In due anni l’occupazione del settore privato reggiano si è ridotta dell’1,8% (-1,2% in regione). Contiene le perdite la metalmeccanica. Minerali non metalliferi e legno-mobili i settori più colpiti. Moderata crescita dei servizi. I dati messi a disposizione da SMAIL, lo strumento informativo sul mercato del lavoro del Sistema camerale dell’Emilia-Romagna, mostrano che nel biennio 2007-2009, la contrazione occupazionale in provincia di Reggio Emilia risulta di poco inferiore a due punti percentuali (-1,8%). Ciò segnala una minore tenuta del sistema produttivo reggiano rispetto alla media regionale (-1,2%), a causa di una struttura produttiva locale prevalentemente centrata sulle attività industriali e fortemente aperta verso l’estero, il che ha esposto maggiormente l’economia locale alla crisi internazionale. Queste e numerose altre informazioni sono disponibili on-line sia dal sito della Camera di Commercio www.re.camcom.gov.it sia da quello di Unioncamere Emilia-Romagna www.uc-rer.camcom.gov.it
“Con SMAIL” sottolinea Enrico Bini, Presidente della Camera di Commercio di Reggio Emilia “è possibile fotografare la consistenza e l’evoluzione delle imprese attive presenti nelle nove province dell’Emilia-Romagna. Il sistema è il frutto di un complesso procedimento statistico che incrocia e integra i dati contenuti nel Registro Imprese delle Camere di Commercio e negli archivi occupazionali dell’INPS. In questo modo è possibile seguire con cadenza annuale in maniera affidabile l’evoluzione dell’occupazione per i diversi settori e con dettaglio a livello comunale, aspetti senza dubbio fondamentali in un momento come quello che stiamo vivendo”.
Nel biennio, la contrazione è infatti da attribuire soprattutto all’industria (-4,7%) e alle costruzioni (-3,9%), parzialmente attenuata dalla positiva crescita dei servizi (+1,6%) e delle public utilities (+1,9%). In calo invece l’agricoltura (-2,5%).
Più nel dettaglio, tra i settori industriali le maggiori contrazioni sono segnalate nella lavorazione dei minerali non metalliferi (-8%), settore che ricomprende il comparto ceramico, e nel legno-mobili (meno 6%).
La metalmeccanica, che concentra poco meno del 50% dell’occupazione industriale in provincia, il tessile-abbigliamento e la chimica presentano variazioni negative in linea con la media dell’industria, nell’ordine cioè del 5%, mentre l’elettronica decresce del 4%. L’unico settore industriale che è riuscito a contenere la flessione dell’occupazione è l’industria alimentare e delle bevande (-1%).
Nei servizi, risultano in forte crescita il turismo (+13%) e la sanità-assistenza (+12%). In significativa flessione invece i trasporti (-7%), che dipendono strettamente dai livelli di attività industriale; in regresso anche gli addetti dei servizi operativi alle imprese (-2%).
Concentrando l’attenzione tra dicembre 2008 e dicembre 2009, ultimo aggiornamento di SMAIL, il mercato del lavoro privato in provincia di Reggio Emilia ha registrato una riduzione del 2,5% nel numero di addetti, andamento che si discosta, anche in questo caso, da quello rilevato complessivamente in Emilia-Romagna (-1,6%). Anche questa flessione è stata determinata dall’industria (-5%), dalle costruzioni (-3%) e dall’agricoltura (-2%), mentre la stabilità dei servizi e delle public utilities ha quantomeno consentito di attenuare il calo complessivo dell’occupazione reggiana.
Camera di Commercio di Reggio Emilia, Elena Burani, e-mail: elena.burani@re.camcom.it
Fonte: Banca dati SMAIL Emilia-Romagna