Crescono del +1,9% e sfidano la crisi le oltre 31.500 imprese femminili attive in settori high-tech. A fare da traino la Sicilia, con un aumento annuale del +5%, la Basilicata, che registra un +4,4% e la Puglia +3,7%. Considerando il numero di attività prima tra le regioni è la Lombardia dove si concentra oltre una impresa femminile high-tech italiana su cinque (7.295 imprese, il 23,1% del totale nazionale), seguita da Lazio (2.963 attività, il 9,4%) e Veneto (2.717 imprese, pari al 8,6% del totale). Complessivamente oltre tre attività su cinque, il 60,3%, sono impegnate nel settore informatico, una su dieci, il 9,1%, si dedica ai servizi postali, alle attività di corriere e alle telecomunicazioni mentre il 19,6% alla fabbricazione e riparazione di macchinari ed apparecchiature.
Tra le province prima Milano con 3.146 imprese, il 10% delle imprese femminili hightech italiane e in crescita tra 2010 e 2011 (+1,5%). Seguono Roma con 2289 imprese (7,3% del corrispondente totale italiano), Torino con 1.608 (5,1%), Napoli con 1.459 imprese (4,6%) e Brescia a 837 quota (2,7%). Fanalino di coda è Isernia, con 38 attività. La provincia che registra la crescita maggiore è Gorizia (+14,6%), seguita da Caltanissetta (+12,3%) e Isernia (+11,8%).
In Lombardia sono presenti 7.295 ditte femminili dei settori high-tech, concentrate in più della metà dei casi a Milano (dove sono presenti oltre due attività lombarde su 5), Brescia (con un’attività su 9) e Bergamo (con un’azienda lombarda su 10). Se la Lombardia in media cresce del 2% in un anno, la crescita maggiore si registra a Sondrio: +5,6% e Lodi con il +4,5%. La produzione di software e la consulenza informatica è il settore più presente, rappresentato dal 29,3% delle attività, segue con il 23,1% la fabbricazione e riparazione di macchine e apparecchiature. Emerge da un’elaborazione Camera di Commercio di Milano su dati del Registro imprese al secondo trimestre 2011 e 2010.