approfondimenti » Le biomasse come alternative ai combustibili fossili
Voci collegate
Visite:991Nessun votoVota:![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Organizzato dall’Osservatorio del legno (CdC di Trento; www.legnotrentino.it), il convegno sulle biomasse ha riunito esperti di settore, ricercatori e funzionari pubblici per fare il punto sul bosco quale risorsa strategica nel settore delle energie alternative. Dopo i saluti di Adriano Dalpez, presidente della CdC di Trento, che ha ricordato l’impegno dell’Ente nella valorizzazione del settore legno, ha aperto i lavori Michele Cristiani, ricercatore presso Nomisma Energia (Bologna), con una relazione sul mercato della biomassa in Italia. Cristiani ha tracciato un quadro dello sviluppo del settore in funzione degli obiettivi comunitari del 2020 che prevedono per l’Europa un consumo di energia da fonti rinnovabili del 20% e per l’Italia del 17%. Attualmente, nel campo dell’energia termica da fonti rinnovabili, le biomasse (solide, biogas e bioliquidi) offrono un contributo del 58% alla produzione totale. Tale considerevole apporto si colloca all’interno di uno scenario di riferimento che, nonostante l’elevata instabilità normativa, è particolarmente favorevole all’affermarsi delle energie alternative. Nel campo della produzione elettrica le indagini di Nomisma rivelano che gli investimenti più redditizi sono quelli relativi ad impianti che usano materia prima di tipo solido. I diversi comparti del settore scontano forti differenze sia tecnologiche che di consolidamento della filiera che si traducono in costi sensibili ai fini delle scelte industriali. Per questo si prevede che il settore si orienterà sempre più verso un modello di sviluppo vincolato alle caratteristiche socio-economiche dei singoli contesti territoriali (tipologia delle risorse disponibili, finanziamenti locali, sinergie con altri settori industriali). L’auspicio per il futuro è che si possano realizzare le previsioni del Piano di azione nazionale, redatto nel 2009, che sanciscono come obiettivo per il 2020 una produzione di energia da biomassa pari al 49% del totale da fonti rinnovabili. Raffaele Spinelli, ricercatore presso il CNR-IVALSA di Firenze, si è concentrato sul tema della valorizzazione della massa legnosa in Italia. Attualmente sul suolo nazionale sono attivi 131 impianti di teleriscaldamento che producono 370 MW all’anno utilizzando 280 mila tonnellate di biocombustibile solido e 26 centrali elettriche che ne producono 286 impiegando poco più di 3milioni di tonnellate dello stesso tipo di combustibile. Se si considera che quindici anni fa il costo medio di una tonnellata di biomassa solida era di 30 Euro mentre attualmente ha superato i 60, si comprende quale sia la crescita di interesse che il settore sta suscitando. Nel 2005 l’IVALSA aveva quantificato nel 5% circa la quantità di materia di origine forestale sul totale della biomassa proveniente dal Triveneto. Oggi la quantità è salita al 15%. I margini di miglioramento sono elevati soprattutto nei territori montani del Nord Italia. In Trentino, in particolare, esistono esperienze di utilizzo della biomassa forestale sia nel campo della meccanizzazione (utilizzo di harvester e processori) che nel campo della logistica tali da poter essere validamente replicate in altre arre del Paese. Valter Francescato dell’Associazione italiana energie agroforestali (AIEL - Legnaro – PD) ha presentato alcuni esempi di best practices nell’impiego della legna da ardere e del cippato sottolineando come sul medio-lungo periodo (circa 20 anni) l’investimento in impianti efficienti e calibrati sulle esigenze specifiche, sia sempre più conveniente di quello basato su fonti energetiche fossili, soggette in futuro ad una sempre più frenetica corsa dei prezzi. “Considerato che il rendimento calorico del cippato rispetto al gasolio è di 1/14 – ha sottolineato Carlino – è evidente che la legna è un combustibile molto economico solo se usata su scala locale”. Di qui l’importanza della filiera corta che è stata analizzata nell’indagine realizzata dallo Studio Associato 3E e promossa dalla CdC di Trento. In base ai dati della ricerca la domanda di biomassa legnosa in Trentino nel 2009-2009 è stata pari a 506.883 tep (tonnellate equivalenti di petrolio). L’85% di questa è rappresentato dal consumo per riscaldamento della prima casa (32,5 q in media per nucleo familiare); segue, solo al 6%, il cippato impiegato nei 15 impianti di teleriscaldamento attivi in Trentino (i principali sono quelli di Cavalese, Predazzo, San Martino di Castrozza). Assieme al gas naturale la legna da ardere si contende in provincia il primato per il riscaldamento domestico. Il 67% di tale massa legnosa è frutto dell’autoapprovvigionamento da boschi privati o comunali, secondo una consuetudine profondamente radicata negli usi delle genti trentine. Solo il 33% è acquistato sul mercato. Sempre nel periodo 2008-2009 l’offerta di biomassa legnosa rilevata è stata pari a 427.971 tep, proveniente per la maggior parte dagli scarti di prima lavorazione (189.165 tep), dalle foreste pubbliche (116.667 tep) e dalle aziende agricole (35.665 tep). L’indagine ha anche evidenziato che la biomassa da scarti di prima lavorazione destinata al mercato interno è solo il 30% del totale, il resto viene esportato. Se poi si considera che la biomassa immessa sul mercato trentino è per il 64% di origine interna, per l’1% di provenienza nazionale e per il 35% di provenienza estera, si comprende facilmente come esistano ampi margini di miglioramento nell’organizzazione di una filiera corta che favorisca l’incontro della domanda e dell’offerta. D’altra parte se l’autoapprovvigionamento consente di valorizzare al massimo il rapporto costi-benefici della materia prima, dall’altro costituisce il maggior ostacolo all’organizzazione di una efficiente filiera di mercato. Come ha sottolineato nelle conclusioni Maurizio Zanin, dirigente Servizio foreste e fauna della P.A.T., gli investimenti del settore pubblico nei prossimi anni si orienteranno in direzione di un miglioramento della logistica, della meccanizzazione e dei servizi per favorire il maggior utilizzo possibile della biomassa trentina nel mercato interno. Zanin ha anche auspicato che le occasioni di confronto e conoscenza, come quelle rappresentate dal convegno di oggi, possano ripetersi per fornire a tutti gli operatori del settore, pubblici e privati, argomenti di riflessione utili allo sviluppo del comparto. Camera di Commercio di Trento, Paolo Milani, e-mail: paolo.milani@tn.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Trento convegniapprofondimenti
news
|
||
|
|
||
|
|
||