Nel II trimestre 2011, l’industria pavese ha proseguito il suo cammino di ripresa, sebbene in misura molto moderata. La produzione dell’industria manifatturiera pavese registra infatti, tra aprile e giugno 2011, una variazione tendenziale pari al 2,00%. Un dato che, seppur in rallentamento rispetto a quello registrato nel I trimestre dell’anno, può essere definito come risultato positivo, considerando che il confronto avviene sul II trimestre del 2010, periodo in cui il tessuto manifatturiero pavese aveva già invertito la tendenza negativa spuntando una variazione consistente. Battuta d’arresto invece per il dato congiunturale che mantiene i livelli della produzione industriale sostanzialmente inalterati con un valore pari a -0,06%.
“Il quadro che emerge dall’indagine congiunturale presenta una ripresa che fatica a decollare- dichiara il Presidente della Camera di Commercio, Giacomo de Ghislanzoni Cardoli – restano deboli domanda interna ed esportazioni, ristagnano gli investimenti e, a fianco di una stabilizzazione del quadro occupazionale, permane un ricorso alla CIG superiore alla norma. Segnali forti di una struttura produttiva che non riesce ancora a viaggiare a pieno regime e che sollecitano la rapida attuazione di interventi che sostengano la crescita e la competitività territoriale e che aiutino le aziende a rafforzarsi soprattutto sui mercati esteri più promettenti. Alla luce di queste indicazioni, la strada per tornare ai livelli pre-crisi appare ancora lunga, incerta e legata soprattutto all’evolversi del quadro finanziario internazionale”.
Dall’esame dei dati congiunturali - dichiara il Presidente dell’Unione degli Industriali della Provincia di Pavia Franco Bosi - si conferma come l’andamento della nostra economia, abbia, seppur leggermente, invertito il trend negativo, avviandosi verso un movimento di ripresa dopo lo shock del 2009.
Le commesse all’estero ed anche il fatturato totale mostrano lievi progressioni tendenziali con segno positivo rispetto al passato. Purtroppo la situazione generale, ed in particolare quella relativa agli ordini interni, non danno segni di ripresa registrando una situazione di contrazione/stasi dovuta alla forte caduta della domanda. D’altronde gli andamenti pesanti del nostro Paese e dell’economia occidentale, sottoposti tra l’altro ad azioni di tipo speculativo, non contribuiscono certo a migliorare tale situazione che necessita di decise scelte economiche da parte del potere politico. E’ auspicabile che il confronto tra il Governo e le Parti Sociali, in corso in questi giorni, dia risposte concrete alle aspettative ed alle riforme da tempo sollecitate da Confindustria. E’ palese comunque il momento di forte difficoltà in questo tipo di percorso, che lascia prevedere tempi molto lunghi per rientrare ai livelli pre-crisi.
La ripresa si conferma spinta, per ora, da un solo motore, quello della domanda estera, che conduce inevitabilmente alla selettività delle performances aziendali in funzione del fatturato estero.
Le commesse estere evidenziano un leggero incremento sia rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente sia rispetto ai primi mesi dell’anno e anche il fatturato totale mostra un’accelerazione che risulta molto più consistente se osservata sotto il profilo tendenziale. Si riduce, invece, la quota di fatturato estero, che registra valori sotto la media dell’anno trascorso.
La domanda interna, già negativa nel primo trimestre, non riesce a risollevarsi e subisce ancora variazioni con segno meno.
I prezzi delle materie prime, infine, così come quelli dei prodotti finiti, appaiono più contenuti sia in un’ottica congiunturale sia tendenziale.
L’indice della produzione industriale rimane stabile rispetto al trimestre precedente mantendosi sotto quota 100 (94,85 il dato destagionalizzato, base anno 2005=100) che evidenzia un processo di avvicinamento ai livelli pre-crisi ancora lento per la nostra provincia.
L’esame della produzione industriale nel contesto lombardo mostra un andamento che mima il dato regionale, pur rimanendo su livelli molto più moderati. Il contrasto fra Pavia e la Lombardia si mantiene più consistente da un punto di vista tendenziale mentre è decisamente più contenuto in un’ottica congiunturale, come appare dal grafico seguente.
Anche nel confronto con le altre province, Pavia si conferma fanalino di coda nella lettura del dato tendenziale della produzione industriale, davanti solo a Lodi, unica provincia per il trimestre di riferimento a registrare un dato negativo, in netto contrasto con Cremona e Lecco che mostrano valori nettamente positivi.
L’analisi della produzione industriale in relazione alla dimensione mostra due aspetti. Il primo è che le dimensioni di impresa piccole e medie hanno conosciuto variazioni positive mentre le aziende con oltre 200 addetti sembrano aver risentito di una battuta d’arresto. Il secondo, strettamente collegato, è che l’intensità della variazione è inversamente proporzionale alla dimensione di impresa in quanto le imprese più piccole hanno mostrato una performance migliore rispetto a quelle di dimensioni maggiori.
Analizzando i vari comparti produttivi, la chimica, la gomma plastica e i minerali non metalliferi, sono quelli che hanno mostrato la dinamica tendenziale maggiore. Questi ultimi forse legati all’incremento delle imprese del settore costruzioni nella nostra provincia. La meccanica spunta segni positivi nel confronto trimestrale ma rimane in territorio negativo rispetto lo stesso periodo del 2010.
In questo contesto, il tasso di utilizzo degli impianti migliora leggermente,collocandosi attorno al 63,62%, così come il periodo di produzione assicurata che raddoppia con circa 63 giorni. Le aziende persistono nel dar fondo alle scorte evitando l’accumulazione di prodotti finiti e di materie prime. Un dato questo che si può dedurre anche dalla diminuzione degli ordinativi interni.
Il mercato del lavoro, come si è più volte sottolineato, risente delle vicende della produzione non immediatamente ma le sue variabili si adeguano con un certo ritardo temporale. Ciò è valido anche per il trimestre di riferimento che vede per l’industria un saldo entrati-usciti positivo pari a 1,62% con un parallelo aumento, seppur contenuto, della percentuale di aziende che fa ricorso alla cassa integrazione (+23,19% rispetto al 22,08% del primo trimestre 2011) e dell’incidenza delle ore CIG sul monte ore trimestrale (2,4% rispetto all’1,92 di gennaio-marzo di quest’anno).
Artigianato
Per le aziende artigiane manifatturiere diventa finalmente positivo sia il dato tendenziale (+2,72%) sia quello congiunturale (+1,74%%), con una discreta intensità di crescita anche se risulta meno diffuso il segno positivo tra i settori di questo comparto che presenta solo la meccanica, i minerali non metalliferi e le calzature in progresso su base annua a fianco di variazioni tendenziali ancora negative dell’alimentare e della carta-editoria.
I dati sulla produzione per dimensione evidenziano, per l’artigianato, moderati differenziali di crescita tra le varie classi, con le imprese di media dimensione al +3,8% e le più grandi al +5,2% e con le micro imprese che registrano ancora una contrazione della produzione su base annua (-0,5%).
Positivo anche l’andamento dell’indice della produzione che guadagna l’1,3% e raggiunge quota 76 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100).
L’occupazione è in ritardo rispetto al recupero dei livelli produttivi anche nel comparto artigiano. Il saldo occupazionale è, addirittura, negativo, con un deficit tra i tassi di ingresso e di uscita pari al 2%. Per questo settore, inoltre la quota di aziende che ha utilizzato ore di CIG nel trimestre è salita all’12%, con una quota sul monte ore trimestrale dell’1,4%.
Aspettative
Nell’ambito di un quadro che, almeno nel breve periodo non sembra così drammatico, permangono all’orizzonte nubi che tendono ad offuscare le aspettative degli imprenditori.
Il “sentiment” delle imprese intervistate introduce elementi di cautela in merito a tutti gli indicatori oggetto di intervista.
Per quanto riguarda l’evoluzione della domanda, distinta in interna ed esterna, si noti dal grafico che ne illustra l’andamento, come le curve si sviluppino nella stessa direzione negativa, anche se quella relativa alle commesse estere è caratterizzata da un maggior pessimismo.
Anche le previsioni degli imprenditori riguardanti la produzione e l’occupazione vanno nella medesima direzione che delinea, per il prossimo trimestre, un rallentamento della ripresa, motivato solo in parte dalla stagionalità del trimestre estivo.