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Anche se in misura minore rispetto al resto del Veneto e dell’Italia, sono in confortante crescita le esportazioni delle imprese veneziane, che chiedono sempre più servizi di informazione, formazione e consulenza sul fronte dell’internazionalizzazione. E’ un bilancio positivo quello che emerge dai dati relativi all’andamento dell’import-export della provincia di Venezia nel 2006, presentati nel corso della conferenza tenutasi mercoledì 18 aprile 2007, nella sede camerale di Mestre.
Lo scorso anno le esportazioni del Veneziano si sono attestate su un valore di poco inferiore ai 4 miliardi e mezzo di euro, facendo segnare un più 4,9% rispetto al 2005: una performance meno soddisfacente rispetto al trend regionale (più 7,8%) e nazionale (più 9%), ma decisamente migliore in confronto a quella registrata nel 2005, quando l’export provinciale accusò un calo di quasi il 3% sul 2004. Confermato, dunque, il segnale di un recupero dell’Italia, del Veneto e della provincia di Venezia sui mercati internazionali. La regione mantiene la seconda posizione a livello nazionale per volumi di export dopo la Lombardia, con il 13,4%, mentre il Veneziano contribuisce alle esportazioni regionali per il 10,2%, posizionandosi al quinto posto tra le province venete. L’aumento delle esportazioni provinciali è dovuto principalmente all’incremento di alcune voci merceologiche che si posizionano ai primi posti anche per valori assoluti: prodotti petroliferi e raffinati (più 29,1% sul 2005); metalli di base non ferrosi (più 59%); prodotti chimici di base (più 14,3%), con un’impennata di vendite in Croazia (più 453%), primo mercato di riferimento nel 2006 per il settore; fibre sintetiche e artificiali (più 14,3%); vetro e prodotti in vetro (più 13%). Quanto ai principali mercati di destinazione delle esportazioni della provincia, i primi tre Paesi di riferimento sono la Germania (più 3% sul 2005), gli Stati Uniti, nonostante una flessione del 4,1% dovuta alla riduzione degli ordinativi per gli aeromobili e veicoli spaziali, e l’Austria, che balza al terzo posto con un più 13,3%, grazie soprattutto all’incremento di ordinativi per i prodotti petroliferi raffinati e i metalli di base non ferrosi. Più in generale, possiamo notare come, pur continuando a preferire i Paesi appartenenti alla Comunità Europea (che costituiscono il 51% del totale dell’export provinciale), gli imprenditori veneziani continuino a diversificare i mercati di destinazione a favore di quello extracomunitario, che ormai ha raggiunto quasi la metà del dato complessivo, il 49%, e risulta in crescita di 5 punti percentuali sul 2005. Per quanto concerne gli scambi intracomunitari, emerge una flessione con l’Unione a 25 Paesi, dovuta per lo più all’assenza di vendite di navi e imbarcazioni nel Regno Unito, verso il quale le nostre esportazioni diminuiscono del 62,7%, ma si riscontra un incremento dell’export verso i dieci Paesi entrati nella Ue dal 1 maggio 2004 e verso l’area Euro. Per quanto attiene agli altri Paesi europei, detto del forte aumento di esportazioni in Croazia (più 64,5% rispetto al 2005), spiccano il più 46,7% con la Federazione di Russia, il più 143, 2% con la Serbia e il più 44% con la Bulgaria. Uscendo dall’Europa, infine, da rimarcare la decisa ripresa dell’export verso la Cina (più 6,2% sul 2005), che è ormai entrata nella “top ten” dei nostri partners, e le buone performance verso i Paesi arabi mediorientali (più 19,4%). Un accenno anche alle importazioni, che per la provincia veneziana nel 2006 hanno fatto registrare un incremento del 15,5% (per un valore di 5 miliardi e 764 milioni di euro), motivato quasi esclusivamente dagli ordinativi di prodotti energetici e materie prime per l’approvvigionamento. Non a caso la prima voce che caratterizza l’import è il petrolio greggio e gas naturale, più 115% sul 2005 (seguito dai prodotti petroliferi raffinati, che fanno segnare un incremento del 20,4% e costituiscono la terza voce per le importazioni veneziane), e la Libia è il primo Paese fornitore della nostra provincia (quasi 700 milioni di euro in termini assoluti, più 43,2% rispetto al 2005). Da segnalare anche il consistente aumento dell’import di prodotti energetici specie da Iran (più 507,2%), Azerbaigian (più 206,9%) e Kazakistan (più 1793,5%), mentre il più 10,2% degli acquisti dalla Cina è legato all’aumento degli ordinativi per articoli di abbigliamento in tessuto e accessori.