I dati relativi all’indagine congiunturale sulle imprese del commercio nel 1° trimestre 2011 mostrano una variazione tendenziale pari a – 1,1 % rispetto allo stesso trimestre 2010, nel trimestre precedente il tasso tendenziale era stato di -0,6%.
Scende al 20% la quota delle imprese che dichiara di aver aumentato le vendite contro il 20% che ne avverte una diminuzione. La quota di imprese che dichiara di aver mantenuto costante il volume delle vendite è in aumento ed è pari al 59%.
Rispetto al trimestre precedente solo il 12% delle imprese ha registrato un aumento delle vendite, contro il 25% che invece ne ha subito una diminuzione, c’è stata stabilità nel 63% dei casi.
Peggiore la situazione a livello regionale. Il tasso medio, anche qui, è negativo e pari a -1,7 punti percentuali.
Valori negativi in tutte le province toscane, ma con pesi diversificati all’interno delle province. Sono andate peggio le vendite a Pisa (-2,5%), Lucca (-2,2%), Massa Carrara (-2,1%), Siena (- 1,9%) e Firenze (-1,7%).
Pistoia riporta la variazione negativa meno pesante dopo Prato (-0,6%).
Il dato negativo pistoiese del 1° trim. 2011 deriva principalmente dal settore del commercio di prodotti non alimentari che ha riportato una flessione del 2,7%.
Fra questi le vendite del settore abbigliamento e accessori sono diminuite per un valore pari a -2,3%, gli elettrodomestici e i prodotti per la casa di -2,6% e gli altri prodotti non alimentari di -2,9%.
Le vendite dei prodotti alimentari sono invece aumentate di un +0,5%.
Gli ipermercati, i supermercati e i grandi magazzini hanno riscontrato una crescita delle vendite pari a +0,1 rispetto al 1° trimestre 2010.
La disaggregazione del dato per classe dimensionale di impresa conferma le performance peggiori nella piccola e media distribuzione, rispettivamente con -2,6% e -2,5%, mentre la grande distribuzione mostra un +0,6% di crescita.
Per quanto riguarda le giacenze di magazzino a fine trimestre, il 4 % delle imprese dichiara di avere una quantità di scorte esuberante, il 3% dichiara di averla scarsa, il restante 93% dichiara invece di possedere scorte adeguate alle proprie esigenze.
Le previsioni degli operatori circa l’andamento delle vendite nel trimestre successivo a quello di riferimento sono positive.
Il 28% degli imprenditori pistoiesi del commercio prevede un aumento delle vendite, contro il 9% che le prevede in diminuzione, 62% la quota di chi le prevede stabili.
Il saldo quindi si mantiene positivo, di 19 punti percentuali, contro i 2 punti percentuali del trimestre precedente.
Risultano positive le aspettative in tutti i settori di attività tranne che per gli altri prodotti non alimentari dove chi prevede un aumento è pari al 17% e chi prevede una diminuzione è il 19%.
Le previsioni degli altri settori vede il saldo, tra chi prevede un aumento delle vendite nel trimestre successivo e chi ne prevede una diminuzione, positivo nei prodotti alimentari per il 30% e nei prodotti non alimentari per il 12% con un saldo del 24% nelle vendite di abbigliamento e accessori e un 27% nelle vendite di elettrodomestici e articoli per la casa.
Anche nelle varie tipologie dimensionali, il saldo fra chi prevede un aumento e chi una contrazione nelle vendite nel trimestre successivo è diversificato.
Nella piccola distribuzione è pari a -9%, nella media -6% e nella grande distribuzione +18%.
Per quanto riguarda gli ordinativi verso i fornitori da eseguirsi nel trimestre successivo al trimestre di riferimento il saldo fra chi ne prevede un aumento (23%) e chi invece ne ipotizza una diminuzione (7%) è positivo e pari al 16%.
Gli ordini saranno stabili per il 70% dei casi. Importante è la risposta delle imprese su quale sarà l’evoluzione della propria attività di qui ad un anno.
Nessuna impresa fra quelle intervistate afferma che si ritirerà dal mercato, solo il 2% prevede una evoluzione negativa, mentre il 18% auspica uno sviluppo.
Per il 79% degli imprenditori la situazione è prevista stabile.
A livello dimensionale sono più ottimiste le imprese della grande distribuzione che prevedono in media una evoluzione positiva della propria attività nel 27% dei casi.
Mentre le imprese della piccola e media distribuzione si mantengono più caute con previsioni di sviluppo rispettivamente nel 6% e nel 22% dei casi. Alta la quota di chi prevede una situazione stabile (rispettivamente 89% nella piccola distribuzione e 74% nella media).