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interviste » Donne d'impresa, a colloquio con Emanuela Demarchi

  • DATA:
    16-12-2010
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di Cristina Zanazzo

Risalgono a due secoli fa le origini della Marinetta, il forno di Voltri (Genova) dove si può gustare la focaccia preparata seguendo la ricetta e le tecniche di lavorazione e di cottura tramandate per discendenza. Di generazione in generazione si arriva a un’unica erede, Emanuela Demarchi, che, dopo una carriera ventennale nella comunicazione, decide nel 2009 di proseguire l’attività di famiglia, e si trasforma in imprenditrice.
Dopo aver partecipato al “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”, organizzato da Unioncamere insieme alle Camere di Commercio nel settembre scorso, con entusiasmo e vitalità ha raccontato la sua esperienza a Sviluppo.

Due anni fa ha deciso di stravolgere la sua vita lavorativa, che cosa l’ha spinta?
Sicuramente l’amore e la passione. L’amore per i miei genitori che hanno lavorato costruendo un’attività di eccellenza. Nel passato avevo ricevuto molte segnalazioni riguardo la focaccia di Marinetta da persone che ignoravano fosse prodotta dalla mia famiglia. Così quando mia madre e mio padre mi dissero di non voler più continuare ho cominciato a valutare e, dopo sette-otto mesi, ho deciso di provare.
Ho mantenuto le quote nella società di comunicazione in cui lavoravo e ho iniziato questa avventura. L’altro fattore è la passione, primo ingrediente della catena di produzione. È la passione che mi porta a svolgere un lavoro puntando sulla qualità, è la passione che mi fa divertire anche lavorando 18 ore al giorno con ritmi frenetici. Il bello è che la clientela la percepisce, i miei acquirenti vengono da tutta Italia.

Pensa di creare una rete di distribuzione della sua focaccia?
È un prodotto deperibile, deve essere consumato in giornata, per questo stiamo ragionando sulla possibile apertura di altri punti di produzione sul territorio, che però devono mantenere la qualità. La cura della qualità mi è stata insegnata da mia madre, tutto ciò che entra ed esce dall’azienda viene controllato rigorosamente, direi in modo maniacale. Questo ci ha permesso di ricevere, senza cercarli, molti riconoscimenti, come Slow Food e Gambero Rosso.

Le imprese al femminile sono un quarto di quelle gestite da uomini, quali sono le difficoltà?
Marinetta è veramente un’azienda declinata al femminile: mia nonna, poi mia madre che aveva altre due sorelle, poi io che ho due figlie femmine, ora studiano e chissà se vorranno continuare. Non ho mai ragionato in termini di genere, ma di persone, l’intelligenza è un fatto. Ritengo che le donne incontrino a un certo punto delle difficoltà, devono dimostrare di più rispetto agli uomini, la strada per una donna è più lunga e faticosa.
Bisogna però essere attente a non ghettizzarci, a non dedicare troppa attenzione a questo aspetto.

Secondo un recente sondaggio, il 90% delle imprenditrici ritiene che per una donna che lavora dedicare tempo alla cura dei figli sia impossibile. Che cosa ne pensa?
È verissimo. Il tempo è poco, ma le donne hanno una maggiore capacità organizzativa rispetto agli uomini. Per cultura le donne hanno dovuto occuparsi da sempre dei figli e della casa. Ma dobbiamo darci tempo, pian piano gli equilibri possono cambiare. Si deve puntare sulla qualità anche in famiglia. Quando si ha a disposizione poco tempo, quel poco deve essere di qualità. In futuro ritengo si possa raggiungere una parità reale, le madri dei figli maschi hanno l’importante compito di far crescere uomini “migliori” che sappiano dividere le responsabilità in famiglia.

La nuova attività la diverte, ma il percorso formativo compiuto nel passato?
La formazione e gli studi mi sono utili anche nell’attività attuale. Ritengo indispensabile aver potuto studiare ciò che mi piaceva. Con le conoscenze acquisite ho potuto scegliere in modo consapevole. Ho declinato la passione per il lavoro precedente in quello che svolgo attualmente.

Che cosa suggerisce per mantenere i risultati in un’attività?
Non si deve mai pensare di essere arrivati, bisogna sempre ascoltare chi ti può dare consigli.

Qual è il suo atteggiamento con l’informazione ora che non se ne occupa più per lavoro?
Avendo poco tempo da dedicare alla lettura dei giornali, appena sveglia al mattino accendo la tv per seguire la rassegna stampa, usufruisco del servizio di consegna del giornale a domicilio, alle 5 lo “prelevo” dal mio zerbino per leggerlo. L’attività nella comunicazione
mi ha lasciato la necessità di cercare informazioni per conoscere la realtà senza “paraocchi”. L’apertura verso gli altri e la capacità di curare i rapporti che ho acquisito con il lavoro di prima mi aiutano molto per l’attività che svolgo ora.

 


Fonte: Sviluppo, periodico dell'Unione Italiana delle Camere di Commercio, e-mail: redazione.sviluppo@unioncamere.it

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