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interviste » Otto anni di sistema camerale, a colloquio con Giuseppe Tripoli

  • DATA:
    10-06-2009
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Giuseppe Tripoli ha appena lasciato l’incarico di Segretario Generale di Unioncamere per il Ministero dello Sviluppo Economico, dove ricopre la carica di Capo del Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul mondo camerale, in particolare sui cambiamenti che si sono verificati nell’arco degli ultimi otto anni, durante i quali è stato Segretario Generale di Unioncamere.

Dal suo ingresso nel mondo camerale molte sono state le novità apportate al sistema, soprattutto nell’ambito della semplificazione amministrativa. Si può tracciare un bilancio?
La semplificazione, scusate il bisticcio, è una cosa piuttosto complicata: occorrono competenze elevate, capacità organizzative ed investimenti adeguati. In questi anni il sistema camerale ha fatto crescere la qualità delle proprie risorse umane, migliorato l’efficienza dei propri processi e investito considerevoli risorse. I risultati non sono mancati.
Trent’anni fa il sistema ha puntato in modo deciso sull’informatica, con l’obiettivo di tradurre le evoluzioni delle tecnologie digitali in risparmi effettivi per le imprese. Da allora molti sono stati i passi avanti fatti per accelerare il processo di semplificazione degli adempimenti burocratici a carico delle imprese e rendere più efficiente e snello il rapporto tra la P.A. e il mondo produttivo. Per fare solo alcuni degli esempi più recenti, andato in pensione il Libro Soci, le Camere di Commercio hanno saputo gestire, attraverso il Registro delle Imprese, oltre 800mila dichiarazioni in meno di un mese. Il sistema delle imprese è stato così alleggerito di un fardello che pesava per circa 200 milioni di euro all’anno. Ancora molte altre sono le iniziative che vedono in prima linea le Camere di Commercio, sulla via della semplificazione: dalla Comunicazione Unica, ormai varata, allo Sportello Unico per le attività produttive. Il Sistema camerale è infatti pronto a dare avvio alle attività del portale impresainungiorno.it che sarà il punto di accesso telematico unitario per la presentazione delle istanze relative all’intero ciclo di vita dell’impresa.

Interessanti evoluzioni sono state riscontrate anche sul fronte del ricorso alla conciliazione e nel rapporto del mondo camerale con le Pmi. Ci ricorda alcuni dei passaggi importanti?
Sono state oltre 50mila le conciliazioni gestite dalle Camere di Commercio negli ultimi 10 anni di attivazione del servizio e quasi ogni anno il loro numero è almeno raddoppiato rispetto all’anno precedente. Solo nei primi sei mesi dello scorso anno, pur con una sensibile distanza tra nord e sud del Paese, sono state amministrate un numero superiore a 10mila procedure conciliative. Un segnale chiaro che l’impegno delle Camere per promuovere l’uso di questa pratica sta andando nella giusta direzione. Tuttavia, affinché tale strumento possa esprimere al massimo le sue potenzialità, è necessario che si arrivi parallelamente ad una definizione chiara delle regole che disciplinano l’istituto. Anche in questo caso quindi il Sistema camerale ha dimostrato di essere un interprete privilegiato dei bisogni del mondo imprenditoriale, la cui competitività è messa a dura prova anche dalle lungaggini e dai costi generati dalle disfunzioni del nostro attuale sistema di giustizia. Una prova ulteriore che le Camere di Commercio rappresentano un punto di sintesi tra amministrazione pubblica e esigenze reali del  tessuto produttivo.

Tornando al passato più recente, negli ultimi mesi la crisi che ha colpito tutto il mondo si è fatta sentire anche in Italia. Quali sono le azioni messe in atto da Unioncamere per fronteggiare questo particolare periodo? 
Tra le azioni intraprese dal Sistema camerale per aiutare le imprese a fronteggiare questa difficile fase economica,  certamente conquistano un posto di rilievo gli interventi sul credito e le iniziative a supporto del Made in Italy.
Per sostenere l’accesso al credito delle PMI, le Camere di Commercio hanno già messo in campo 200 milioni di euro equivalenti ad almeno 4 miliardi di finanziamenti per le imprese. Interventi diretti principalmente ad irrobustire l’attività di garanzia fornita dai Confidi, riducendo il differenziale del costo del denaro esistente tra le diverse dimensioni d’impresa e tra i diversi territori.
Quanto al supporto dato al brand Italia per sostenere la presenza di nostri prodotti all’estero quest’anno, per rendere più incisiva l’azione a favore dell’internazionalizzazione delle imprese, il sistema ha orientato il programma di missioni verso quelle aree che mostrano maggiori prospettive di crescita. Oriente e il mondo arabo in primis.

A conclusione del suo mandato da Segretario Generale di Unioncamere, qual è la sintesi che sente di poter fare di questa esperienza?
Sono grato ad Unioncamere perché mi ha consentito, nell’esercizio delle mie funzioni, di coltivare appieno i miei tre ‘amori’, gli interessi più profondi che da sempre mi hanno guidato nelle scelte professionali. L’amore per l’Italia vera, quella fatta della vita delle persone semplici che fa grande il nostro Paese. E, in questo contesto, mi piace ricordare il ruolo chiave che ha assunto ciascuna Camera di commercio sul territorio nel supportare il sistema impresa, fatto di tante piccole piccolissime realtà, guadagnandosi il titolo, come diceva il mio primo presidente, Piero Bassetti, di “sindaco delle imprese”.
Il gusto della sfida, delle frontiere del nuovo, è il mio secondo amore. Mettere in rete le persone che stanno cercando di fare qualcosa  di innovativo, sostenerle nel proprio cammino è certamente un compito difficile, ma fondamentale. Un compito al quale le Camere assolvono con impegno e devozione ogni giorno.
Io credo, in ultimo, che l’ambiente lavorativo costituisca una “comunità di lavoro”  il cui valore è espressione della qualità delle persone che contribuiscono, con il proprio impegno quotidiano, al successo dell’impresa nella quale interagiscono. Questa nuova responsabilità alla quale sono stato chiamato è il riconoscimento della squadra di lavoro Unioncamere, di quella “comunità di lavoro” coesa e forte, che saprà certamente continuare a servire con determinazione il Paese sostenendo lo sviluppo delle imprese e, più in generale, la crescita del nostro sistema economico.

 


Fonte: Redazione Cameradicommercio.it

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