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approfondimenti » A Trento, il punto sull'innovazione nel settore forestale

  • DATA:
    18-10-2010
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    18-10-2010
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Organizzato dall’Associazione forestale del Trentino in collaborazione con il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA) e con la Camera di Commercio di Trento il convegno "Innovazione nel settore forestale: dalla teoria alle applicazioni pratiche", che si è tenuto lo scorso 15 ottobre presso la sede dell'ente camerale trentino, ha riunito esperti di settore, docenti universitari, ricercatori e stampa specializzata per fare il punto sull’innovazione in ambito forestale.

Dopo i saluti di Mauro Leveghi, presidente dell’Associazione forestale del Trentino e di Gabriele Calliari, nella duplice veste di presidente di Federforeste e di vice presidente della CdC di Trento, ha aperto i lavori Giovanni Pegoretti, economista dell’Università di Trento, con una relazione sul ruolo dell’innovazione nella dinamica del sistema economico. Pegoretti ha tracciato una rapida storia del contributo offerto dall’innovazione alla crescita economica e ha richiamato l’attenzione sui presupposti necessari alla sua genesi. Perché questa possa svilupparsi occorre che il sistema economico disponga di un’ampia varietà di opzioni e della possibilità di selezionarle. Varietà e selezione costituiscono il terreno fertile per l’innovazione. Compito precipuo del settore pubblico è quello di operare affinché si creino tali condizioni: gli investimenti in ricerca scientifica, la tutela della libera competizione, la capacità di pianificare a lungo termine sono i principali fattori di successo in un campo in cui si gioca la vera sfida per la crescita globale.

Davide Pettenella, docente dell’Università di Padova (Dipartimento “Territorio e sistemi agroforestali”) ha riportato la discussione sul tema della risorsa forestale delineando un quadro a tinte fosche circa le prospettive di sviluppo del settore a livello mondiale e nazionale. La crisi che sta attraversando l’economia globale non ha risparmiato il bosco. Il crollo del mercato immobiliare negli Stati Uniti ha segnato un progressivo declino della domanda di legno consolidando un trend già in atto fin dal 2007. Agli effetti della crisi finanziaria si sono sommati gli effetti di criticità inerenti al settore: il calo della domanda di carta a seguito dello sviluppo della tecnologia digitale, la crescente instabilità dell’offerta dovuta a fenomeni ambientali e climatici (un’esplosione di nuove patologie, di nuovi parassiti, eventi atmosferici avversi) e il ruolo preponderante delle piantagioni industriali (nel 2050 si prevede che assorbiranno il 75% della domanda) che sta marginalizzando quello delle foreste naturali, quali ad esempio quelle alpine.

Per Pettenella la ripresa può seguire due itinerari: il consolidamento della catena del valore e la promozione della foresta come parte integrante dell’economia territoriale. “Il bosco italiano oggi ha perso la capacità di produrre valore: negli anni ‘50 un metro cubo di legno commercializzato remunerava 141 ore di attività di un operatore forestale, nel 2000 lo stesso metro cubo non riesce a remunerare nemmeno una giornata”. Quello che si va affermando in ambito forestale è, secondo Pettenella, un modello di “de-specializzazione”.

La crisi della proprietà, la chiusura delle segherie, la delocalizzazione dei siti di lavorazione del legno, la rincorsa alla riduzione dei costi che spesso si traduce nell’importazione di legname estero, hanno eroso la capacità italiana di aggiungere valore alla risorsa-legno convertendo un sistema produttivo orientato ad impieghi nobili (produzioni artigianali, mobili etc…) verso un sistema prevalentemente impegnato nella produzione di imballaggi o di legna da ardere. L’Italia, fra l’altro, è oggi uno dei maggiori importatori europei di legna da ardere (soprattutto pellet) per quantitativi 3-4 volte superiori a quelli della Germania. E’ indispensabile allora una radicale riqualificazione del comparto e una ridefinizione degli obiettivi nella sua gestione nazionale, mirando non solo a recuperare la capacità di creare valore attraverso la promozione dell’iniziativa privata (valorizzazione delle produzioni di nicchia, differenziazione delle produzioni, filiera corta), la semplificazione amministrativa, la programmazione gestionale, ma anche attraverso la valorizzazione del bosco a scopi turistici, ludico-ricreativi, didattici, quale componente di un più ampio progetto di sviluppo territoriale.

Geremia Gios, economista dell’Università di Trento, ha spostato l’attenzione proprio su quest’ultimo aspetto, cioè quello dei servizi turistico-ricreativi del bosco italiano. A fronte di un calo in termini reali del valore delle produzioni legnose, il bosco italiano ha conosciuto negli ultimi decenni un forte incremento del valore di altre attività: fra queste quelle paesaggistico-ricreative. “Oggi il legno italiano rappresenta solo il 15-20% dei flussi di valore generati dal bosco”. Ed ogni realtà territoriale presenta varianti specifiche sull’offerta di questa attività da richiedere un approccio individualizzato. Le pubbliche amministrazioni – ha quindi auspicato Gios -  devono trovare la capacità  di escogitare soluzioni differenziate, misure di intervento flessibili, coerenti con le caratteristiche economiche dei singoli territori. Modelli a rete, dunque, e promozione delle buone pratiche anziché soluzioni centralizzate e vincolanti.

Lo sloveno Dragan Matijašićic, direttore del Department for Forest Management Planning (Slovenia Forest Service), ha presentato i piani di gestione forestale della Slovenia nel quadro di “Natura 2000”, la rete europea di "siti di interesse comunitario", creata per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali. I modelli di pianificazione forestale e le innovazioni di settore sono state invece oggetto del contributo di Massimo Bianchi, del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.

Marcello Scutari, in sostituzione di Romano Masè, del Dipartimento risorse forestali e montane della P.A.T., ha tracciato il quadro del sistema-bosco in Trentino e della filiera produttiva ad esso afferente. Alcuni numeri: 345.000 ettari, 50 milioni di mc di massa legnosa, 350.000 mc di utilizzazione annua media, il 76% della proprietà in amni pubbliche. 154 sono le imprese di utilizzazione con 350 addetti, che intercettano il 74% del legname annualmente tagliato (il 26% viene lavorato soprattutto da operatori extraprovinciali). Dei 750.000 mc di legname lavorato ogni anno sul territorio il 50% è importato: nel complesso le aziende di prima trasformazione sono 186 con 1500 addetti. A livello di seconda trasformazione operano circa un migliaio di imprese artigianali e una quarantina di imprese industriali (falegnameria, aziende di arredo, serramenti, imballaggio). Più del 74% del legname utilizzato dalla seconda lavorazione è di derivazione estera. I prodotti del leganme lavorato sono per il 6% mobili ed arredi, per il 36% materiali per l’edilizia, per il 53% imballaggi.

Nel complesso il settore partecipa al P.I.L. provinciale nella misura di circa il 6%. L’amministrazione pubblica trentina per aumentare la competitività del bosco ha scelto di investire su una pianificazione integrata, su leggi organiche e su una gestione unitaria ed coordinata mediante linee di indirizzo che puntino su stabilità, sicurezza e qualità del territorio e dell’ambiente montano.

Nel pomeriggio sono stati presentati alcuni esempi di innovazioni di successo in ambito forestale in Italia e all’estero affidati agli interventi di Lorenza Colletti (Divisione affari internazionali – Corpo forestale dello Stato), Helen Catherine Wiesinger (Orto botanico di Trieste), Gian Antonio Battistel (Istituto agrario di San Michele all’Adige – FEM), Ettore Sartori (Parco di Paneveggio – Pale di San Martino) e Andrea Schelmi (Istituto di formazione professionale “Sandro Pertini” – Sevizio alla persona del legno). Al termine del convegno una breve tavola rotonda con Alberto Faustini (Direttore del quotidiano Trentino), Renzo Moser (vice caporedattore del quotidiano L’Adige), Alessandro Papayannidis (giornalista del Corriere del Trentino), Marco Zeni (Direttore di Vita Trentina) e Antonio Brunori, in qualità di moderatore, (giornalista e responsabile dei rapporti internazionali UNAGA) sul rapporto fra i giornali e il tema “bosco”.          

Camera di Commercio di Trento, Paolo MIlani, e-mail: paolo.milani@tn.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Trento

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