Secondo il più recente Global Economic Prospects della Banca Mondiale, l’economia del mondo, dopo avere subito nel 2009 una flessione del 2,2%, ha potuto registrare nel 2010 un tasso di crescita pari al 3,9%, non molto lontano quindi dal tasso degli anni precedenti la crisi.
Dopo avere subito nel 2009 una contrazione dell’ordine dell’11%, gli scambi commerciali internazionali hanno beneficiato lo scorso anno di una crescita del 16%. E’ comunque molto alta la differenza tra la performance del gruppo delle economie sviluppate e quella dell’insieme dei paesi emergenti e degli altri paesi in via di sviluppo.
È però anche vero che, nonostante la ripresa dello scorso anno, l’economia mondiale è ancora lontana dall’avere risolto alcuni degli importanti problemi alla base della crisi dell’autunno 2008, o che sono stati generati dagli interventi posti in essere per risolverla. Da fonti autorevoli, e da tempo, si insiste nel sottolineare i possibili rischi di una nuova crisi in assenza di azioni preventive e di regole capaci di dare in modo urgente a questi problemi le risposte necessarie.
Specie per l’Europa è essenziale risolvere il problema dell’imponente debito pubblico creato dagli stati attraverso le eccezionali misure di espansione della liquidità adottate per fronteggiare la crisi.
Nel 2010 è emersa una realtà decisamente nuova e di particolare rilievo.
A differenza del passato, lo scorso anno i paesi emergenti hanno dimostrato di possedere la capacità di sviluppare un autonomo processo di crescita nonostante le difficoltà economiche delle economie sviluppate.
Il mercato internazionale delle materie prime alimentari ha rivissuto nel 2010 la crisi che lo aveva colpito drammaticamente nel corso della campagna 2007/08. Nel breve arco di tempo di pochi mesi i prezzi internazionali di quasi tutte queste commodity hanno registrato aumenti vertiginosi che li hanno portati nell’insieme a superare dopo soli trenta mesi il livello record del giugno 2008.
Si è così avuta una nuova conferma della particolare fragilità che caratterizza ormai il sistema alimentare mondiale.
Le politiche comunitarie e nazionali
Lo scenario comunitario nel 2010 mostra un lento recupero dalla crisi economica anche se in modo non omogeneo tra i Paesi dell’Unione Europea. Il PIL cresce dell’1,7% nell’area Euro e dell’1,8% nell’UE-27, mentre nel 2009 le due aree evidenziavano consistenti riduzioni rispettivamente del -4,1% e -4,2%.
L'occupazione totale registra una riduzione dello 0,5% nell’area Euro e dello 0,4% nell’UE-27; il quadro del mercato del lavoro sembra migliorare leggermente dal secondo trimestre del 2010, e nel quarto trimestre l’occupazione aumenta dello 0,3% (a/a). Cresce il deficit energetico per l’UE-27 (-297,1 miliardi di euro nel 2010 contro i -240,2 del 2009), mentre aumenta il commercio totale di prodotti manufatti (177,9 miliardi di euro contro i 163 del 2009).
Il dibattito più importante riguarda il bilancio dell’UE da cui dipende anche il futuro della PAC, che assorbe il 41% delle risorse nel 2010, e delle Politiche di Coesione, con il 36% delle risorse. La Commissione Europea, il 19 ottobre 2010, con la “Revisione del bilancio dell’Unione Europea” ha iniziato il processo legislativo per la definizione delle spese e delle entrate dell’UE dopo il 2013.
Secondo la Commissione, con il documento ufficiale emanato il 18 novembre 2010, sono tre gli obiettivi che la PAC dal 2014 al 2020 dovrà perseguire:
- una produzione alimentare efficiente, che contribuisca al miglioramento dei redditi agricoli e limitandone la variabilità, , offrendo misure di compensazione alle zone con vincoli naturali.
- Una gestione sostenibile delle risorse naturali ed interventi per la garanzia della fornitura dei beni pubblici, la promozione della crescita “verde” mediante l’innovazione, il perseguimento dell’attenuazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
- Uno sviluppo territoriale equilibrato sostenendo la vitalità delle aree rurali e l’occupazione.
Le novità introdotte dalla riforma della PAC mediante l’Health Check, per il periodo 2010-2013, come sottolineato anche negli anni precedenti, sono rilevanti. È prevista la scomparsa di tutti i pagamenti accoppiati (disaccoppiamento) tra il 2010 e il 2012: alcuni verranno soppressi e altri integrati nel regime di pagamento unico.
Altre novità introdotte riguardano la determinazione delle superfici ammissibili, il valore e la gestione dei titoli all’aiuto, la condizionalità, l’articolo 68, la modulazione e lo sviluppo rurale.
L’industria alimentare
La regione Emilia-Romagna, secondo Unioncamere, presenta per il 2010 una crescita della produzione dell’industria manifatturiera pari all’1,7%, quale risultato di una virtuosa progressione cumulatasi a partire dal secondo trimestre; la situazione della produzione regionale si presenta, anche se di poco, più rosea di quella manifestata dal Paese nel suo complesso.
Analizzando l’andamento dell’industria alimentare regionale si nota che nel 2010 è stato perso uno 0,4% in termini di produzione e uno 0,2% in termini di fatturato.
La situazione del lustro comunque è caratterizzata da una fluttuazione graduale e contenuta in un intervallo di variazioni non superiore a 2 punti percentuali.
Fatturato realizzato all’estero
Le imprese Alimentari della Regione realizzano ormai in modo costante una quota di fatturato estero compreso tra un quinto e un quarto del totale e il numero delle imprese che stabilmente opera sui mercati esteri è dell’ordine del 20%.
La voce più preoccupante è quella relativa agli ordinativi dell’industria alimentare regionale che chiude il 2010 con un ulteriore decremento (-0,9%) risultato che solo l’ultimo trimestre in positivo non poteva rendere migliore dopo la lunga serie di trimestri negativi.
Flussi occupazionali e fabbisogno professionale
Secondo la rilevazione del Sistema Informativo Excelsior 2009 – l’indagine congiunta dell’Unioncamere e del Ministero del Lavoro- le unità provinciali che non prevedevano di effettuare assunzioni nel 2010 sono l’81,4% del totale.
La percentuale raggiunta, fa segnare un nuovo record negativo, dopo quello registrato lo scorso anno, e attesta dieci punti percentuali in meno rispetto al dato del 2008.
La riduzione osservata è dovuta, tuttavia, solo alle imprese più piccole, quelle fino a 10 addetti.
Se in Emilia Romagna il numero di imprese alimentari disposte ad assumere è in calo, in termini di flussi le entrate, 5.040 unità, e le uscite di dipendenti, 5.470 unità, evidenziano un saldo negativo, meno pesante, di 430 lavoratori, corrispondente ad una variazione negativa dell’1%.
Le assunzioni sono motivate per il 47%, dalla sostituzione di personale, gli stagionali sono il 25%, mentre la crescita dell’occupazione imputabile all’aumento della domanda incide per il
23%.
L’indagine indica che i nuovi assunti vengono inseriti, a livello nazionale, come operai e personale non qualificato nel 88% dei casi e nel 90,3% in Regione.
La categoria degli impiegati e dei quadri pesa rispettivamente a livello nazionale e regionale il 9,8% e il 9,3%. Infine la quota di dirigenti incide, in entrambi i casi, per l’1%.
Pertanto, le previsioni delle aziende sulla situazione economica sembrano spingere nuovamente verso degli inquadramenti più spiccatamente operativi, dopo il calo dello scorso anno.
Gli scambi con l’estero
I primi dati, ancora provvisori, su importazioni ed esportazioni di prodotti agroalimentari dell’Emilia-Romagna, evidenziano per il 2010 un andamento marcatamente positivo rispetto all’anno precedente, ma più elevato di quello rilevabile a livello nazionale dal lato delle importazioni e sostanzialmente uguale sul fronte delle esportazioni.
In entrambi i casi peggiora, invece, il saldo commerciale con l’estero.
A prezzi correnti le importazioni agro-alimentari regionali aumentano del 14,7%, contro il 13,9% delle esportazioni, raggiungendo rispettivamente i 5.186 ed i 4.433 milioni di euro (tabella 8.1). Il saldo per i soli prodotti agro-alimentari, quindi, continua a rimanere negativo, ma in forte crescita:
si attesta a -753 milioni di euro, rispetto ai -531 milioni dell’anno precedente.
Ciononostante si rileva una sostanziale tenuta delle performance commerciali del sistema agro-alimentare regionale specie se confrontata con il valore record del deficit a prezzi correnti di -819 milioni di euro registrato nel 2004.
Nel corso del 2010, anche a livello nazionale si rileva una crescita delle esportazioni agro-alimentari leggermente meno accentuata di quella delle importazioni: le variazioni, infatti, sono pari a 14,2% e a 14,6% rispettivamente.
Esportazioni ed importazioni agro-alimentari salgono così, al netto dei prodotti “sotto soglia”, rispettivamente, a 34.774 e a 28.023 milioni di euro.
Di conseguenza, anche per il diverso peso che hanno importazioni ed esportazioni, il saldo nazionale del commercio con l’estero di prodotti agro-alimentari, pur restando su valori nettamente migliori di quelli del periodo 1999-2008, peggiora su base annua, attestandosi a -6.751 milioni di euro.
Gli Interventi a favore dell’agricoltura regionale
Nel 2010 gli interventi di origine comunitaria destinati al sostegno e allo sviluppo dell’agricoltura regionale, dopo un 2009 che ha visto un forte recupero in termini di risorse di fonte prevalentemente comunitaria, oltre che statale e regionale, si caratterizzano per un sostanziale assestamento degli aiuti.
Il valore complessivo degli interventi, infatti, si è attestato a quasi 673 milioni di euro nel 2010, contro i 710 milioni dello scorso anno (-5,24%), con i finanziamenti provenienti dall’Unione Europea che hanno superano i 536 milioni di euro.
Fra i finanziamenti hanno assunto un rilievo maggiore quelli destinati allo sviluppo rurale (il cosiddetto “secondo” pilastro) che, con oltre 236 milioni di euro, sono arrivati a circa il 35% del totale.
Al “primo” pilastro della PAC resta comunque il primato dei finanziamenti all’agricoltura regionale, con il premio unico che con quasi 300 milioni di euro da solo raggiunge il 44,6% del totale, mentre i dispositivi di regolamentazione dei mercati raggiungono quasi 137 milioni di euro (20,3%).
Nell’ambito dei pagamenti relativi alla campagna 2009-2010 effettuati dall’Agrea, il premio unico aziendale risulta, come già ricordato, l’intervento più rilevante.
Ne hanno beneficiato 49.091 aziende, per un totale di quasi 352 milioni di euro, in lieve crescita rispetto all’anno precedente in termini di importo (+1,8%), ma in diminuzione per quanto riguarda il numero di beneficiari (-0,6%).
Come per le campagne precedenti, emerge che la maggior parte degli importi del premio unico si concentra nella fascia tra i 10.000 e i 50.000 euro, per un ammontare complessivo di oltre 123,4 milioni di euro, pari al 35% del totale, ma le aziende che li ricevono sono solo il 12% (6.080).
Il rapporto completo è disponibile in allegato.