Nel Lodigiano conserva un ritmo fiacco la produzione manifatturiera artigiana: in movimento al rialzo su base annua, ma non ancora sfiorata dal “risveglio” industriale vero e proprio. L’indagine congiunturale, condotta da
Unioncamere Lombardia e Confindustria Lombarda con la collaborazione delle Associazioni regionali dell’Artigianato (Confartigianato Lombardia, Cna Lombardia, Casartigiani Lombardia, Claai Lombardia) e, a livello provinciale, dell’Ufficio Studi della
Camera di Commercio di Lodi, ha fatto registrare alla fine del IV trimestre un incremento inferiore all’1 %. Complessivamente, nei dodici mesi (dicembre 2005-dicembre 2006) l’attività produttiva del manifatturiero artigiano è aumentata nel Lodigiano dello 0,5 %. Un dato che presenta al proprio interno andamenti di settore contrastanti e inferiori agli andamenti presentati da altre province lombarde, con la sola eccezione di Cremona e Mantova il cui artigianato presenta il segno meno. Le indicazioni emerse dall’indagine campionaria condotta su una cinquantina di imprese artigiane lodigiane accentua la forbice dalla produzione industriale media della Lombardia, il cui incremento congiunturale è stato del 3,3 % e quello tendenziale superiore, anche se di poco, all’1 %. Considerando i dati grezzi trimestrali, alla crescita della produzione industriale del manifatturiero artigiano hanno contribuito a livello regionale le province di Sondrio (+ 9,1 %), Bergamo (+6,5 %), Lecco (4,3 %), mentre le restanti realtà presentano variazioni uguali o inferiori al dato medio regionale. L’accelerazione di passo di alcune province trova solo parziale conferma nel quadro tendenziale, dal quale si evidenziano come trainanti della produzione in Lombardia le province di Lecco (+ 4 %), Bergamo (+3,8 %), Pavia (+2,3 %), Brescia (+1,1 %), ovvero le stesse che hanno trascinato al rialzo la produzione del comparto industriale, mentre denunciano problemi, come già detto, le realtà cremonese (-1,8 %) e mantovana (-0,4 %) e rivelano un sostanziale immobilismo il manifatturiero milanese, quello lodigiano e quello comasco. In dettaglio l’incremento trimestrale della produzione nel Lodigiano è dato dall’andamento vivace dei beni finali (+7,4 % su settembre), mentre vanno in rosso i beni intermedi (-0,5 %) e i beni di investimento (-2,6 %). La rilevazione su base annua, tuttavia, rivela che mentre i beni di investimento presentano un encefalogramma piatto (+0,1 per cento), in movimento risultano i beni finali (+1,2 %) e i beni intermedi (+1,5 %). La destinazione economica dei beni prodotti su base annua evidenzia anche le differenze strutturali del manifatturiero lodigiano rispetto a quello regionale. A livello lombardo i beni finali hanno concorso alla produzione industriale annua del 2006 con una variazione insignificante, a differenza dei beni di investimento che hanno contribuito al rialzo in modo significativo. Invece nel Lodigiano la produzione di beni di investimento,in calo nell’ultimo trimestre,è risultata nei dodici mesi praticamente ferma, mentre quella relativa ai beni finali e intermedi è risultata migliore. La disaggregazione per settori di attività economica ha dunque presentato un miglioramento del dato congiunturale di alimentari, tessile e gomma plastica, ma su base tendenziale è il settore economico del legno-mobilio (+6,8 %) e quello del tessile (+1,2 %) a farsi carico della variazione della produzione industriale totale, mentre le altre specializzazioni, a cominciare dalla meccanica (-0,3 %) e dagli alimentari (-0,8 %), non presentano variazioni d’interesse. Ciò differenzia il sistema produttivo lodigiano da quello lombardo che, invece, è in attivo, sia pure con consistenze diverse, sul fronte di quasi tutte le attività economiche ad eccezione del tessile-abbigliamento e della carta-editoria. Al lieve miglioramento della produzione industriale su base annua hanno contribuito esclusivamente le medie imprese artigiane (6-9 addetti) della meccanica con una variazione positiva che supera il 2,2 % rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, mentre le altre classi dimensionali hanno subito una diminuzione in termini percentuali di produzione. Il fatturato totale su base annua ha registrato una variazione totale di quasi il 2 % (+1,8 % in Lombardia) e a beneficiarne sono state le imprese maggiori e di dimensione intermedia. La quota di fatturato estero sul totale resta comunque bassa: 8,2 % (6,7 % a settembre), sorprendentemente maggiore della quota media raggiunta in Lombardia (6,1 %). Per quota di fatturato estero sul totale, il manifatturiero artigiano lodigiano si colloca con Varese (quota di 9,8), Como (quota di 8,5) tra quelli con maggiore apertura all’estero. Nonostante ciò, ad avere trascinato al rialzo gli ordinativi delle imprese manifatturiere è stata la domanda interna. Gli ordini sono cresciuti in totale del 3,3 %, con una variazione degli ordini interni del +2 %, mentre quelli esteri hanno segnato una diminuzione vicina al punto percentuale. In particolare nei rapporti con l’estero soffre la meccanica mentre migliorano le attività del legno-mobilio e della gomma e plastica. Occupazione ancora con qualche problema, con tassi di ingresso del 2,7 e d’uscita del 3,6 (il doppio che nell’industria). La variazione percentuale di addetti nel trimestre è stata di -0,9 % nel Lodigiano contro il -0,4 in Lombardia.
Camera di commercio di Lodi, Aldo Caserini, tel. 03714505265
Fonte: Camera di commercio di Lodi