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interviste » Claudio Gagliardi: l'Italia fotografata dal Rapporto Excelsior 2007

  • DATA:
    12-12-2007
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Il Rapporto Excelsior 2007, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e il Fondo sociale europeo, fotografa la domanda di lavoro e i fabbisogni di figure professionali delle imprese italiane. Ne abbiamo parlato con Claudio Gagliardi, direttore del Centro Studi Unioncamere.

Qual è l’Italia del lavoro che emerge dal Rapporto Excelsior 2007?

Nella prima metà di questo decennio, pur in una fase di difficile congiuntura internazionale e di bassa crescita della ricchezza prodotta in Italia, ampie fasce del nostro tessuto produttivo hanno investito nello sviluppo del proprio capitale umano. Ne è conseguita una tenuta occupazionale di tutto rilievo, cui è tuttavia corrisposta, data la dinamica contenuta della produzione, una sostanziale immobilità della produttività del lavoro. In base ai risultati dell’ultima indagine Excelsior sui programmi di assunzione delle aziende per il 2007, l’occupazione dovrebbe continuare a crescere: il saldo previsto tra assunzioni e uscite di personale rimane positivo e si attesta al +0,8% dello stock, pari alla creazione netta di 83.000 nuovi posti di lavoro nell’arco dell’anno (contro i 99.200 del 2006). Si tratta di un tasso di variazione inferiore di oltre un punto percentuale rispetto a quello stimato per il PIL e lascerebbe quindi presagire, nel breve termine, un maggior equilibrio tra crescita economica e produttività. La crescita occupazionale attesa per il 2007 si presenta come sintesi di fenomeni di entità diversa dal passato. Il tasso in entrata è il più elevato dall’inizio di questo decennio (poco meno di 840.000 assunzioni) ma, al contempo, il flusso delle uscite (oltre 756.000) risulta in crescita molto forte rispetto al 2006 (anno in cui si era attestato al 5,6%), indicando cosi un elevato turnover occupazionale all’interno del nostro tessuto di imprese industriali e terziarie.

Le aziende italiane appaiono fortemente impegnate nell’attuazione di strategie aziendali volte alla ristrutturazione e ad una maggiore efficienza del processo produttivo, puntando anche su fattori come la qualità, l’innovazione di prodotto, l’ampliamento e la diversificazione delle modalità di approccio ai mercati, per affrontare con maggiori possibilità di successo la competizione globale. A ciò si ricollega la chiara ripresa – in termini sia assoluti, sia relativi – della domanda di figure professionali di livello elevato (dirigenti, professioni intellettuali e tecniche), per le quali si prevedono complessivamente oltre 152.000 assunzioni nel 2007, contro le 115.000 circa dell’anno precedente, con una crescita di quasi un punto e mezzo percentuale in termini di incidenza sul totale, che per il 2007 dovrebbe raggiungere il 18,1% (era infatti pari al 16,6% nel 2006). A conferma della maggiore attenzione posta dalle imprese al livello di qualificazione delle professioni “in entrata” va evidenziato che la domanda di personale con un’istruzione di livello universitario è aumentata di circa 16.000 unità (arrivando a contare 75.300 entrate, contro le 59.400 dell’anno precedente), tanto da portare i laureati a rappresentare il 9% delle assunzioni complessivamente previste per il 2007 (era l’8,5% nel 2006). Mostra ulteriori segnali di crescita anche la richiesta di diplomati (oltre 57.000 in più da un anno all’altro, contro gli appena 18.000 del 2006), che concentrano il 35% della domanda di lavoro (circa un punto in più dello scorso anno).

Nel recente passato, il ruolo delle piccole e piccolissime imprese – con particolare riferimento a quelle localizzate nel Mezzogiorno – era stato individuato come il principale motore della crescita occupazionale del nostro Paese. Le attese per il 2007 portano invece a ridimensionare tale fenomeno: nel 2006, le unità fino a 9 dipendenti generavano il 93% del saldo occupazionale, percentuale che quest’anno dovrebbe invece scendere al 72%; le regioni meridionali contribuivano (nelle previsioni) per il 42% all’incremento totale del lavoro dipendente, mentre per il 2007 non supereranno il 35%. Accanto alla minore capacità (rispetto al recente passato) di creare nuova occupazione al Sud, vi è anche un gap nel “profilo qualitativo” della domanda di lavoro. Nel Mezzogiorno i laureati rappresentano solo il 5,5% delle assunzioni previste per il 2007 (la metà del Centro-Nord) e le professioni high skill (dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici) superano di poco il 12% del totale (8 punti in meno rispetto al resto del Paese).

Quali sono le tipologie contrattuali più utilizzate dagli imprenditori? E come è cambiato lo scenario negli ultimi anni?


Va ricordato, innanzi tutto, che, secondo le fonti statistiche ufficiali, l’incidenza della quota di occupati temporanei sul totale degli occupati dipendenti è passata dal 9,9% del 1993 al 13,1% del 2006, superando i due milioni di unità. Per effetto di tali andamenti, in quasi 15 anni la quota di questa componente di lavoro alle dipendenze si è accresciuta di 3,2 punti. In linea con tale tendenza, negli orientamenti degli imprenditori italiani rilevati dall’ultima indagine Excelsior, il ricorso al contratto a tempo indeterminato per le nuove assunzioni continua a perdere peso (dal 60% del 2001 al 45,4% del 2007). Ciononostante non è avvenuto il temuto “sorpasso” da parte del contratto a tempo determinato: i posti permanenti rappresentano ancora la quota più rilevante delle assunzioni, anche se il gap che li separa da quelli con contratto a tempo determinato (passato dal 41,1% al 42,6% tra il 2006 e il 2007) si affievolisce sempre di più e raggiunge i circa tre punti percentuali nelle previsioni per il 2007. Il maggiore ricorso ai contratti a tempo determinato non è però andato solo a scapito della modalità a tempo indeterminato ma anche di gran parte delle altre tipologie “atipiche” o “non standard” e, spostandosi sul lavoro indipendente, probabilmente anche dei contratti a progetto: tra il 2005 ed il 2007, secondo i dati di Excelsior, infatti, si rileva una continua riduzione sia delle imprese che utilizzano collaboratori a progetto, sia del numero di questi ultimi che esse prevedono di impiegare nel corso dell’anno. Tale riduzione riguarda sia gli amministratori di società, sia i collaboratori in senso stretto impiegati nell’attività produttiva (nel complesso, oltre 235 mila nel 2005, poco più di 189 mila nel 2006, meno di 175 mila nel 2007; rispetto al 2006 gli amministratori scendono quest’anno da 24.400 a 22.500, i collaboratori in senso stretto da 164.600 a 151.800 circa).

Le difficoltà incontrate nell’implementazione del nuovo apprendistato sembrano aver impedito alle imprese di mostrare un chiaro e crescente orientamento verso tale tipologia contrattuale e lo stesso potrebbe dirsi per il contratto d’inserimento. Oltre a ciò, nell’ultimo triennio risulta essere diminuito il già peraltro contenuto ricorso atteso ad altre forme temporanee alle dipendenze (tra cui vengono comprese job sharing e job on call). In altri termini, è come se gli imprenditori considerino ormai i contratti a tempo determinato il prevalente “rapporto di primo impiego” alternativo a quello permanente, specialmente nell’ambito dei servizi, dove si raggiunge un’incidenza del 44,7% contro il 39,3% dell’industria; tuttavia, mentre nel terziario questa quota cresce di un solo punto percentuale, nell’industria l’aumento è di 2,3 punti.
Negli ultimi anni, però, ancora più vigorosa di quella degli occupati a termine, è stata la crescita degli occupati part-time: questo tipo di contratto, infatti, secondo i dati Excelsior, riguarderà nel 2007 126.070 assunzioni, pari al 15% del totale, percentuale superiore di quasi un punto a quella dello scorso anno, ma praticamente uguale a quella di due anni fa, quando si era registrato un vero e proprio salto dall’11,7% del 2004 (si consideri che ancora nel 2001, le assunzioni part-time erano solo il 7,3%, ossia meno della metà della quota attuale).

Quali sono le azioni intraprese dal Sistema Camerale per dare sistematicità al raccordo tra sistema delle imprese e sistema della formazione, una delle esigenze emerse dall’indagine?

Il Sistema camerale sta proseguendo da vari anni nello sviluppo di una serie di attività nel campo della formazione del capitale umano e del mercato del lavoro, finalizzate proprio a rafforzare il rapporto tra sistemi formativi e tessuti produttivi territoriali. Ciò anche alla luce dei processi di riforma in atto e dei nuovi spazi ed opportunità nonché delle nuove funzioni che si sono venuti prefigurando per le strutture camerali.Tale impegno si è rivolto soprattutto a potenziare iniziative di rete per:
– il supporto, a partire dai dati del Sistema Informativo “Excelsior”, al collegamento tra i vari canali formativi e le esigenze delle imprese e dei diversi territori, nonché alle funzioni ed alle reti ed alle azioni di orientamento scolastico-universitario e professionale per favorire, anche attraverso il portale www.jobtel.it, le scelte degli studenti e delle persone in cerca d’occupazione;
– la realizzazione di un sistema efficiente su tutto il territorio nazionale che garantisca l’inserimento di percorsi in alternanza sia nei licei e nell’istruzione e formazione professionale (in attuazione dell’art. 4 della Legge 53/03) che nell’IFTS (Istruzione e Formazione Tecnica Superiore) e nei corsi universitari (lauree triennali e specialistiche), tramite un adeguato supporto progettuale, informativo ed organizzativo per i tirocini formativi ed altri tipi di esperienze in ambito lavorativo, con il supporto dei servizi tecnologici offerti tramite la banca dati ed il portale www.polaris.unioncamere.it;
– la sperimentazione di altri nuovi servizi e strumenti (anche in attuazione delle normative di riforma del mercato del lavoro e dei vari accordi istituzionali sottoscritti negli ultimi anni) che, partendo dalla rilevazione dei fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese locali, facilitino ed accompagnino l’incontro domanda-offerta di lavoro e formazione;
– lo sviluppo di una cultura del lavoro imprenditoriale e dell’auto-impiego;
– il sostegno ai processi di aggiornamento e formazione continua e permanente di imprenditori, manager, quadri e tecnici, con particolare riguardo per gli addetti delle piccole e medie imprese, anche attraverso la nuova Università Telematica “Universitas Mercatorum”.
Elemento comune e punto di forza delle azioni in atto è la centralità assunta dal tirocinio formativo e di orientamento, come esperienza diretta sul campo, finalizzata a favorire l’incontro tra giovani ed imprese grazie e all’acquisizione di competenze concretamente spendibili nel modo del lavoro.


Fonte: Redazione Cameradicommercio.it

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