È stata presentata l’11 ottobre 2011 a Palazzo Birago la quattordicesima edizione dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, indagine annuale della Camera di Commercio di Torino, curata dal professor Luigi Bollani, docente di statistica presso l’Università degli Studi di Torino. Il progetto di ricerca è stato realizzato con la collaborazione di Ascom e Confesercenti e da quest’anno è condiviso con il CERIS-CNR. Lo studio monitora struttura e livelli della spesa sostenuta da un campione di 240 famiglie torinesi, in base alle loro caratteristiche, individuando abitudini di acquisto e preferenze dei consumatori.
“L’indagine evidenzia nel 2010 ancora difficoltà per l’economia delle famiglie, su cui le spese primarie arrivano ormai ad assorbire più di metà della quota mensile. – ha commentato Alessandro Barberis, Presidente della Camera di Commercio di Torino - Di fronte alla diminuita capacità di spesa, oltre alle rinunce vengono messe in atto strategie di risparmio energetico, rilevate per la prima volta dall’indagine. Il primi sei mesi del 2011 evidenziano timidi segnali positivi su cui rimane però l’incognita relativa agli effetti della manovra finanziaria”.
I principali risultati
ANNO 2010. Nel 2010 la crisi economica influenza decisamente la spesa media mensile della famiglia media torinese. La spesa passa da 2.493 (2009) a 2.225 euro, con una contrazione del 10,7%: un dato che riporta il livello ai valori vicini a quelli del 2005. La contrazione è dovuta soprattutto al comparto non alimentare (-11,5%), mentre quello alimentare diminuisce del 5,9%. Quest’ultimo che aveva guadagnato 26 euro medi mensili tra il 2008 e il 2009, resta ancora superiore di 8 euro rispetto ai valori del 2008. Tra i generi non alimentari quelli che soffrono di più sono il settore dell’abbigliamento (-25%), dei trasporti e comunicazioni (-20%), dell’istruzione (-20%) e della salute (-19%).
PRIMO SEMESTRE 2011. Il campione registra una spesa media mensile molto simile a quella del primo semestre 2010 con un lieve aumento (in termini nominali) del 2% circa, lo stesso ordine di grandezza del tasso di inflazione. È però rischioso azzardare previsioni a chiusura d’anno per il periodo di grave instabilità finanziaria e soprattutto per l’incertezza dell’impatto della manovra economica. I comparti che soffrono di più sono quello della ricreazione (-15%) e degli “altri consumi” (-11% : si tratta di consumi non strettamente indispensabili come assicurazioni, vacanze, pasti fuori casa, effetti e cura della persona). Si spende invece di più per istruzione (+19%), arredamento (+18%), utenze domestiche (+11%) e vestiario (+10%). La spesa per i generi alimentari è anch’essa in crescita (+7%) e recupera in parte la perdita, pur inferiore alla media, dell’anno precedente.
La crescita della spesa per consumi (al lordo dell’inflazione) fino al 2008 e successivamente la contrazione del consumo medio globale. La già visibile contrazione tra il 2008 e il 2009 (-3,6%) diventa decisamente più marcata tra il 2009 e il 2010 (-10,7%).
La crescita della spesa alimentare sul totale della spesa, durante il periodo di contrazione, mostra come in periodi di crisi vi sia un maggiore impegno delle famiglie nella soddisfazione di consumi primari.
Sempre sul comparto alimentare, mettendo a confronto i consumi rilevati nei primi semestri degli anni tra il 2008 e il 2011 (fatto 100 il dato del 2008) la contrazione dei consumi risulta ancora più evidente:
- 4% tra primo semestre 2008 e 2009
- 17% tra primo semestre 2008 e 2010.
Nel primo semestre 2011 si verifica un assestamento: il recupero rispetto all’anno precedente è minimo (si raggiunge –15% rispetto al 2008).
La quota di spesa dedicata al comparto alimentare sul totale indica ancora uno sforzo crescente delle famiglie nell’accedere al consumo primario; uno sforzo che resta costante tra i primi semestri 2010 e 2011 andando a rappresentare il 14% dei consumi totali.
I diversi comparti di consumo
NON ALIMENTARE. La spesa per l’intero aggregato non alimentare è passata da 2.169 euro nel 2009 a 1.920 euro nel 2010, con un decremento dell’11,5% (-249 euro). Nel primo semestre 2011 (rispetto al primo semestre 2010) si ha invece stabilità con un incremento inferiore all’1%. La quota maggiore di spesa nel 2010 è assorbita da abitazione (il 35% sul comparto non alimentare), a cui aggiungendo le spese collegate alle utenze domestiche e quelle per l’arredamento si arriva al 52% della spesa non alimentare. Una quota ancora in aumento nel 2011.
ALIMENTARE. La spesa per il comparto alimentare nel periodo tra il 2009 e il 2010 è diminuito (-5,9%), ma in proporzione molto meno del non alimentare, passando da 324 euro a 305 euro. Nel primo semestre 2011 il comparto reagisce con un incremento rispetto al primo semestre 2010 del 7,2%. Le quote maggiori, sia nel 2010 che nel primo semestre 2011, sono destinate a carni e salumi (rispettivamente 27% e 24%), pane e cereali (15% in entrambi i periodi), dolci e drogheria (in ascesa: 10% nel 2010 e 14% nel 2011).
Le diverse categorie di consumo sono rappresentate nel grafico che segue secondo la loro importanza (quota di spesa) nel corso del tempo. Evidente è la crescita progressiva delle spese per la casa, che si possono intendere primarie ad estensione di quelle per il comparto alimentare. Se si osserva l’aggregato “alimentare + casa” si nota una crescita della quota di spesa che dal 2008 al 2011 (primo semestre) passa attraverso i seguenti valori: 46% (2008), 48% (2009), 51% (2010), 53% (2011, primo semestre). Questo progressivo innalzamento segnala una tensione delle famiglie ancora persistente a far quadrare il bilancio famigliare.
La visualizzazione che segue evidenzia il “posizionamento” delle diverse categorie di consumo e la modifica delle relative quote di spesa dedicate sul totale negli ultimi due anni e mezzo, cioè dall’inizio della crisi economica. Sull’asse orizzontale si mostrano le variazioni percentuali delle quote di spesa intercorse tra il 2008 e il 2010, su quello verticale quelle di ultima tendenza: tra il primo semestre 2010 e il primo semestre 2011. In questo modo si individuano quattro riquadri (espansione, contrazione, ripresa, peggioramento), dove vanno a collocarsi i diversi acquisti, ciascuno con l’incidenza che porta sulla spesa totale del 2010.
Come prevedibile, si evidenza una maggiore difficoltà per i consumi non strettamente necessari, trasporti e comunicazioni, ricreazione e altri beni e servizi, che ricomprende anche la spesa per le vacanze.
Cresce invece l’incidenza della spesa per alimentazione, abitazione, utenze domestiche e arredamento: tutti dati che segnalano un progressivo maggiore orientamento delle famiglia al consumo primario, costituito da spese più difficili da comprimere quando si debba fare economia. Una situazione di sofferenza, ma con tendenze al miglioramento nel primo semestre 2011 riguarda vestiario e istruzione.
Possibilità e abitudini di consumo
I CONSUMI E LA CRISI. Le famiglie interpellate direttamente sulla situazione economica nel 2010 dichiarano per il 36% di aver subito una diminuzione del reddito e della capacità di spesa, per il 62% di aver mantenuto un reddito stazionario ma assai spesso una diminuzione (lieve o intensa) della capacità di spesa. Solo il 2% dichiara di aver avuto un aumento di reddito, trasformato nella metà dei casi in aumentata capacità di spesa. Complessivamente il 79% delle famiglie campione denuncia una diminuita capacità di spesa.
Nel primo semestre 2011 la percentuale dei nuclei che dichiara una riduzione del reddito scende a 29%, mentre resta al 78% la quota di famiglie che lamenta una riduzione della capacità di spesa.
A fronte della domanda “Ritiene che la crisi economica dell’ultimo periodo abbia influito sui livelli di consumo della sua famiglia?”, nel 2010 il 20% delle famiglie intervistate ha risposto “molto”, il 60% “abbastanza”, il 16% “poco” e il 4% “nulla”. Di fronte alla necessità di effettuare rinunce, i mezzi di trasporto risultano i più penalizzati (65% nel 2010 e 38% nel primo semestre 2011); seguono i prodotti tecnologici (40% e 26%), gli elettrodomestici (37% e 22%) e poi ancora le uscite: il ristorante (34% e 19%), la pizzeria (24% e 11%) e i locali di spettacolo (29% e 14%).
In generale, si avverte, nei primi mesi del 2011 una minore necessità, rispetto all’anno precedente, di rinunciare ulteriormente agli acquisti.
LE ABITUDINI DI CONSUMO. Ogni anno l’indagine analizza alcuni particolari comportamenti di consumo, che, dal 2008, appaiono particolarmente colpiti dalla congiuntura economica; nel primo semestre 2011 la tensione si allenta.
- L’equo e solidale: dopo due anni di crescita, si è arrivati nel 2008 al 37% delle famiglie che dichiarano per lo più saltuariamente questo genere di acquisto; nel 2009 la percentuale si è ridotta al 26% , nel 2010 al 17%; nel primo semestre 2011 la percentuale è risalita al 20%
- acquisto di generi biologici: dopo due anni di crescita, nel 2008 interessava almeno saltuariamente il 63% delle famiglie; la percentuale si è ridotta al 50% nel 2009 e nel 2010; nel primo semestre 2011 la percentuale è risalita al 56%
- acquisto on line: rispetto al 14% del 2008, la percentuale si è attestata al 13% nel 2009 e al 10% nel 2010; nel primo semestre 2011 la percentuale è risalita al 17%
- acquisto rateale: è una tipologia di acquisto che si diffonde progressivamente, anche se utilizzata prevalentemente in modo saltuario. Nel 2006 la utilizzava il 12% delle famiglie, nel 2009 il 17%, nel 2010 il 18%; nel primo semestre 2011 la percentuale torna all’ 11%. Le rate si scelgono per necessità: secondo le dichiarazioni delle famiglie rispondenti, questo avveniva nel 65-70% dei casi negli anni 2007-2008, mentre nel 2009 la percentuale arriva all’80% e nel 2010 raggiunge il 98% dei casi; nel primo semestre 2011 la percentuale torna vicina al 2009: 79%.
IL RISPARMIO ENERGETICO. Nell’ultima edizione l’indagine, a fronte della crisi, indaga in che misura le famiglie abbiano messo in atto comportamenti volti al risparmio energetico come tentativo di riduzione delle spese.
La strategia più comune messa in atto (circa due terzi del campione) è quella di risparmiare su luce, acqua, gas, riscaldamento limitandone l’utilizzo; ancora molto frequente l’uso di lampadine a basso consumo (60% del campione). Più rari – come era da attendersi – gli interventi economicamente più impegnativi collegati alla sostituzione di elettrodomestici (18%) o alla coibentazione della casa (5%). Non si sono riscontrati investimenti in pannelli solari, poco usuali nel contesto urbano.