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approfondimenti » Made in Italy, un'etichetta sincera ed eloquente

  • DATA:
    10-09-2009
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    11-09-2009
IL BRAND "ITALIA", MITO TERRITORIALE E COMMERCIALE
La pasta, la mozzarella, il marmo, l'abbigliamento, il vino, l'acqua minerale, i salumi, i dolci, i sigari, il tonno, l'olio.
In questo genere di prodotti, così come in tanti altri, viene declinato il brand "Italia", che ha alimentato il mito del nostro paese all'estero.
Il Made in Italy infatti è riuscito nell'ultimo decennio a creare e cavalcare il mito territoriale, già prima dello "scoppio" della globalizzazione che spinge alla valorizzazione delle specificità dei paesi.
Agroalimentare, turismo e moda hanno contribuito a creare ciò che i francesi chiamano terroir, concetto diverso da territoire, che definisce un'entità geograficamente e culturalmente univoca, con una precisa identità qualitativa.
La potenza suggestiva, di evocazione del territorio, del Made in Italy ne ha incrementato il valore commerciale rendendolo sempre più appetibile quanto parzialmente fuori da un rigido controllo, soprattutto per quanto riguarda il mercato interno.
Così se un prodotto Made in Italy è garanzia di qualità, non sempre l'etichetta è del tutto veritiera.

LA NUOVA DISCIPLINA NORMATIVA DEL MADE IN ITALY
A tutela del consumatore e delle imprese artigiane è stata varata il 15 agosto 2009 la legge n. 99/2009 titolata “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia".
Le nuove norme colpiscono tutti i prodotti di origine non italiana sui quali sia apposto un marchio italiano: tali prodotti, anche se non recano l’indicazione “Made in Italy”, devono essere etichettati in modo da rendere evidente la loro origine non italiana.

Infatti, ai sensi della disciplina previgente, costituiva “falsa indicazione” soltanto l’apposizione della dicitura “Made in Italy” su prodotti non originari dall’Italia ai sensi del Codice Doganale, mentre l’indicazione del Paese d’origine sul prodotto e sul relativo imballaggio non era ritenuta obbligatoria contrariamente a quanto previsto in altri Paesi stranieri come USA, Canada, Cina, Giappone, etc. (la spiegazione della ratio di queste norme è ampiamente descritta nelle circolari dell’Agenzia delle Dogane nr. 226 de 22 luglio 1989 e nr. 275 del 23 ottobre 1995).

Con la nuova normativa, invece, la configurabilità del reato ex art. 517 c.p. viene estesa anche alla circostanza di mancata indicazione precisa del Paese di origine o comunque di informazioni chiare sull’origine del prodotto, nel caso in cui “si faccia uso di marchi di aziende italiane, su prodotti o merci non originari dell’Italia”. Pertanto, oggi, un prodotto con marchio appartenente a una azienda italiana, che però sia stato fabbricato all’estero e su cui non è chiaramente indicato il Paese di origine, rientrerà nella fattispecie di reato di cui all’art. 517 c.p., anche se sullo stesso non è apposta la dicitura “Made in Italy”.

TUTELA NORMATIVA E CRITICHE
La nuova normativa, mirante a salvaguardare il sistema produttivo attraverso la tracciabilità delle merci, stabilisce l'obbligatorietà di apporre l'etichetta con la reale origine dei prodotti venduti, stabilendo per i trasgressori pene pecuniarie e, nei casi più gravi, la reclusione fino a un anno. Sulle reazioni al provvedimento si divide il mondo delle imprese, tra il plauso di quelle artigianali e le critiche di quelle che delocalizzano alcuni fasi produttive per risparmiare, ad esempio, sul costo della manodopera per mettere sul mercato merci più economiche.
Da queste ultime deriva l'accusa di scempio normativo, che causa un pregiudizio commerciale alla competitività delle merci italiane, a vantaggio di quelle straniere.
Le nuove disposizioni imporrebbero infatti regole più ferree solo agli italiani e avvantaggerebbe - indirettamente - gli stranieri e i furbi che cercherebbero altri canali illegali per importare la merce in Italia.
Le associazioni di consumatori dichiarano il proprio apprezzamento per la protezione del consumatore e la trasparenza sull’origine del prodotto.
Il dibattito sull’effettiva opportunità della legge, interpretata per alcuni come salvaguardia del locale e da altri come ostacolo alla libera produzione, lascia anche spazio all’ipotesi di congelamento della legge e al dietrofront istituzionale.
Redazione cameradicommercio.it
Fonte: Newsmercati #80 "Le nuove norme in materia di Made in" - Kataweb Economia "Made in Italy, nessun dietrofront"

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