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studi » L’agricoltura in Abruzzo: primi risultati del censimento 2010

  • DATA:
    18-11-2011
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    18-11-2011
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Secondo i dati del 6° Censimento generale dell’agricoltura, al 24 ottobre 2010 in Abruzzo risultano attive 66.854 aziende agricole e zootecniche (in Italia: 1.630.420).
Tale consistenza, più che doppia rispetto a quella delle imprese agricole abruzzesi iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio (31.113 le attive nel 2010), è legata al fatto che a detto Registro sono obbligati ad iscriversi gli imprenditori agricoli, persone fisiche e persone giuridiche, così come definiti dall’art. 2135 del Codice Civile, mentre nel Censimento sono riportate le aziende agricole in quanto “unità tecnico‐economica costituita da terreni, anche in appezzamenti non contigui ed eventualmente da impianti ed attrezzature varie, in cui si attua la produzione agraria, forestale o zootecnica, ad opera di un conduttore e cioè persona fisica, società od ente che ne sopporta il rischio, sia da solo (conduttore coltivatore o conduttore con salariati e/o compartecipanti), sia in associazione ad un mezzadro o colono parziario”. A causa dell’importanza del fattore terra, tra le aziende agricole rilevate dal Censimento sono comprese anche quelle di piccola e piccolissima dimensione con produzione rivolta all’autoconsumo o rivolta al mercato solo in modo marginale, quelle a carattere hobbistico o ricreativo, quelle affidate per la coltivazione ad imprese vicine o contoterziste e quelle abbandonate o semi-abbandonate.

Le aziende agricole abruzzesi risultano in calo del 13,1% rispetto al censimento del 20001 (in Italia: ‐32,3%). Di conseguenza il peso della regione è aumentato dal 3,2% del 2000 al 4,1%. La Superficie Agricola Utilizzata2 (in Abruzzo 449.988,65 ha, pari al 3,5% del valore italiano) è in crescita (+4,4%) risultato nettamente migliore di quello nazionale (‐2,3%).
Tra tutte le regioni italiane l’Abruzzo ha mostrato il calo più limitato del numero di aziende, e risulta tra le sole 4 regioni ad aver registrato aumenti della SAU. Ciò si è tradotto in un aumento della dimensione media delle aziende (la SAU per azienda è aumentata da 5,60 ha a 6,73 ha), incremento in linea con la tendenza italiana (da 5,48 ha a 7,90 ha). Il fenomeno è riconducibile alle politiche comunitarie e all’andamento dei mercati che hanno favorito la concentrazione e l’aumento dimensionale delle aziende agricole e zootecniche, evidenziabile nel calo delle aziende di piccola e media dimensione (inferiori a 30 ha), in particolare di quelle con meno di 2 ha di SAU, e nell’aumento di quelle superiori a 30 ha.

Il settore zootecnico in Abruzzo conta 7.609 aziende con allevamenti, pari al 3,6% delle 209.996 italiane. Anche in questo settore si riscontra un notevolissimo calo del numero di aziende (‐79,2%; in Italia: ‐68,3%). L’incidenza del settore zootecnico su quello agricolo, valutato attraverso il peso delle aziende con allevamenti sul totale delle agricole, in Abruzzo è dell’11,4% (in Italia: 12,9%), pari a solo un quarto del valore registrato nel 2000 (47,6%). Relativamente alle principali specie di bestiame l’allevamento bovino risulta trainante considerando che è praticato da 3.986 aziende (in Italia: 124.341) pari al 52,4% di quelle zootecniche (in Italia: 59,2%). Rispetto al 2000 il numero di capi bovini in Abruzzo è diminuito (‐5,2%) meno del numero di aziende (‐33,0%) così che la dimensione media degli allevamenti è salita da 13,9 a 19,7 capi per azienda. L’allevamento ovino è praticato da 3.160 aziende pari al 6,2% del totale nazionale e al 41,5% delle aziende zootecniche abruzzesi (in Italia è il 24,3%). Anche per l’allevamento ovino il numero di capi è diminuito (‐25,2%) meno del numero delle aziende (‐67,2%) così che la dimensione media aziendale è salita da 29,2 a 66,6 capi (in Italia: 129,8). Le aziende che allevano equini sono 1.605, pari al 3,5% del totale nazionale e al 21,1% delle aziende zootecniche regionali (in Italia è il 21,7%). All’aumento del numero dei capi (+34,8%) si è affiancata la diminuzione delle aziende (‐16,9%) così che si è passati da 4,4 a 7,1 capi per azienda (in Italia è 4,9).

Tra le principali coltivazioni i seminativi, estesi su 179.419,91 ha (41,0% della SAU), non hanno subito variazioni di rilievo (‐0,3%). Prevalgono i cereali (71.080,05 ha in calo del 21,9%), le foraggere avvicendate (64.065,97 ha in aumento del 33,5%) e le coltivazioni ortive (12.543,98 ha in crescita del 37,0%). Il 39,6% della SAU è costituita da prati permanenti e pascoli (173.318,96 ha in aumento del 4,2%) e il 17,8% da coltivazioni legnose agrarie (77.950,67 ha in diminuzione del 4,9%). Tra queste ultime la quota principale è rappresentata dall’olivo (42.773,23 ha in aumento del 6,4%), dai vigneti (30.266,60 ha in flessione del 13,3%) e dai fruttiferi (3.929,49 ha in calo del 36,4%).

In Abruzzo la maggior parte della SAU è costituita da terreni di proprietà (65,1%; in Italia è il 60,6%) sebbene sia in netto calo rispetto al 2000 (84,1%; in Italia: 75,5%). L’affitto è molto meno rilevante (24,2%; in Italia: 32,3%) sebbene in crescita consistente (10,8%; in Italia: 20,7%). L’uso gratuito ha raddoppiato il suo peso ma rimane molto limitato (in Abruzzo 10,7% e in Italia 7,0%). Tali valori contraddistinguono una struttura fondiaria più flessibile rispetto al passato, le cui aziende agricole hanno ampliato le dimensioni anche grazie a terreni in affitto e in uso gratuito.
La forma di conduzione generalmente diffusa è, in Abruzzo come in Italia, la conduzione diretta del coltivatore (rispettivamente il 98,6% e il 95,0% delle aziende). La conduzione con salariati e le altre forme di conduzione hanno rilevanza trascurabile.
Il 99,3% delle aziende abruzzesi utilizza manodopera familiare (che costituisce il 90,4% delle persone che lavorano in azienda e il 91,3% delle giornate di lavoro), mentre il 4,5% si serve di altra manodopera aziendale (che rappresenta il restante 9,6% dei lavoratori e l’8,7% delle giornate lavoro).

Riguardo ai capi-azienda censiti in Abruzzo, si registra che il 96,0% è il conduttore, l’1,5% è coniuge del conduttore e l’1,1% è altro familiare del conduttore. Considerando che il 28,7% di essi ha più di 70 anni, il 24,0% è costituito da sessantenni e il 23,3% da cinquantenni, la forza produttiva agricola sembra attraversare una fase di preoccupante invecchiamento. Inoltre, il 4,5% dei capi-azienda non ha alcun titolo di studio, il 37,0% solo la licenza di scuola elementare, il 29,6% la licenza di scuola media inferiore. I capi-azienda diplomati e laureati costituiscono il solo 24,2% del totale mentre i laureati con indirizzo agrario lo 0,5% e i diplomati con indirizzo agrario l’1,9%.

CRESA, Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali, tel. 086 225335, fax 086 2419951, e-mail: info@cresa.it
Fonte: CRESA, Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali

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