Logo camcom.gov.it - Torna alla Home
  
Attualita

studi » Congiuntura del commercio in Basilicata nel primo semestre 2006

  • DATA:
    05-03-2007
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    16-11-2007
Voci collegate
Visite:
2923
Nessun voto
Vota:
1 stella2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle
per condividere:




Aggiungi a OkNotizie Aggiungi a Segnalo Aggiungi a del.icio.us Aggiungi a Facebook Aggiungi a Digg Aggiungi a Wikio
Aggiungi a Technorati Aggiungi a Yahoo Aggiungi a Ma.gnolia Aggiungi a Gooogle Bookmarks Aggiungi a Stumble Upon Aggiungi a Twitter

 "Le ultime stime del modello previsionale Unioncamere indicano per il 2006 una tendenziale stagnazione dei consumi, confermando le difficoltà di uscita dell'economia regionale dalla lunga fase recessiva. Il reddito disponibile continua a crescere a tassi molto contenuti, e ciò si riflette inevitabilmente sulla capacità di spesa e di risparmio delle famiglie lucane, che continua a manifestare scarsi segnali di crescita. Ciò condiziona negativamente il fatturato degli esercizi di commercio; quelli al dettaglio anche nella prima metà del 2006 hanno accusato una flessione, e non va molto meglio per le medie aziende. Solo la grande distribuzione organizzata continua a mostrare trend positivi. Negativi anche i dati riferiti all'occupazione nel comparto commerciale, mentre una timida speranza è data dal migliorato clima di fiducia tra gli operatori, rispetto al 2005, e dagli investimenti crescenti per ottimizzare l'organizzazione e la vendita, nonché dal ricorso all'adesione ai gruppi di commercio organizzati". E' questo il quadro di sintesi tracciato dal presidente di Unioncamere Basilicata, Pasquale Lamorte, in base alle indicazioni che emergono dall'ultima indagine congiunturale del Centro Studi dell'ente sull'andamento del commercio nel primo semestre 2006. Le famiglie lucane fanno sempre più ricorso all'indebitamento per far fronte alle spese di consumo o intaccano i risparmi finora accumulati. Il credito al consumo continua, infatti, a registrare tassi di incremento decisamente elevati e superiori alla media nazionale (+17,2% nei primi tre mesi del 2006, contro il +14,0% dell'Italia), mentre i depositi bancari delle famiglie – nell'ultimo anno e mezzo – hanno evidenziato un trend, in termini reali, quasi stazionario. Nel 2005, secondo i dati Istat, la spesa media mensile per famiglia in Basilicata è risultata pari a 2.024 euro, contro i 2.397 del dato nazionale. A livello regionale, in particolare, "pesano" in misura maggiore i consumi alimentari, che assorbono il 21,5% della spesa mensile complessiva (circa 435 euro mensili), a fronte del 19,2% della media nazionale. Analogamente più elevata è l'incidenza della spesa destinata ai trasporti (16,2 contro 14,3%), all'istruzione (2,4 contro 1,0%) e, in misura minore, quella della spesa per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici e di abbigliamento e calzature. In Basilicata le famiglie spendono molto meno, invece, per l'abitazione (20,0% la relativa quota sul totale, contro il 25,8% dell'Italia), per gli "altri beni e servizi" (che comprendono le spese per le assicurazioni e per i mutui casa) e per il tempo libero e la cultura. Ancora negativo il bilancio delle vendite al dettaglio, mentre prosegue la crisi degli esercizi specializzati, alimentari e non; sempre in crescita le vendite di ipermercati, supermercati e grandi magazzini (forme di vendita del canale moderno) sebbene in decelerazione rispetto al 2005 e decisamente lontani dai ritmi di crescita sperimentati nel triennio 2001-2003. E' proprio la minore diffusione relativa del canale moderno della distribuzione commerciale in Basilicata che spiega, quindi, i peggiori risultati – in termini di fatturato – conseguiti dal settore a livello regionale rispetto al resto del Paese. Tuttavia, sulla base delle aspettative formulate dagli operatori commerciali, i prossimi mesi dovrebbero segnare, se non una ripresa - che ha già iniziato a manifestarsi, se pur debolmente, a livello nazionale - quantomeno un progressivo esaurimento del trend negativo. Solo la grande impresa incrementa il giro d'affari, soprattutto nella Gdo: l'intero incremento del giro d'affari nel canale moderno (supermercati, grandi magazzini, ipermercati) è imputabile ai punti vendita di grandi dimensioni, non rilevandosi segnali positivi dalle imprese despecializzate di medie dimensioni. Inoltre, tutto il comparto specializzato alimentare, a prescindere dalle superfici di vendita, accusa flessioni del fatturato. In questi anni di forte penalizzazione dei consumi, le imprese commerciali lucane non hanno mancato di realizzare investimenti ed introdurre innovazioni organizzative nelle strutture aziendali per accrescere la competitività e rafforzare le proprie quote di mercato. Nel corso degli ultimi 12 mesi, ad esempio, il 18% dei piccoli esercizi ha effettuato investimenti per sviluppare le vendite (prevalentemente attraverso la ristrutturazione e l'ampliamento dei locali esistenti); quota superiore a quella rilevata due anni fa, quando le imprese investitrici erano state il 12%. In forte aumento è anche la quota di imprese che aderiscono a gruppi di commercio organizzato, sia tra i piccoli esercizi (dal 16 al 27%) sia tra quelli di medie dimensioni (dal 9 al 29%). La prima metà del 2006 ha fatto registrare in Basilicata una ripresa del flusso di nuove aperture di esercizi commerciali (310, 31 in più rispetto al I semestre 2005) ma anche un ulteriore aumento del numero di chiusure (369, 26 in più nello stesso periodo), con un saldo di nati-mortalità aziendale negativo per 59 unità e un ridimensionamento dello stock complessivo di imprese presenti sul mercato. In rapporto alla consistenza delle imprese commerciali all'inizio del 2006, tale saldo equivale ad un tasso di variazione della base imprenditoriale del settore pari al -0,63%, che rappresenta uno dei peggiori risultati degli ultimi anni. Negativo il trend di medio-lungo periodo dell'occupazione commerciale. Considerando i tassi medi annui di variazione, calcolati come rapporto tra la media degli occupati negli ultimi 12 mesi e quella dei 12 mesi precedenti, in riferimento alla data di marzo 2006 l'occupazione nel commercio ha accusato – a livello regionale – una flessione del 3,4% (poco meno di un migliaio di unità in termini assoluti). Più consistente il calo dell'occupazione indipendente, diminuita del 4,0% a fronte del -2,6% della componente alle di-pendenze. A livello nazionale, invece, gli occupati del settore hanno evidenziato una tendenziale stazionarietà (+0,4%), grazie alla forte crescita dell'occupazione dipen-dente (+5,9%), legata prevalentemente alla diffusione delle medie e grandi su-perfici di vendita, che ha bilanciato le perdite dell'occupazione indipendente nel piccolo commercio tradizionale. La contrazione della domanda di lavoro nel sistema distributivo regionale, inoltre, ha penalizzato soprattutto la componente femminile, che ha subito una flessione media annua del 7,3%, contro il -1,0% dell'occupazione maschile. Secondo l'ultima indagine Excelsior, le imprese commerciali lucane hanno previsto di assumere – nell'anno in corso – 680 unità; a fronte di queste "entrate", le "uscite" (per pensionamenti, dimissioni, licenziamenti) dovrebbero interessare 430 unità. Tra i due flussi vi è quindi un saldo positivo di 250 unità, che equivale ad un incremento "netto" del 2,8% dell'occupazione dipendente.

Unioncamere Basilicata, Vito Verrastro, tel. 0971 274476, e-mail: unioncamerebas@tiscali.it
Fonte: Unioncamere Basilicata

Potenza

  
Le Camere di Commercio

Le Camere di Commercio

Italiane
Estere
Ricerca

Ricerca

Cerca per concetto
Cerca per provincia
Cerca per ATECO
Inserisci la tua chiave di ricerca