Il “fagiolo Cuneo”, dal 20 maggio scorso è iscritto nel Registro UE delle indicazioni geografiche protette. Questo significa che il prodotto potrà, d'ora in poi, essere commercializzato non solo in Italia (com'è avvenuto negli ultimi due anni di transizione), ma anche all'estero, avvalendosi dell'apposito marchio.
L'iter è stato molto articolato e complesso e ha preso l'avvio sotto l'egida della Camera di commercio, per passare attraverso la ricostruzione attenta della storia dell'ortaggio, l'indicazione precisa delle varietà interessate e delle aree investite e gli incontri con i produttori per stabilire il disciplinare. Determinanti il ruolo del Consorzio per la valorizzazione e la tutela, attivo da tempo, presieduto da Aldo Marchisio e il supporto dalle organizzazioni professionali agricole.
“Un'altra produzione tra le molte legate al territorio - è il commento del presidente camerale, Ferruccio Dardanello - ottiene un riconoscimento che ne avalla gli elevati requisiti, la tipicità e unicità, premiando i coltivatori e consentendo ai consumatori di riconoscerla sul mercato. Per una voce assai significativa dell'orticoltura cuneese si aprono, dunque, nuovi orizzonti, legati a dati quantitativi che hanno raggiunto, annualmente, i 90mila quintali di “fresco” e i 25mila di “secco” per un valore complessivo superiore ai 20 milioni di euro”.
Si tratta ora di gestire al meglio la denominazione, compiendo ulteriori passi avanti a livello di commercializzazione.
Il Regolamento approvato dalla Commissione europea indica le varietà interessate nel Bianco di Bagnasco, Vedetta, Billò, Corona, Stregonta, Bingo, Rossano, Barbarossa, Solista e Millenium, fa coincidere la zona di produzione con una fascia tra i 200 e gli 800 metri ai piedi delle Alpi Marittime, fa riferimento a una tradizione puntualmente documentata a partire da inizio '800 e alla presenza di una rete mercatale decentrata sul territorio provinciale.
Chiaro il riferimento alla professionalità dei produttori, tramandata di padre in figlio, chiamata a confrontarsi con le difficoltà di gestione di un ortaggio che, in quanto rampicante, richiede particolare attenzione e sollecita la ricerca di soluzioni originali, a cominciare dalla consuetudine tutta ed esclusivamente cuneese di legare insieme, alla sommità, quattro canne di sostegno alla volta, per assicurare maggiore resistenza alle intemperie.