studi » Viterbo: Rapporto sull’imprenditoria femminile nella Tuscia
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Visite:172Nessun votoVota:![]() ![]() ![]() ![]() ![]() “Affidabili, determinate, efficienti, collaborative”. Sono le donne alla guida delle imprese secondo quanto dichiarato dal presidente della Camera di Commercio di Viterbo Ferindo Palombella nel corso della presentazione del volume “Imprenditoria femminile nella Tuscia: analisi e scenari”, avvenuta ieri. I dati riportati nel volume L’Imprenditoria femminile nella Tuscia sono stati illustrati da Francesco Monzillo, segretario generale della Camera di Commercio, il quale ha sottolineato: “Nella provincia di Viterbo riscontriamo un elevato tasso di femminilizzazione. Infatti l’incidenza femminile sul totale delle imprese attive è pari al 28,9%, il tasso più elevato in ambito regionale dopo Frosinone (32,7%), e superiore di 4,8 punti percentuali al dato medio nazionale (24,1%). Tuttavia questo dato è strettamente correlato alla difficoltà per le donne di inserirsi nel mondo del lavoro, per le quali l’autoimprenditorialità diventa l’ultima spiaggia prima dell’inoccupazione”. Dal punto di vista del profilo giuridico, primeggiano le ditte individuali, sia in provincia di Viterbo che a livello regionale e nazionale. È da sottolineare innanzitutto, come tale forma giuridica racchiuda, per il 2010, il 66,8% delle imprese femminili attive del Paese ed il 61,6% di quelle della regione Lazio, mentre in provincia di Viterbo raggiungono addirittura quota 76,70%. Il volume riporta anche un’indagine svolta tra 210 imprenditrici da cui emerge che il 69% di esse affermano di aver introdotto innovazioni nella propria azienda nel corso dell’ultimo triennio di tipo organizzativo-gestionale, di prodotto, di marketing e di processo. Per finanziare la propria impresa nel 59% dei casi si è ricorso principalmente al capitale proprio e per il 37,6% alle banche . Da segnalare come un numero contenuto di imprenditrici abbia beneficiato delle agevolazioni previste dalla Legge 215/1992 (5,7%). Crisi. Le imprese femminili della provincia sono alle prese con la difficile sfida di minimizzare le perdite economiche ed i conseguenti impatti sociali determinati dall’avversa congiuntura economica, come testimonia la quota di imprenditrici che ha dichiarato di aver subito un calo nell’acquisizione di ordini (il 64,3%), con conseguente calo delle vendite e contestualmente del fatturato. Andando ad analizzare più nello specifico i risultati dell’indagine, si evince, infatti, come il 43,8% delle imprese abbia sperimentato una contrazione del volume d’affari tra il 2009 ed il 2010. Da non trascurare che il 21,4% ha registrato un aumento ed un altro 30,5% non ha subito variazioni. Le performance economiche negative hanno prodotto inevitabilmente un peggioramento degli assetti di bilancio delle imprese, sui quali hanno gravato i pagamenti ritardati dei clienti. Il 35,2% delle imprenditrici sostiene di aver ricevuto da parte dei committenti la richiesta di spostare in avanti i pagamenti. Il 31% delle intervistate afferma di aver incontrato maggiori difficoltà nell’accesso al credito. Difficoltà riconducibili sia all’introduzione di Basilea 2, che ha complicato la fase di accettabilità delle garanzie offerte dalle aziende, sia al degrado dei conti di molte imprese, che ha reso realisticamente più rischioso il credito. Una imprenditrice su due avverte una maggiore rigidità in sede di richiesta di garanzie, conseguenza tipica di una minore propensione al rischio da parte degli istituti di credito. Qualora l’istruttoria vada a buon fine, spesso il credito concesso non è adeguato rispetto alla domanda (35,4%), mentre un terzo delle intervistate segnala che il costo del denaro è troppo elevato. A fronte di difficoltà del credito, diviene interessante analizzare come le imprese si siano attrezzate per reagire. Il 41,5% si rivolge ad “altri canali di finanziamento” (in primis, la famiglia) che non comprendono però gli operatori finanziari alternativi alle banche, ai quali fa invece riferimento il 7,7% delle imprese. Sono numerose anche le imprese che ricorrono agli scoperti di conto corrente presso gli istituti di credito (29,2%) e che ritardano i pagamenti dovuti ai propri fornitori (27,7%), propagando di fatto gli effetti della recessione lungo l’intera filiera produttiva di appartenenza e generalizzandola potenzialmente all’intero sistema produttivo. Un altro 10,8% dichiara di aver ritardato i pagamenti ai lavoratori, contribuendo così alla contrazione dei consumi finali che finisce per creare ulteriori problemi alle imprese.Camera di Commercio di Viterbo, tel. 0761.234473 - fax 0761.234503; e-mail: ufficio.stampa@vt.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Viterbo imprenditoria femminileprogettiapprofondimentistudi
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