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interviste » Prospettive economiche nel Mediterraneo, la parola a Ronni Benatoff

  • DATA:
    09-09-2010
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Le prospettive economiche nel Mediterraneo al centro dell'intervista a Ronni Benatoff, Presidente della Camera di Commercio e Industria Israel-Italia di Tel Aviv e Rappresentante delle CCIE dell’Area Mediterraneo.

I latini chiamavano il Mediterraneo “Mare Nostrum” per indicare il ruolo predominante svolto dall’Italia in quest’area geopolitica. In seguito, il radicamento nei mercati mediterranei ha sempre costituito un tratto caratteristico della nostra proiezione economica internazionale. La crisi economica ha mutato questo scenario?
No, la “prospettiva mediterranea” del sistema produttivo italiano è andata rafforzandosi negli ultimi anni ed il trend non è stato interrotto neppure dalla difficile congiuntura economica degli ultimi mesi. Da gennaio 2010, poi, l’abbattimento dei dazi doganali da parte di diversi paesi della sponda Sud ha provocato un aumento dell’export italiano nell’area del 23%, facendo dell’Italia il primo partner commerciale del Mediterraneo. Anche sul fronte degli investimenti, l´Italia ha mantenuto saldamente le prime posizioni nei suoi tradizionali mercati di sbocco (Egitto, Libia, Tunisia e Algeria).
Questo interesse delle imprese italiane per la sponda Sud del Mediterraneo si spiega solo in parte con considerazioni di prossimità geografica. Determinante è invece la buona performance che le economie dei Paesi rivieraschi fanno registrare da oltre dieci anni e che è stata mantenuta anche durante i mesi della crisi grazie, da un lato, ad un settore finanziario poco esposto ai mercati internazionali e, dall´altro lato, ad una serie di riforme strutturali che questi Paesi hanno da tempo intrapreso per favorire la liberalizzazione degli scambi, semplificare le procedure burocratiche e stabilizzare il regime fiscale. In questo modo sono state stimolate le relazioni commerciali con l´estero e l´afflusso degli IDE, italiani e non, è rimasto nonostante la crisi una delle componenti fondamentali dello sviluppo economico. Il risultato è che nel 2010, secondo le proiezioni, i paesi della sponda Sud registreranno un tasso di crescita significativo che va dal 3% di Israele e Marocco al 6% del Libano, passando per il +5% di Egitto, Libia e Siria.

Il Mediterraneo sta quindi diventando sempre più un´area economica importante, sia come area di destinazione di investimenti esteri sia come possibile mercato di sbocco per le merci.
Sicuramente i Paesi del Mediterraneo rappresentano un ottimo terreno di business che le imprese italiane, nonostante il loro tradizionale radicamento nell´Area, possono ancora ampiamente sfruttare. I paesi del Mediterraneo presentano parametri macro economici più stabili rispetto ad altri mercati emergenti, valute locali relativamente solide ed un´ampia disponibilità di risorse naturali. Alla crescita del PIL si sono associati un progressivo allargamento del bacino di consumo ed una crescita del potere d´acquisto: fattori, questi, che rendono i 280 milioni di abitanti dell´area MEDA potenzialmente molto più ricettivi nei confronti dei prodotti Made in Italy. Le privatizzazioni che questi paesi stanno mettendo in atto fanno inoltre prevedere nuove ed interessanti opportunità nel campo delle telecomunicazioni, del sistema bancario, della costruzione di abitazioni civili e, soprattutto, dell´ammodernamento delle dotazioni infrastrutturali per le quali molti Governi ed istituzioni internazionali hanno stanziato finanziamenti importanti.
In un´area geo-economica che nasce e si sviluppa attorno ad un bacino idrico, un discorso a parte dev’essere infine riservato al settore dei trasporti marittimi. Con la crescita degli scambi eurasiatici, il Mediterraneo ha acquisito una nuova centralità nel panorama dei traffici mondiali, con le merci provenienti da Cina ed India che arrivano al Canale di Suez e da lì si diramano verso tutti i Paesi rivieraschi. In questo quadro, le opportunità per l´Italia sono di un duplice ordine. A livello di singola impresa, gli operatori italiani possono approfittare dei lavori di ammodernamento e ampliamento delle infrastrutture portuali che i Paesi della Riva Sud stanno predisponendo per sostenere l´incremento dei traffici (si pensi ad esempio a Port Said, dove transita il 40% delle merci in entrata in Egitto, oppure al Marocco che vanta la presenza del principale terminal del Mediterraneo, il Tanger Med). A livello di Sistema – Paese, invece, la rinnovata centralità dei traffici mediterranei rappresenta un´occasione unica per intercettare questi traffici e rilanciare il ruolo dell´Italia come “ponte” logistico degli scambi tra Mediterraneo e Nord Europa, integrando i Paesi della sponda Sud nella rete T-Ten dei corridoi europei e sfruttando a tal fine la strategica collocazione geografica della Penisola, esattamente al centro della direttrice tra Suez e Gibilterra. Si tratta naturalmente di un obiettivo di lungo periodo e per il quale tuttavia è necessario adoperarsi fin da ora, colmando le lacune del sistema infrastrutturale portuale e logistico italiano e stringendo accordi strategici con i porti della Riva Sud.

Per cogliere appieno queste opportunità, quali sono i punti di forza su cui fare leva?
A differenza di quanto accade in mercati grandi e lontani, come quelli asiatici, in cui le piccole dimensioni possono costituire un ostacolo all´internazionalizzazione, la struttura produttiva italiana basata su PMI a forte vocazione esportatrice è un asset altamente valorizzabile nelle relazioni economiche con i paesi dell´area MEDA. Anche questi, infatti, sono spesso caratterizzati dalla presenza di imprese di piccole dimensioni che costituiscono il partner ideale per la creazione di distretti e reti dimensione euromediterranea che fungano da motore di sviluppo per le PMI tanto della Riva Nord quanto della Sud. Un incentivo in questo senso va cercato nell´esistenza di numerosi programmi europei che, nell’ambito del Partenariato Euromediterraneo inaugurato a Barcellona nel 1995, prevedono importanti finanziamenti per iniziative di questo tipo allo scopo di facilitare la costituzione dell´Area di libero scambio euro mediterranea, prevista entro il 2010.
Un altro aspetto su cui puntare per rafforzare la presenza italiana nel Mediterraneo riguarda i comparti ad alto valore aggiunto, per i quali si stanno aprendo numerosi spazi grazie alle maggiori disponibilità finanziarie ed alla diversificazione economica in atto nei paesi MEDA. Israele ha fatto del sostegno al settore delle biotecnologie uno dei capisaldi della sua politica economica con l´estero. In molti paesi del Mediterraneo si stanno inoltre aprendo interessanti opportunità di business nel comparto delle energie rinnovabili (si vedano ad esempio gli stanziamenti previsti dall’Egitto, per il biennio 2009 – 2010, per la costruzione di impianti di energia eolica e per il trattamento delle acque). Affiancare agli investimenti nel manifatturiero e nei servizi - che ancora predominano in paesi come il Marocco o la Tunisia – iniziative e partnership nei settori maggiormente value added è tanto più importante, per l´Italia, in quanto i Paesi del Mediterraneo hanno forti legami anche con paesi fortemente industrializzati, come gli Stati Uniti o gli EAU, e sono quindi in grado di costituire una piattaforma di produzione o sbocco verso questi paesi.

Qual è il ruolo delle CCIE dell’Area in questo contesto? Quale il valore aggiunto della loro azione?
La peculiarità delle CCIE, che costituisce anche il valore aggiunto che queste possono offrire ai processi di internazionalizzazione, è rappresentata dalla bi nazionalità e dall’inserimento stabile nei contesti in cui operano. Proprio in virtù di questa peculiarità, le CCIE si candidano ad essere i soggetti di riferimento per la costruzione di quelle “reti” di partenariato euro – mediterranee tra imprese, territori e soggetti della promotion cui accennavo in precedenza. Questo approccio di sistema ha ispirato, tra le altre cose, l’iniziativa di Unioncamere “Med in Italy”, che partirà a breve con la partecipazione di tutte le CCIE dell’Area Mediterranea e l’adesione di 65 Camere di Commercio italiane. L’iniziativa è volta a favorire una trama di relazioni stabili ed un maggior interscambio commerciale delle imprese con le varie realtà del Mediterraneo e prevede l’organizzazione di incontri di partenariato tra imprese, eventi e seminari specializzati su alcuni settori economici specifici (ambiente, agroalimentare, abitare, edilizia, formazione, economia del mare, etc.) con tutti Paesi appartenenti all’Area MEDA, dal Marocco alla Turchia. Il risultato della logica partenariale insita in questo tipo di azioni è che, accanto al sostegno alle imprese italiane, vengono create specularmente occasioni di crescita anche per i soggetti della sponda Sud. In questo modo l’azione delle CCIE si iscrive perfettamente nella logica della Politica Euromediterranea e contribuisce, seppur in via indiretta, alla costituzione di quell’Area di libero scambio che mira a rendere il Mare Nostrum un centro strategico di incontri e confronti, dove ciascun paese possa esprimere la propria cultura e la vocazione per lo sviluppo di relazioni commerciali sempre più proficue. 
 
 


Fonte: Assocamerestero

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