La proprietà intellettuale è un tema su cui si ripercuotono, necessariamente, fenomeni come la globalizzazione e la diffusione di internet. Negli ultimi anni, di fronte a queste trasformazioni, cosa è cambiato dal punto di vista dell’approccio economico e legislativo?
La globalizzazione ha sicuramente influenzato la proprietà industriale e intellettuale. In effetti la maggiore facilità di comunicazione con l’estero, agevolata anche da un’ampia diffusione di internet, ha reso accessibili per molte imprese mercati prima considerati fuori portata. L’internazionalizzazione delle imprese e, quindi, la loro espansione su mercati stranieri rende necessario tutelare i propri diritti di proprietà industriale e intellettuale anche in tali contesti, soprattutto in territori ad alto tasso di contraffazione, come la Cina o l’India, ma che allo stesso tempo rappresentano ottime opportunità commerciali. Noi consulenti consigliamo sempre ai nostri clienti che intendono espandere la commercializzazione dei propri prodotti all’estero di giungere preparati su tali mercati. In particolare consigliamo di effettuare ricerche preventive sul territorio e nei registri di proprietà industriale locali, di valutare con attenzione l’affidabilità dei partner commerciali e di attivare servizi di sorveglianza per agire tempestivamente contro eventuali fenomeni di contraffazione. Per quanto riguarda più precisamente la proprietà intellettuale e quindi il diritto d’autore, la diffusione di internet ha fatto nascere nuove forme di pirateria quali il peer-to-peer illegale, che costituisce una delle maggiori preoccupazioni di una parte degli autori, produttori e distributori di contenuti creativi. In questo senso la legislazione, sia a livello europeo che nazionale, ha cercato di prevedere e reprimere le forme di pirateria rese possibili dalla smaterializzione dei contenuti. Questo è effettivamente un settore sempre in movimento, visti i continui sviluppi tecnologici, dove è anche difficile per il legislatore prevedere tutte le evoluzioni. E, in ogni caso, è bene non adottare legislazioni eccessivamente restrittive, che potrebbero ostacolare lo sviluppo e la circolazione delle idee.
Quanto pesa la tutela della proprietà intellettuale sulla valorizzazione e sul rafforzamento del “made in Italy” nel mondo?
La tutela della proprietà intellettuale ha sicuramente un valore fondamentale per il rafforzamento del “made in Italy” e il rilancio dell’economia italiana anche all’estero. Nell’attuale contesto economico, l’industria italiana subisce la concorrenza dei prodotti venduti a prezzi stracciati provenienti da paesi dove si produce a bassissimo costo, soprattutto a causa della scarsa remunerazione della mano d’opera o del mancato rispetto di normative (es. ambientali, sicurezza, ecc…). Per un paese come l’Italia, che vanta un’importante tradizione artigianale, manifatturiera o alimentare, l’unica possibile arma per rimanere competitivo è quella di puntare sull’offerta di prodotti di qualità. L’industria italiana può mantenere un’attrattiva e distinguersi sul mercato proprio offrendo prodotti di qualità e, solo per citarne alcuni, ricorderei il settore agroalimentare, quello tessile e della moda, del design. In questo senso il “made in Italy” acquista un valore e un significato preciso e inimitabile, che fa riferimento alla tradizione e alla creatività italiana.
Il nostro Paese, tuttavia, non è solo vittima della contraffazione, ma è anche uno dei principali produttori di beni contraffatti. Si sta cercando in qualche modo di far fronte a questa contraddizione?
A parte gli strumenti legislativi che ci sono e stanno dando dei risultati, per quanto riguarda la contraddizione di cui lei parla, credo che un elemento importante che non dovrebbe essere trascurato è quello della sensibilizzazione del pubblico su questo problema. Spesso i consumatori non sono sufficientemente consapevoli dell’illegalità e della dannosità dell’acquisto di un prodotto contraffatto o piratato. In effetti sono gia state intraprese iniziative di formazione, a partire dalle scuole, per promuovere una maggiore consapevolezza dei consumatori sulle conseguenze che derivano dal sostenere tale tipo di commercio. E non si tratta di conseguenze soltanto economiche e per l’industria, ma anche in termini di sicurezza dei prodotti, di danno ambientale, di sfruttamento del lavoro anche minorile e così via.
A livello europeo, c’è una copiosa produzione normativa nel campo della proprietà intellettuale. Si parla ora della nascita di un brevetto comunitario. Quali obiettivi sono stati raggiunti e quali sono le carenze ancora da colmare per garantire il rispetto effettivo dei diritti di proprietà intellettuale all’interno dell’Unione europea?
Il tema della proprietà industriale e intellettuale è da sempre al centro delle politiche dell’Unione europea, in quanto strettamente legato alla creazione e al rafforzamento del mercato unico e dell’economia. In questo senso l’Unione europea è intervenuta con diverse Direttive e Regolamenti. In realtà sono anni che si parla di brevetto comunitario, ma fino ad ora non si è mai arrivati a un accordo definitivo in proposito. Al contrario, il marchio comunitario è stato istituito con il Regolamento n. 40 del 1994 e il modello o disegno comunitario con Regolamento n. 6 del 2002. Il vantaggio di questi titoli di proprietà industriale è la possibilità di ottenere un titolo valido in tutta l’Unione europea (e quindi attualmente esteso a 27 Stati membri) con un’unica domanda, un’unica procedura, il pagamento di un un’unica tassa e così via. I vantaggi sono indubbiamente una facilità di gestione e anche una notevole riduzione di costi, che sono davvero irrisori se si considera l’ampiezza del territorio di un’Europa a 27 membri. Inoltre non bisogna dimenticare le numerose Direttive adottate in materia di diritti d’autore e connessi. Lo strumento della Direttiva si propone di armonizzare la normativa degli Stati membri con riferimento ad alcune questioni fondamentali. In particolare ricordiamo la Direttiva 2001/29/EC sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, che si proponeva di adeguare la normativa del diritto d’autore alle nuove forme di comunicazione on-line e alla smaterializzazione dell’oggetto del diritto d’autore. Tra l’altro questa Direttiva ha determinato un’importante riforma della Legge italiana n. 633 del 1941 proprio per consentire il recepimento della normativa comunitaria. Infine dobbiamo ricordare la Direttiva n. 48 del 2004 sul rispetto dei diritti di proprietà industriale e intellettuale (enforcement), che ha richiesto agli Stati membri di adottare misure effettive e dissuasive e sanzioni adeguate per reprimere la contraffazione e la pirateria. Tra l’altro, la Direttiva Enforcement prevede nuove procedure per l’ottenimento di prove e informazioni, misure cautelari quali il sequestro e sanzioni che vanno dalla distruzione dei beni illegali al risarcimento dei danni subiti.
Per concludere, dando uno sguardo allo scenario mondiale, sembra possibile per il futuro conciliare la crescita economico-commerciale di nuovi Paesi, l’aumento degli scambi, la libera circolazione delle merci e dell’informazione, con la sicurezza, il rispetto delle regole e la lotta alla contraffazione e alla pirateria?
In effetti c’è ancora molto da fare in questa direzione, soprattutto per quanto riguarda la lotta alla contraffazione proveniente dai nuovi paesi emergenti sul mercato globale. Però possiamo dire che questa tematica è una delle priorità politiche sia a livello nazionale che internazionale. Soltanto per fare un esempio, la Commissione europea ha appena riunito un tavolo di esperti europei in materia di proprietà industriale, di cui faccio parte come esperto italiano sul fronte business, per valutare e analizzare insieme una serie di best practice di misure di supporto alle piccole e medie imprese al fine di ottenere il rispetto dei propri diritti di proprietà intellettuale. Il risultato di questo progetto dovrebbe essere proprio quello di individuare una serie di misure di carattere istituzionale per fornire assistenza alle piccole medie imprese nella gestione dei loro diritti di proprietà industriale in ambito nazionale ed estero. Quindi è chiaro che esiste una forte sensibilità nei confronti di queste tematiche, come anche una forte volontà e propensione a fornire assistenza alle piccole e medie imprese che costituiscono la maggior parte del tessuto industriale europeo; queste ultime, infatti, sono le imprese che subiscono i maggiori danni della contraffazione e hanno le maggiori difficoltà a contrastare il fenomeno, sia per ragioni economiche che per mancanza di esperienza o informazione.