Per lo sviluppo del traffico aereo l’Italia deve puntare – con decisione ma anche grande cautela - sulle compagnie low cost. Che peraltro incidono non poco sul traffico passeggeri (rappresentano oggi il 12% del traffico europeo e il 35% di quello intraeuropeo) e a breve si affacceranno anche sul traffico intercontinentale. Sono le conclusioni a cui giunge l’analisi effettuata da Uniontrasporti in collaborazione con Unioncamere, presentata oggi a Roma.
Le compagnie low cost, grande fenomeno apparso sui cieli del mondo negli ultimi anni, sembrano aver resistito piuttosto bene anche all’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio degli ultimi 18 mesi e già all’inizio dell’anno scorso mostravano una situazione di ripresa. Ai progetti di sviluppo e di espansione di queste compagnie, in grado di costruire tariffe inferiori del 48-63% a quelle dei vettori tradizionali, dovrebbero guardare con ancora maggiore attenzione i 40 aeroporti italiani operativi, 17 dei quali presenti al Nord, 12 al Centro e 11 nel Mezzogiorno, sui quali oggi confluisce un traffico complessivo di 134 milioni di passeggeri l’anno.
“Oggi più che mai – ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – i gestori aeroportuali (ed i soggetti pubblici che detengono il loro capitale), insieme alle compagnie aeree (in particolare le low cost) costituiscono il perno intorno al quale ruota la politica di sviluppo del trasporto aereo. La concorrenza fra gli aeroporti si misurerà sulla base della dimensione del network di collegamenti nel quale ciascuno sarà inserito e sulla base dei livelli di accessibilità che essi sapranno garantire al territorio di riferimento. Ma la presenza di voli europei o internazionali, per una Paese come l’Italia, rappresenta una grande opportunità di sviluppo dei territori sui quali l’aeroporto stesso insiste. Ecco perché è indispensabile creare le condizioni per rendere appetibili alle compagnie low cost le destinazioni italiane, creando, in stretto collegamento con esse, un bacino di accoglienza per i visitatori”.
“Le linee sulle quali i gestori aeroportuali dovrebbero puntare per lo sviluppo dei diversi scali nazionali sono tre”, ha sottolineato Paolo Odone, presidente di Uniontrasporti. “Aumentare il numero dei collegamenti di cabotaggio per rendere gli scali più attrattivi da parte delle compagnie low cost; individuare un vettore low cost di riferimento per dare stabilità ai collegamenti e mettersi così al riparo dalla precarietà che spesso contraddistingue la programmazione del low cost; integrare l’offerta aeroportuale con l’offerta del territorio e con le reti di mobilità al suo interno”.
Il sistema aeroportuale italiano
Se si escludono i sistemi aeroportuali di Roma e Milano – che complessivamente assorbono 68 milioni di passeggeri – i rimanenti 66 milioni di persone, che transitano dal territorio nazionale, si spalmano sugli altri 36 aeroporti, di cui 14 hanno un traffico inferiore ai 500mila passeggeri.
Per capire il posizionamento del traffico aereo italiano rispetto al resto del mondo, utile è la lettura della matrice dei collegamenti nazionali (la mappa dei voli sui cieli italiani), dalla quale emerge che il nostro Paese è ben lontano dal modello hub&spoke (il sistema a rotte che collega una serie di aeroporti periferici ad un aeroporto centrale, l’hub appunto), concentrato sui due poli principali di Roma e Milano.
Al contrario, i servizi nazionali danno vita ad una vera e propria ragnatela di collegamenti, operati da compagnie straniere low cost che, grazie agli accordi con le società di gestione degli aeroporti e con gli enti locali, hanno inserito questi scali nel proprio network.
Spunti interessanti emergono anche dalla lettura della matrice dei collegamenti europei, che mostra come nessuno dei 40 scali nazionali sia privo di collegamenti con altri scali europei. I collegamento con il continente africano interessano 13 scali e sono rivolti praticamente tutti all’Africa del Nord, ad eccezione di quelli da Roma Fiumicino che interessano alcune destinazioni dell’Africa sub sahariana. Sui voli intercontinentali, la parte da leone la gioca Roma Fiumicino. Da segnalare anche la presenza di collegamenti diretti con l’America del Nord, oltre che da Malpensa, anche da Napoli, Palermo, Pescara, Pisa e Venezia. Fiumicino e Malpensa sono invece gli unici scali con collegamenti con l’Estremo Oriente.
Sull’Italia volano complessivamente, ad oggi, 210 compagnie aeree. Questo numero include tutte le compagnie di bandiera, le compagnie europee, le low cost e i vettori charter. Chi concorre alla costruzione del network che collega il nostro sistema aeroportuale ad resto del mondo sono le compagnie europee e le low cost, Lufthansa, Air France-KLM e Ryanair tra le prime.
Paragonato a quanto avviene in altre importanti piazze europee, l’analisi del traffico aereo italiano mostra un alto tasso di perifericità rispetto ai collegamenti internazionali.
Il mercato europeo (Ue a 27) del trasporto aereo di persone ammonta a circa 1.300 milioni di passeggeri, di cui circa il 70% transita dai sistemi aeroportuali di 5 paesi: Regno Unito (18%); Spagna (15%); Germania (14%); Francia (11%), Italia (10%). Nella Ue a 27 sono operativi complessivamente 386 aeroporti, di cui solo 30 superano i dieci milioni di passeggeri. Il primo aeroporto europeo è Londra Heathrow, con quasi 67 milioni di passeggeri. Se a questo si aggiunge il traffico di Gatwick (34 milioni) e quello di Stansted (25 milioni), il sistema aeroportuale londinese supera i 125 milioni.
Roma Fiumicino è al sesto posto con 35 milioni di passeggeri, che diventano 40 sommando anche le persone in transito per Roma Ciampino.
Se si considera poi l’indice di connettività (che considera il numero minimo di voli diretti necessari a connettere un aeroporto con tutti gli altri punti del network) emerge che, in Europa, Francoforte è l’aeroporto che presenta il massimo grado di connettività mondiale, pari a 2,46 (ovvero, Francoforte è raggiungibile da qualsiasi località del network con poco più di due spostamenti). In questa speciale classifica, Roma Fiumicino occupa il 16° posto e Malpensa il 25°. A livello mondiale, sono hub Londra, Francoforte, Parigi, Amsterdam, New York, Dallas, Hong Kong, Dubai. Non sono hub né Roma né Milano.