studi » IV Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia
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Visite:1778Nessun votoVota:![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Hanno continuato a diffondersi sul territorio i Centri che, a partire dal 20 marzo prossimo, si occuperanno di mediazione obbligatoria. Si tratta di 160 strutture, 62 delle quali delle Camere di commercio, già accreditate al Registro degli organismi di mediazione tenuto dal Ministero della giustizia, presso le quali confluiranno i contenziosi tra imprese e consumatori soggetti alla cosiddetta “condizione di procedibilità”, introdotta con la riforma della mediazione, che impone alle parti almeno un tentativo di risoluzione extragiudiziale delle controversie prima di ricorrere al Tribunale ordinario. “La riforma della mediazione civile e commerciale rappresenta un’occasione importante per restituire efficienza e risorse alla giustizia civile e tutelare gli interessi del mercato”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “L’eccessiva durata dei processi nel nostro Paese, infatti, compromette, giorno dopo giorno, la capacità competitiva delle nostre imprese, perché una giustizia lenta non è una giustizia giusta. Le controversie si traducono in costi che incidono, in media, sul fatturato annuo aziendale per lo 0,8%, con un valore medio per azienda di 3.832 euro all’anno. Una spesa per il sistema delle imprese pari a 23 miliardi di euro. Le Camere hanno da tempo creduto nei benefici che cittadini e imprese avrebbero ottenuto potendo ricorrere alle forme di giustizia alternativa, tutte incomparabilmente più brevi e meno onerose. Per questo il sistema camerale ha investito sulle regole, sulla formazione e sulla promozione della cultura della conciliazione. L’avvio della condizione di procedibilità, fortemente richiesta da Unioncamere anche attraverso il documento congiunto sottoscritto con le associazioni imprenditoriali e con gli ordini professionali, impone ora ancora un maggior impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti. Proprio per questo, ritengo che in questa fase sia indispensabile rilanciare una nuova stagione di intese con i professionisti, ma anche con le associazioni delle imprese e dei consumatori”. Quasi 19mila domande di mediazione amministrata Il valore medio delle procedure di mediazione amministrata risulta pari a 26.905 euro, assai ridotto rispetto al 2008 in cui era di 41.370 euro (-35%). Ciò si deve soprattutto al forte ridimensionamento del valore delle procedure di mediazione amministrata al di fuori del circuito camerale, che sono passate dai 141.067 euro del 2008 ai 28.042 euro del 2009. Si riduce, però anche il valore medio dei procedimenti gestiti dalle Camere di commercio, passato dai 21.868 euro del 2008 ai 14.400 euro del 2009. Pe risolvere le controversie, ci sono voluti mediamente due mesi: le procedure di mediazione gestite al di fuori del sistema delle Camere di Commercio sono state risolte mediamente nel 2009 i 59 giorni (passando dai 56 del 2008), mentre quelle delle Camere di Commercio in 67 giorni (sostanzialmente stabili rispetto al 2008, quanto erano 66). Tra le materie oggetto delle procedure di mediazione amministrata, il primato spetta alle telecomunicazioni che riguardano 3 mediazioni su 4 (75%), seguite a grande distanza da commercio (6,3%), turismo (2,2%), artigianato (1,5%), appalto (1,5%) servizi (1,3%), edilizia (1,2%), societario (1,2%), artigianato (1,%) ed altro (11,3%). Come constatato già da tempo, quanto le due parti acconsentono a sedersi intorno al tavolo per tentare una mediazione, la probabilità di raggiungere l’accordo è molto elevata, con un range che varia dal al 71,4% presso le Camere di Mediazione amministrata esterne al sistema camerale, al 55,75% presso le Camere di Commercio. La percentuale di successo, tuttavia, aumenta notevolmente se si considerano anche gli accordi di conciliazione avvenuti “fuori udienza”: ovvero tutti i casi, assai rilevanti in termini numerici (spesso rappresentano quasi il 50% di tutti gli accordi raggiunti in udienza), in cui, a seguito della presentazione della domanda di mediazione e dell’intervento della Camera stessa, volta a convocare la controparte, le parti negoziano direttamente tra loro l’accordo, senza recarsi all’udienza presso l’organismo. Sommando quindi gli accordi raggiunti in udienza e quelli fuori di essa, le percentuali salgono al 72% al di fuori delle Camere di Commercio ed al 66% presso le Camere di Commercio. Va detto, comunque che, anche nel 2009, rimane molto elevata la percentuale di domande per le quali la seconda parte non aderisce al tentativo. La percentuale di questi casi è pari al 63,2% presso le Camere di Commercio, al 46% nelle Camere di Mediazione amministrata esterne al sistema camerale. Unioncamere, Ufficio Stampa, e-mail: ufficio.stampa@unioncamere.it
Fonte: Unioncamere
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