studi » L’economia del Piemonte: Rapporto annuale
Nel 2010 il PIL del Piemonte, in base alle stime disponibili, è aumentato dell’1,3 %, recuperando solo in parte il calo complessivo del 7,6 per cento registrato nel biennio precedente, secondo i dati Istat. Nel settore delle costruzioni l’attività economica si è ulteriormente ridotta, a causa della perdurante debolezza della domanda pubblica e privata. Nel mercato immobiliare il numero di transazioni ha fatto registrare una modesta ripresa, mantenendosi però largamente al di sotto dei livelli massimi raggiunti nel 2006. Vi si è associata una dinamica dei prezzi di vendita lievemente positiva. Nel mercato del lavoro nella media del 2010 gli occupati e il tasso di occupazione sono ulteriormente calati; l’incidenza della disoccupazione è salita al 7,6 per cento, il valore più elevato tra le regioni del Nord. Il miglioramento della congiuntura si è riflesso, tuttavia, in un rallentamento del ricorso alla CIG e in una modesta ripresa delle assunzioni, dovuta esclusivamente ai contratti a termine; dall’ultimo trimestre dell’anno sono emersi segnali di lieve recupero dei livelli occupazionali. Nostre analisi mostrano che la crisi ha colpito soprattutto i giovani, per i quali l’occupazione ha continuato a calare in misura intensa; l’incidenza di quelli che non hanno un’occupazione né stanno svolgendo un’attività di studio o formazione è salita significativamente. La capacità competitiva del Piemonte dipende da molti fattori, tra i quali la specializzazione produttiva e l’intensità dell’attività innovativa. La dinamica del credito alle imprese, calato in misura significativa nel 2009, è progressivamente migliorata nel corso dell’anno, ritornando positiva nei primi mesi del 2011. In base alle indagini della Banca d’Italia, l’andamento del credito alle famiglie e alle imprese è riconducibile soprattutto a fattori di domanda, mentre l’orientamento dell’offerta rimane improntato alla cautela, in particolare nei rapporti con le imprese. Nostre analisi su un campione di circa 13 mila aziende piemontesi mostrano come nel periodo 2008-2010 l’andamento dei prestiti al settore produttivo sia stato correlato con la rischiosità delle imprese, risultando peggiore per quelle contraddistinte da una minore redditività e da un leverage più elevato. Anche le caratteristiche dei rapporti banca-impresa instaurati prima della crisi hanno influenzato la capacità delle imprese di mantenere i finanziamenti già contratti o di ottenerne di nuovi: la riduzione del credito ha riguardato le aziende che avevano frazionato il proprio indebitamento presso una pluralità di banche, mentre quelle affidate da una sola banca hanno incontrato minori difficoltà a finanziarsi. La qualità del credito, sensibilmente deterioratasi nel 2009, ha mostrato lo scorso anno alcuni segnali di miglioramento, ma rimane nettamente peggiore del biennio precedente la crisi. Nostre analisi mostrano che la mobilità della qualità del credito, che è una misura del grado d’incertezza fronteggiato dalle banche, è aumentata nel periodo della crisi, mantenendosi comunque su livelli più bassi della media nazionale. Si è indebolita nel 2010 la dinamica della raccolta bancaria presso famiglie e imprese, sia nella componente dei depositi bancari, calati lievemente rispetto al 2009, sia in quella delle obbligazioni, in sensibile rallentamento. Rispetto al 2009 la composizione dei titoli detenuti dalle famiglie non è mutata in misura significativa: la quota prevalente era costituita lo scorso anno da obbligazioni bancarie, quote di OICR e titoli di Stato italiani. Camera di commercio di Cuneo, Ufficio relazioni con il pubblico, e-mail: urp@cn.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Cuneo Vercelliadempimenti
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