studi » Economia e società in Abruzzo: anno 2010
L’Abruzzo, affetto da fragilità strutturali aggravate dalle profonde modificazioni indotte dal sisma del 2009, stenta ad agganciare la ripresa economica. L’intero sistema imprenditoriale regionale mostra segni incerti di ripresa. Considerando il contributo dei vari settori sul valore aggiunto regionale, se si esclude il buon andamento dell’agricoltura, modeste sono le performance dell’industria e dei servizi e negative quelle delle costruzioni. L’Abruzzo risente fortemente della presenza di un tessuto imprenditoriale frammentato e parcellizzato che si dimostra spesso inadeguato a raccogliere le sfide che il mercato globale lancia. Nonostante ciò, il sistema delle imprese regionale è vitale e flessibile, cresce in termini di numerosità di aziende e rafforza progressivamente la sua struttura, come dimostra l’incremento delle società di capitale. Aumenta, in particolare, il numero delle imprese nei settori direttamente o indirettamente collegati con le attività di costruzione e ricostruzione. Le incertezze e debolezze del sistema economico trovano riscontro anche in una scarsa vitalità demografica della regione: il tasso di crescita naturale mostra negli ultimi anni un andamento negativo sensibilmente peggiore di quello nazionale e anche il tasso migratorio totale, pur restando positivo, a partire dal 2009, ha assunto valori inferiori alla media italiana. La popolazione tende ad invecchiare velocemente e pare mantenere un certo equilibrio tra le varie fasce di età soprattutto grazie all’ingresso di nuovi residenti dall’estero, apporto che, però, negli ultimi due anni è inferiore al dato nazionale. L’importanza del ruolo del lavoro delle donne sullo sviluppo dell’economia e la criticità della relativa situazione regionale è il tema trattato dal prof. Mauro. L’incremento dell’occupazione femminile aumenta reddito, sicurezza e stabilità familiare, porta ad un innalzamento dei tassi di natalità, fa crescere i consumi, implica l’esternalizzazione dei servizi tipicamente familiari con conseguente creazione di un indotto significativo. A tali indubbi vantaggi, si aggiungono le considerazioni che le donne sono portatrici di livelli di istruzione particolarmente elevati e che lo sviluppo economico e tecnologico e l’ampliamento del settore dei servizi riducono il vantaggio competitivo maschile. Nonostante ciò nel mercato del lavoro abruzzese le risorse femminili non vengono ancora adeguatamente impiegate, essendo occupate specialmente nel lavoro atipico e nel settore irregolare dell’economia: forte il divario tra i tassi di occupazione maschile (67,0%) e femminile (44,1%), quest’ultimo ancora lontano dall’obiettivo del 60% che si sarebbe dovuto raggiungere entro il 2010; pesante la disoccupazione femminile (11,4%, superiore di oltre 4 punti percentuali rispetto a quella maschile); elevato tasso di inattività femminile (50,2%) rispetto a quello italiano (48,8%) al contrario di quello maschile che è ad esso allineato (27%). Il prof. Properzi ha esaminato il tema dell’innovazione degli strumenti di governo del territorio nella ricostruzione. La fase successiva a eventi catastrofici si pone, generalmente, come momento di accelerazione di questo processo; ciò non si è verificato nel caso aquilano in cui gli strumenti straordinari dell’emergenza si contrappongono a quelli ordinari senza la mediazione di una governance ben temperata. L’Autore parte dalla analisi storica del modello di sviluppo abruzzese, basato sul dualismo costa-aree interne, in parallelo alla lettura degli strumenti di governo del territorio, fortemente caratterizzati dal paradigma del “riequilibrio”, e propone, nell’attuale fase congiunturale, politiche di stabilizzazione piuttosto che di trasformazione, in quanto ritenute più efficaci e coerenti, soprattutto in un territorio ricco di valori ambientali, paesaggistici e storico culturali. Il nuovo impianto di indirizzi, norme e procedure per la ricostruzione, così come strutturato, non appare coordinato né con il sistema di pianificazione esistente né con quello in itinere (PRP Piano Regionale Paesistico e ddl “Norme d’uso del suolo” all’esame del Consiglio Regionale), ma si caratterizza per complessità e al contempo per genericità. Di contro il sisma ha posto in risalto anche tutte le negatività della pianificazione di tradizione: tempi, efficacia, strumenti. Appare quindi opportuna una rivisitazione dell’approccio che connota gli “Indirizzi per la Ripianificazione” e una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni e in primis della Regione al ruolo degli strumenti ordinari. Un Piano Strategico Territoriale (PST), previsto peraltro dalla LR 70/95 e correlato ai nuovi Piani Paesaggistici, potrebbe divenire lo snodo tra i diversi Programmi Operativi Regionali (POR) e la pianificazione in itinere, ma anche uno strumento per orientare le politiche allocative connesse al finanziamento di nuove attività. CRESA, Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali, tel. 086 225335, fax 086 2419951, e-mail: info@cresa.it
Fonte: CRESA, Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali
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