumi personali. Unioncamere, Ufficio Stampa, tel. 06 4704370
Fonte: Unioncamere
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