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approfondimenti » Il Bilancio Sociale

  • DATA:
    18-12-2009
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    18-12-2009
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Il contributo della Camera di Commercio di Savona sul Bilancio Sociale.
Il link al contributo originale è disponibile
qui.

Lo strumento più indicato per dare visibilità alle domande ed alla necessità di informazione e trasparenza del proprio pubblico di riferimento, è il Bilancio Sociale (anche detto Bilancio di Sostenibilità o Rapporto di Sostenibilità, se si vuole enfatizzare il concetto per cui "si ha una gestione sostenibile soltanto se si conciliano l'aspetto economico, quello sociale e quello ambientale").

Il Bilancio Sociale è uno strumento di comunicazione, consistente in un documento pubblico di natura consuntiva che contiene anche le linee programmatiche per il futuro, autonomo, periodico (in quanto deve permettere di effettuare confronti temporali), in grado di fornire informazioni qualitative e quantitative sugli effetti dell'attività aziendale; è anche un mezzo per individuare la propria missione sociale.

Esso è uno strumento di gestione strategica di ampio respiro, rilevante per ogni classe di stakeholder.
In questo senso:
- costituisce un fattore premiante in relazione alla competitività perché genera fiducia negli interlocutori aziendali;
- comunica il valore e l’attrattività della direzione strategica aziendale;
- innalza il grado di legittimazione dell’impresa presso le principali categorie di stakeholders;
- è fattore di promozione del rinnovamento sia all’interno che all’esterno dell’impresa;
- in una prospettiva di privatizzazione, è funzionale alla conquista della fiducia degli azionisti.

Qualche cenno storico
La storia del Bilancio Sociale inizia nel 1938 quando la società tedesca AEG pubblica un primo prospetto riguardante l'attività svolta a favore della collettività e del personale.
Nel 1977 l'ONU dichiara la necessità di rendicontazione socio-ambientale per le aziende; lo stesso anno la Francia, con propria Legge 77/69, sancisce l'obbligo di rendicontazione sociale per le imprese con più di 750 dipendenti. Tale obbligo è stato esteso poi, con legge del 1982, anche alle imprese con più di 300 dipendenti e, per quelle con più di uno stabilimento, è stato fissato l'obbligo di redigere un bilancio sociale di stabilimento qualora nella singola unità produttiva operino abitualmente più di 300 dipendenti. In Italia, il primo Bilancio Sociale è stato pubblicato dalla società Merloni S.p.A. nel 1978.

Relativamente all'evoluzione dei modelli di Bilancio Sociale in Italia, nel 1988 l’AROC (Associazione Ricerche sulle Organizzazioni Complesse - Università di Bologna) redige il primo modello di BRS (Bilancio di Responsabilità Sociale) avente un'ottica di tipo gestionale-strategica; nel 1993, si ha il primo modello di BSC (Bilancio Sociale Cooperativo) con un'ottica di tipo rendicontativo; nel 1994 viene elaborato il modello IBS e nel 1998 il modello GBS.
Ad oggi, la rendicontazione sociale, unita e alimentata da una crescente cultura della responsabilità sociale d'impresa, è particolarmente diffusa anche in Germania, Regno Unito, Svezia e Finlandia.

Il Bilancio Sociale come strumento di gestione - Stakeholders engagement
Il processo che dovrebbe seguire la redazione di un Bilancio Sociale è quello relativo ad una compartecipazione responsabile, capace di arricchire il percorso di miglioramento della cultura d'impresa con il contributo dei collaboratori interni e dei diversi interlocutori esterni.

Internamente, attraverso la condivisione strategica e la co-progettazione responsabile, utilizzando la comunicazione e la formazione per "contaminare" verticalmente e trasversalmente l'organizzazione e stimolare i flussi di feed-back.
All'esterno, attraverso il coinvolgimento, per quanto possibile, di tutti i portatori di interesse, quale che sia il titolo di relazione con l'impresa, in un rapporto di partnership: per dimostrare che nel gestire l'azienda si può cogliere e tentare di soddisfare le ragioni degli stakeholders, armonizzandole credibilmente, con quelle dell'impresa ed avendo come fine ultimo quello del miglioramento della qualità della vita di tutti.

Il Bilancio Sociale come rendiconto
La comunicazione d'impresa è anche "racconto" finalizzato a trasferire la cultura d'impresa ed il suo progetto. L'intero processo del Bilancio Sociale quale governo e rendiconto di una gestione responsabile per uno sviluppo sostenibile, consente di monitorare l'intensità e la qualità dello sviluppo sostenibile stesso, migliorandole, assumendole come indicatori del grado di civiltà reale del contesto di riferimento.
La prospettiva futura è che il Bilancio Sociale diventi sempre più integrativo del bilancio civilistico.
In Italia, fino al 2004, erano circa mille le società che pubblicavano il proprio Bilancio Sociale; la tendenza è sicuramente verso l'aumento di questo numero, considerando anche il fatto che negli altri Stati membri dell'UE il Bilancio Sociale è molto più diffuso, soprattutto in Francia dove addirittura è considerato quasi obbligatorio.

Gli obiettivi del Bilancio Sociale
Il Bilancio Sociale ha la funzione di descrivere il più analiticamente possibile le ragioni per cui si sostengono o si sono sostenuti determinati costi, più lontani rispetto all'attività caratteristica, ma anch'essi produttori di vantaggi per alcune categorie di stakeholders.
Non esiste infatti una utilità globale ma una serie di utilità, ognuna per ogni pubblico di riferimento.
Il Bilancio Sociale diviene pertanto la somma di una serie di bilanci, unificati per il fatto che l'impresa è una ed è l'unico soggetto in grado di compierne una sintesi.

E' ovvio che il Bilancio Sociale non potrà mai essere totalmente neutrale come può esserlo il bilancio d'esercizio, ma è chiaro che deve essere il quanto più possibile verificabile ed oggettivo, in caso contrario potrebbe essere assai scarso l'interesse degli stakeholders più avveduti che potrebbero considerare tali informazioni incomplete, non significative o, cosa più grave, inattendibili.

L'obiettivo che si pone è quello di rafforzare la percezione pubblica dell'importanza delle azioni, di dare maggiore visibilità all'attività svolta, in modo da accrescere quindi la propria legittimazione nella comunità locale di riferimento e il consenso a livello sociale.

In particolare poi il Bilancio Sociale dovrebbe:
1) consentire di comprendere il ruolo svolto dalle organizzazioni nella società civile;
2) essere uno strumento che, confrontando quanto realizzato con le esigenze sociali preesistenti, fornisce informazioni sul raggiungimento degli obiettivi sociali prefissati;
3) dimostrare che il fine dell'impresa non è solamente quello di creare profitto, ma anche quello di fornire un valore aggiunto per la comunità;
4) essere considerato come un fattore di cruciale importanza per lo sviluppo della democrazia e della trasparenza nell'ambito delle attività;
5) diventare uno strumento per rendicontare se le azioni sociali dell'impresa hanno delle ricadute in termini di utilità, legittimazione ed efficienza;
6) rappresentare un momento di riflessione sull'impegno che si ha all'interno dell'impresa per migliorare qualità di prodotto e servizio, rapporto con i consumatori, sicurezza sul posto di lavoro, rispetto dell'ambiente.

I modelli
Sono a disposizione delle società che desiderano pubblicare il proprio Bilancio Sociale vari modelli o linee guida, tra i quali, quelli forniti da:

- GRI (Global Reporting Initiative);
- IBS (Istituto Europeo per il Bilancio Sociale);
- GBS (Gruppo di Studio per il Bilancio Sociale).

In generale, si va verso una standardizzazione per settori. Ad esempio, il settore bancario e quello chimico hanno adottato prevalentemente il modello proposto da IBS.

Riferimenti normativi
In Italia non esiste, attualmente, un obbligo di legge per la redazione del Bilancio Sociale.

Il Decreto Legislativo n° 460 del 1997, che ha istituito le ONLUS (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale) e dato una nuova definizione di Enti non commerciali, ha introdotto un nuovo principio che potrebbe essere preludio all'affiancamento al bilancio contabile di una relazione sulle attività sociali svolte, una sorta di bilancio della attività sociali compiute.

L'articolo 8 del Decreto Legislativo 460/97 in materia di "Scritture contabili degli enti non commerciali" prevede che: "indipendentemente dalla redazione del rendiconto annuale economico e finanziario, gli enti non commerciali che effettuano raccolte pubbliche di fondi devono redigere, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, un apposito e separato rendiconto tenuto e conservato dal quale devono risultare, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente, le spese relative a ciascuna delle celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione indicate nell'articolo 108, comma 2, lettera a) del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato con DPR n° 917 del 22/12/98...".

Questa disposizione introduce un apposito e separato rendiconto, anche nella forma della relazione illustrativa, nel quale vengono pubblicizzati i fondi pubblicamente raccolti, anche mediante dazioni di beni di modico valore o servizi ai sovventori pervenuti da raccolte occasionali, introducendo il principio del monitoraggio di come e quanti fondi vengano raccolti per beneficenza. Il Bilancio Sociale diviene il mezzo migliore per rendicontare come questi fondi siano stati spesi e quali iniziative siano andati a finanziare.

Camera di Commercio di Savona, Servizi Promozionali, Ufficio Eurosportello, tel. 019.8314261-262, e-mail: euroinfo@sv.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Savona

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