di Cristina Zanazzo
Certificazione di qualità e gestione interna di tutti i servizi, questi sono i punti di forza di Curti Costruzioni meccaniche Spa. L’amministratore delegato, Alessandro Curti, intervistato da Sviluppo, ha spiegato che la missione dell’azienda è quella di fornire soluzioni complete, di saper gestire tutta la produzione, applicando un modello di coinvolgimento di tutto il personale. L’azienda nel corso degli anni ha progressivamente continuato la propria espansione con attenzione estrema alla certificazione, uno strumento spesso sottovalutato, ma potente per la gestione aziendale che impone un vero cambio culturale. «Serietà, impegno e passione sono indispensabili per guidare un’impresa – ha aggiunto Curti –, un’attenzione sempre vigile alle variazioni del mercato che si contrastano con investimenti in personale, mezzi e servizi».
Leggendo la storia dell’azienda è evidente l’impronta che lei ha voluto imprimere. Come è nata questa scelta?
Sono convinto che l’Italia e gli altri paesi europei possano avere un loro mercato solo se puntano molto in alto. È vitale fidelizzare i clienti e puntare all’eccellenza, solo così le aziende occidentali possono pensare di produrre. Con queste convinzioni mi sono messo alla guida dell’azienda che avevo ereditato ottenendo una forte accelerazione, in termini di fatturato, negli ultimi quindici anni. La forza della nostra impresa è quella di avere un prodotto proprio, ma anche produzione e sviluppo di macchine per conto terzi. Sono molto importanti la progettazione, l’industrializzazione, la ricerca per dare soluzioni innovative e complete ai nostri clienti. È necessario quindi differenziarsi attraverso soluzioni più innovative, performanti ed economiche.
La Curti offre una serie di prodotti.
Siamo specializzati nell’automazione industriale in generale, e in particolare nelle macchine che lavorano il cavo elettrico, spina, per le macchine di packaging soprattutto cosmetico e farmaceutico. Siamo presenti nel settore aeronautico fornendo i principali costruttori di velivoli ed elicotteri. L’idea imprenditoriale è quella di avere tutti i servizi all’interno, di essere in grado di fornire soluzioni ampie, di saper gestire tutta la produzione.
Mi spiega che cosa vuol dire puntare all’eccellenza senza perdere di vista l’utile?
Si deve puntare alla qualità e alla soddisfazione del cliente. Le parlo brevemente della World Class Manufacturing, una metodologia, nata in America ma sviluppata in Giappone, che persegue il miglioramento e ha come obiettivo la soddisfazione del cliente attraverso la realizzazione di un prodotto di qualità (Tqm: Total Quality Management) e il rispetto dei tempi di consegna (Jit: Just In Time). Questa metodologia, appoggiandosi su un forte coinvolgimento di tutto il personale, consente la riduzione degli sprechi esistenti all’interno dell’azienda.
La sua azienda ha un lunghissimo elenco di certificazioni di qualità, una procedura spesso giudicata onerosa e poco utile dalle imprese italiane.
Le certificazioni sono utilissime, abbiamo quattro certificazioni, sono convinto che servano a gestire meglio l’attività. Le faccio un esempio: quando è iniziata la crescita importante dell’azienda, quindici anni fa, il fatturato, che nel 1992-1993 era pari a 5 milioni di euro, è passato nel 2008 a 46 milioni di euro. Durante quel periodo, per problemi di salute, mi sono dovuto assentare anche per tre mesi, ma l’andamento dell’azienda non ne ha minimamente risentito. Questo perché punto molto alla condivisione delle responsabilità e alla metodologia. In quest’ottica la certificazione impone un modello organizzativo di qualità. Peccato che nel nostro Paese è adottata solo dalle imprese più grandi. Spesso le piccole imprese accantonano l’attività di certificazione perché impone un cambiamento di mentalità che viene giudicato troppo laborioso. Le aziende certificate all’estero sono molto più numerose di quelle italiane. Voglio aggiungere che, dopo essersi certificati, si deve cercare di fare ancora uno sforzo verso il miglioramento che la certificazione impone. Le confesso che all’inizio ero un po’ scettico, non ero così sicuro del valore che la certificazione prometteva. Sono stato convinto da un mio collaboratore che l’aveva sperimentata. Nel nostro Paese il valore della certificazione non è stato comunicato in modo efficace, l’operazione di diffusione è stata fatta soprattutto all’inizio, ma non si è puntato sul cambiamento di mentalità al quale accennavo prima.
Un’azienda in crescita costante non ha sofferto in un contesto di crisi come quello che sta vivendo l’economia?
La nostra azienda è in controtendenza. Il fatturato è in costante crescita. Il 2009 è stato chiuso con un discreto utile e pensiamo di registrare un incremento anche quest’anno. Bisogna comunque rimanere attenti e “difendersi”, continuando a investire in tutto ciò che serve (uomini, mezzi, servizi) per fare fronte, il più rapidamente possibile, a ogni variazione del mercato.
Che cosa pensa della delocalizzazione intesa come lo spostamento della produzione verso i paesi emergenti che offrono un costo del lavoro più basso del nostro?
Abbiamo una piccola azienda in Polonia presso la quale si effettua la produzione delle parti di macchine più semplici. Abbiamo esplorato la possibilità di produrre in Cina e in Malesia, ma il nostro mercato è ancora troppo piccolo per giustificare l’investimento necessario. Abbiamo provato ad avviare un ufficio tecnico in India, ma dopo circa cinque anni abbiamo dovuto rinunciare perché non era comunque conveniente. Restiamo però sempre attenti, non ci interessa produrre, ad esempio, in Oriente per poi importare. Ci piacerebbe, invece, poter andare a produrre per avere un mercato lì.
Quanto la sua azienda esporta all’estero e come giudica l’attenzione delle imprese italiane all’export?
La mia impresa direttamente o indirettamente esporta il 98% della produzione. Giudico importante l’attività finalizzata all’esportazione. Ma esportare non è facile, perché le banche non si fidano dei nuovi clienti e perché manca una politica di sistema che accompagni l’impresa in modo adeguato.
Per chiudere, qual è la chiave del successo?
Bisogna impegnarsi sempre, non mollare. È indispensabile credere nel lavoro come valore, puntare sempre in alto. Dopo i primi mesi di quest’anno gli ordini non erano molto numerosi. Mi sono chiesto allora se fosse necessario cambiare strategia. Ci vantiamo di non aver utilizzato neppure un minuto di cassa integrazione e di essere riusciti a mantenere l’impegno formativo con nove lavoratori interinali. Non abbiamo ceduto e gli ordini sono arrivati, anche importanti. Non siamo andati in ferie nel mese di agosto proprio perché di lavoro ne abbiamo e di questo sono felice. Concludo ribadendo che sono indispensabili la serietà, l’impegno e la passione per quello che si fa.