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interviste » Giuseppe Capuano: il Rapporto Pmi 2007

  • DATA:
    11-12-2007
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Il 23 ottobre 2007 è stato presentato a Roma il Rapporto Pmi 2007: “Le piccole e medie imprese nell’economia italiana - Il dinamismo della trasformazione”, realizzato da Unioncamere e Istituto G. Tagliacarne. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Capuano, responsabile Area Studi e Ricerche del Tagliacarne.

Quali sono le trasformazioni in atto nel panorama delle piccole e medie imprese italiane, stando al Rapporto Pmi 2007?

Il Rapporto Pmi 2007 sottolinea l’importanza crescente dei processi di aggregazione, dei fenomeni sempre più diffusi di ricerca di relazionalità delle imprese di più piccole dimensioni, mettendo in luce sia le performances migliori delle imprese distrettuali rispetto a quelle non distrettuali, sia il giudizio decisamente più positivo sul posizionamento competitivo espresso dalle imprese che partecipano a network o reti rispetto alle altre.
In questo percorso positivo che ha caratterizzato le politiche di trasformazione degli anni 2000 si iscrive anche il capitolo della cosiddetta “Middle class” d’impresa e cioè di un segmento che presenta una particolare dinamicità e che è formato non solo da medie imprese, ma anche da piccole ed in taluni casi, micro imprese, con riferimento ad una serie di indicatori che vanno oltre quelli dimensionali, per investire aspetti comportamentali, organizzativi, relazionali.
Anche grazie alle risultanze dell’indagine campionaria diretta, il Rapporto stima che le imprese manifatturiere della “Middle class” siano circa 20mila e cioè il 3,7% dell’universo delle imprese con meno di 249 addetti. Un nucleo che se supportato da politiche mirate potrebbe far parte “delle medie imprese del futuro”.
Altro fenomeno di notevole rilevanza analizzato dal Rapporto è quello dello sviluppo della filiera manifatturiero-servizi, con un contributo crescente alla competitività del manifatturiero assicurato dalla componente terziaria, anche con il processo di outsourcing. Questo processo, nel tempo, assicurerà un più alto valore aggiunto all’output finale con un beneficio per l’intera economia sia in termini di crescita che di occupazione.

Quali effetti ha sull’economia del nostro Paese la forte presenza di micro imprese rilevata dal Rapporto?

Dal confronto del nostro sistema manifatturiero con quello dell’intera Unione europea (27 Paesi) emerge innanzitutto che il valore aggiunto attribuibile alle micro-piccole imprese in Italia è pari ad una quota del totale quasi doppia (42,2%) rispetto a quello dell’intera Comunità europea (22,4%).
Questa incidenza nazionale, molto superiore alla media europea del prodotto manifatturiero delle micro e piccole imprese, rende però ancora più evidente il contributo positivo all’occupazione che, sia nelle fasi espansive che in quelle recessive, è proprio attribuibile alle piccole imprese. Il principale effetto di una simile situazione è una produttività del lavoro più bassa delle micro imprese sia rispetto alle imprese italiane di dimensioni più ampie che rispetto a tutte le altre imprese europee. Ciò rende più difficile il posizionamento competitivo del “Sistema Italia”. Un gap di produttività sicuramente da colmare attraverso l’individuazione di policy a supporto di una crescita “qualitativa” (strategie, capitale umano, organizzazione, rapporti con le banche, aspetti fiscali, etc.) delle micro imprese.

Quali sono per le micro imprese i vantaggi concreti dell’operare “in rete”?

Come si evidenzia nel Rapporto 2007, è fondamentale per le micro imprese favorire i processi di aggregazione e la ricerca di relazionalità come strategia alternativa alla crescita dimensionale. L’obiettivo è per migliorare sia le performances congiunturali che il proprio posizionamento competitivo. Considerando che i migliori risultati li abbiamo registrati nelle imprese distrettuali rispetto a quelle non distrettuali, nelle imprese in gruppo rispetto a quelle non in gruppo, nelle imprese che si relazionano rispetto alle imprese “isolate”. Infine, sono proprio le imprese che hanno in varie forme relazioni o appartengono ad una rete di impresa ad avere una percezione del proprio posizionamento più elevata (35,2% del totale) rispetto alla imprese “non relazionate” (30,1% con valori che scendono fino al 27,8% per le micro imprese “isolate”).


Fonte: Redazione Cameradicommercio.it

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