L’Italia condivide con il resto dell’Area euro le incertezze e la debolezza del quadro macroeconomico generale. Dopo l’assestamento che aveva preso corpo durante il 2010, quando le dinamiche internazionali parevano offrire spunti alla ripresa su scala internazionale, il 2011 è tornato a mostrare un quadro problematico all’interno del quale si stanno manifestando prospettive di crescita assai poco favorevoli per l’economia italiana. Ne consegue che la contrazione che si è andata registrando, in particolare, dalla seconda metà dell’anno, non va considerata come un episodio di carattere ciclico, ma di tipo sistemico che riflette un quadro macroeconomico sul quale pesano le tensioni dei mercati finanziari segnati da un circolo vizioso tra bilanci bancari e debiti sovrani molto incerti.
Gli Scenari di sviluppo delle economie locali realizzati da Unioncamere e Prometeia prevedono un contesto economico italiano che per il 2012 sarà tutto di segno “meno”. A livello territoriale potrebbe ampliarsi maggiormente il divario tra il Nord-Centro e il Sud. In un simile contesto il Molise si troverà a fronteggiare una scenario ben peggiore di quello previsto per le altre regioni: in un quadro di decrescita del sistema Italia, che potrebbe portare ad una contrazione del Pil dello 0,5% nel 2012, la nostra regione potrebbe registrare decrementi più consistenti (-1,0%), occupando l’ultima posizione nella graduatoria decrescente, rispetto ad uno -0,9% previsto per le regioni meridionali.
E le cattive notizie potrebbero non terminare qui, con le altre componenti della domanda che il prossimo anno potrebbero collocarsi tutte in terreno negativo. La spesa per i consumi finali nazionale è prevista in diminuzione dello 0,2% a causa delle prospettive incerte riguardanti i redditi personali e lo scenario occupazionale: tali preoccupazioni in Molise avranno una portata più ampia con una spesa per i consumi prevista in calo dello 0,6%, di poco inferiore alla media della ripartizione territoriale di appartenenza (-0,7%), a fronte di una sostanziale stagnazione, pur sempre con il segno positivo, per le regioni del Nord (+0,1%). Il tasso di disoccupazione, a fronte di una media annua italiana prevista pari all’8,3%, potrebbe toccare in Molise l’11,2%, inferiore rispetto alle regioni meridionali, dove è pari in media al 13,7% con punte del 15,3% in Campania e del 14,5% in Sicilia.
Nel biennio 2012-2013, il mercato del lavoro potrebbe descrivere uno scenario ancora più problematico. Il tasso di disoccupazione potrebbe aumentare di un ulteriore 0,2% raggiungendo l’11,4% in Molise, restando inferiore di circa 3 punti percentuali rispetto al Mezzogiorno, ma mantenendo un divario negativo di circa 3 punti percentuali rispetto alla media nazionale. A livello provinciale nel biennio sarà previsto un tasso di disoccupazione pari al 10% ad Isernia e al 12% a Campobasso. Il tasso di occupazione in Molise rimarrà sostanzialmente stabile, rispetto al 2011, nel biennio con valori pari al 32,8%, superiore al valore che potrebbe far registrare il Mezzogiorno (29,8%), ma inferiore di circa 5 punti percentuali rispetto all’Italia (37,8%).
Stesse difficoltà anche per gli investimenti fissi lordi che, a causa del protrarsi della crisi immobiliare che incide sulla componente delle costruzioni, e della crescente selettività del credito, potrebbero portare ad una diminuzione media in Italia dello 0,6%. Nel Mezzogiorno la riduzione potrebbe essere pari quasi al doppio del dato nazionale (-1,1%) e le maggiori difficoltà si concentrerebbero proprio nel Molise dove potrebbe registrarsi un calo del -1,4% (così come in Calabria).
Fondamentale potrebbe essere il ruolo delle esportazioni nella nostra regione, che nonostante una domanda mondiale meno vivace, potrebbe far segnare un +3,0% nel 2012, valore superiore alla media italiana di circa un punto percentuale e inferiore solo ai valori previsti per l’Abruzzo e per la Basilicata che potrebbero registrare entrambe un +3,6%.
Nel biennio 2012-2013 il valore potrebbe crescere ulteriormente del 3,9%, contro il 2,9% del Mezzogiorno e il 3,2% dell’Italia. Tuttavia il valore delle esportazioni in Molise sul valore aggiunto avrà ancora un peso poco significativo (7,0%) a confronto sia con l’Italia (25,8%) che con l’area geografica di appartenenza (13,4%). A livello provinciale potrebbe la migliore performance potrebbe registrarsi a Isernia per la quale l’Unioncamere ha previsto per il biennio una crescita delle esportazioni del 37,3% con un peso totale sul valore aggiunto del 13,3% a fronte del 7% registrato nel 2011.
Campobasso potrebbe mostrare maggiore difficoltà descrivendo un trend incerto che da un +7,2% del 2011 potrebbe scendere a quota -13,8% nel 2012-2013; di conseguenza l’apporto dell’export della provincia sul valore aggiunto diminuirebbe dal 6,2% attuale a un preoccupante 4,6%.
Posto pari a 100 il valore aggiunto per abitante a prezzi correnti dell’intero Paese, nella graduatoria delle province, Campobasso a quota 79,4 e Isernia a quota 75,7 potrebbero occupare rispettivamente la 72° e la 75° posizione con un valore aggiunto pro capite di 18.487 e di 17.630 euro, a fronte dei circa 35.000 e i 31.000 euro pro capite della provincia di Milano e di Bologna che occupano le prime due posizioni.
Prioritario sarà, dunque, dare un nuovo impulso alle politiche di coesione e di sviluppo delle regioni del Sud, così come agli investimenti a sostegno dell’occupazione e della capacità di investimento delle imprese italiane, penalizzate dai possibili rischi di ulteriore selettività dell’offerta creditizia.
In allegato il comunicato completo di grafici e tabelle.