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approfondimenti » La riforma delle procedure concorsuali di fallimento

  • DATA:
    01-02-2008
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    08-08-2008
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La vigente Legge Fallimentare, emanata con Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, non è stata mai riformata in modo sistematico ma ha subito nel tempo numerosi interventi correttivi.

L’iter della riforma
Le più recenti normative che hanno riformato la disciplina fallimentare sono le seguenti:
- D.L. 14 marzo 2005, n. 35;
- Legge di conversione 14 maggio 2005, n. 80;
- Decreto Legislativo 9 gennaio 2006, n. 5;
- Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169.

Il Decreto Legge 14 marzo 2005, n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale (cosiddetto “decreto sulla competitività”) ha introdotto all’art. 2 alcune modifiche che intervengono sulla disciplina della revocatoria, sul concordato preventivo e sugli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Con la successiva Legge di conversione 14 maggio 2005, n. 80, alle norme previste dal decreto legge, che avevano subito pochissimi ritocchi, si aggiunge la delega al Governo ad emanare, entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge stessa, uno o più decreti legislativi recanti “la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali”.

In attuazione di tale delega, vengono inizialmente predisposte due bozze: una da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze e una da parte del Ministero della Giustizia.
Dopo lunga discussione, il Consiglio dei Ministri, in due sedute (23 settembre 2005 e 22 dicembre 2005), licenzia il testo definitivo del decreto.
In data 16 gennaio 2006 viene pubblicato nel Suppl. Ord. n. 13 alla G.U. n. 12, il Decreto Legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, concernente “Riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali a norma dell'articolo 1, comma 5, della legge 14 maggio 2005, n. 80”.
La riforma entra in vigore il 16 luglio 2006, ad eccezione degli articoli 45 (corrispondenza diretta al fallito), 46 (obblighi del fallito), 47 (abrogazione del Pubblico registro dei falliti), 151 (abrogazione in materia di transazione fiscale) e 152 (disposizioni abrogative in materia di limitazioni personali del fallito), che sono entrati in vigore il 16 gennaio 2006.
Con tale decreto, viene confermato l'istituto della esdebitazione a favore del fallito; un ruolo decisivo è assegnato al comitato dei creditori insieme al ridimensionamento del giudice delegato.
Da più parti viene tuttavia rilevato che l’insufficiente definizione delle soglie di fallibilità può rappresentare un serio ostacolo ad una applicazione uniforme della riforma stessa. Emergono inoltre diversi aspetti controversi, rilevati già nei primi mesi di applicazione delle nuove norme da parte dei Tribunali.

Il Consiglio dei Ministri del successivo Governo, nella seduta del 15 giugno 2007, approva uno schema di decreto legislativo cosiddetto “correttivo”, presentato dai ministri Mastella e Padoa Schioppa.
Viene successivamente pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 241 del 16 ottobre 2007, il Decreto Legislativo 12 settembre 2007, n. 169, concernente “Disposizioni integrative e correttive al Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267, nonché al Decreto Legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, in materia di disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 1, commi 5, 5-bis e 6, della Legge 14 maggio 2005, n. 80”.

Contenuti della nuova normativa
In sintesi gli interventi correttivi adottati riguardano:
- la definizione della soglia di fallibilità e l’individuazione degli imprenditori soggetti al fallimento;
- le attribuzioni e i poteri degli organi della procedura;
- la precisazione della disciplina di taluni strumenti giuridici utilizzabili nel corso della procedura fallimentare (azione revocatoria, concordato fallimentare) o in luogo di essa (concordato preventivo, accordi di ristrutturazione dei debiti, ecc.);
- il rito applicabile al procedimento per la dichiarazione di fallimento ed agli altri procedimenti concorsuali.

In particolare, il nuovo articolo 1 è stato riformulato in termini molto più chiari del precedente ed è ora costruito in modo tale da porre rimedio al crollo verticale delle dichiarazioni di fallimento che si è determinato in molte zone del Paese.
Viene, inoltre, eliminato il principio dell’esenzione dal fallimento dei piccoli imprenditori in quanto tali. Infatti, al fine di delimitare l’area dei soggetti esonerati dal fallimento e per superare i contrasti interpretativi messi in evidenza dalla giurisprudenza legati alla necessità dell’applicazione dell’art. 2083 del Codice Civile, non viene più utilizzata la nozione di “piccolo imprenditore”, ma vengono indicati una serie di requisiti dimensionali massimi che tutti gli imprenditori commerciali, individuali o collettivi, devono possedere congiuntamente per non essere assoggettati alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo.
Con le nuove norme, infatti, per evitare la pronuncia di fallimento l’imprenditore non deve superare nessuno dei seguenti tre limiti:
1) attivo patrimoniale di 300.000 Euro;
2) ricavi di 200.000 Euro;
3) esposizione debitoria di 500.000 Euro.
Quanto all’onere della prova, il decreto correttivo puntualizza che tocca al debitore dimostrare di essere in possesso dei requisiti per l’esenzione.

Applicazione della nuova normativa
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore il 1° gennaio 2008 e si applicano:
- ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti a tale data;
- alle procedure concorsuali e di concordato fallimentare aperte dopo il 1° gennaio 2008.
Fanno eccezione le modifiche relative:
- alle modalità di vendita all’interno della fase di liquidazione dell’attivo (art. 107 L.F.);
- al concordato fallimentare nella liquidazione coatta amministrativa (art. 214 L.F.);
- al possesso dei requisiti per l’accesso all’attività commerciale (art. 5 del D.Lgs. n. 114/1998) che si applicano anche alle procedure concorsuali che risultino pendenti al 1° gennaio 2008.

Redazione Camera di commercio
Fonte: Redazione Camera di commercio

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