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studi » Giornata Economia: il quadro di sintesi dell'economia lucana del 2007

  • DATA:
    11-07-2008
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    01-09-2008

In base alle stime di pre-consuntivo del modello previsionale Unioncamere, la crescita del PIL della Basilicata, nel 2007, dovrebbe essersi fermata al +1,4%, decelerando notevolmente rispetto al +2,1% dell’anno precedente: ha concorso la marcata debolezza della domanda interna, in particolare della componente della spesa per consumi delle famiglie, la cui crescita si è più che dimezzata (dal +1,8 al +0,8%).

Il ristagno della domanda di consumo ha risentito dell’evoluzione sfavorevole di alcuni fattori che concorrono alla formazione del reddito reale disponibile, quali la dinamica dell’occupazione, tornata negativa nel 2007, e la forte accelerazione dell’inflazione, che ha penalizzato soprattutto i capitoli di spesa che incidono maggiormente sui bilanci familiari. Le difficoltà finanziarie delle famiglie lucane trovano conferma, peraltro, nel forte aumento del ricorso al credito bancario per le spese di consumo e nella riduzione del risparmio accumulato in depositi, valori mobiliari e riserve.
L’altra componente della domanda interna – la spesa per investimenti – ha mostrato, invece, una discreta tenuta (+2,8% la variazione tendenziale stimata per il 2007), grazie alla dinamica sempre espansiva degli investimenti in costruzioni e fabbricati.

Se la domanda interna ha proceduto a rilento, quella estera si è confermata come un importante fattore di “traino” dell’economia lucana nell’attuale ciclo congiunturale: per il secondo anno consecutivo, infatti, l’export regionale è cresciuto a ritmi sostenuti, grazie alle vendite di auto e prodotti energetici, che rappresentano circa il 76% dell’export complessivo. Il grado di apertura internazionale del “sistema Basilicata” rimane, tuttavia, assai modesto, come segnalato anche dal ridottissimo numero di imprese industriali con fatturato estero (appena il 6,4% del totale, contro una media nazionale del 23,5%).

Dal punto di vista settoriale, il rallentamento del PIL regionale nel 2007 riflette, soprattutto, la nuova “frenata” dell’industria manifatturiera, in crescita zero dopo i lievi ma significativi recuperi messi a segno nell’anno precedente. Segnali sfavorevoli vengono non soltanto dalle piccole imprese, che non sembrano in grado di invertire il trend negativo in atto ormai dal 2002, ma anche dalle imprese di medio-grandi dimensioni, il cui apporto è stato determinante nella ripresa dei livelli produttivi registrata nel 2006. L’attuale congiuntura manifatturiera è caratterizzata, peraltro, da un’elevata differenziazione degli andamenti settoriali, pur in un contesto che vede sempre prevalere i trend recessivi. E’ tornato finalmente positivo il bilancio dell’attività produttiva nell’industria del “legno e mobile”, nonostante un lieve regresso nella parte finale dell’anno; in discreta ripresa anche l’industria “meccanica e dei mezzi di trasporto” e l’industria estrattiva, mentre tutti gli altri principali comparti accusano situazioni di “sofferenza”, che risultano particolarmente intense nella “chimica e materie plastiche”, nell’alimentare, nella “carta e stampa” e nel tessile/abbigliamento.

Anche per l’industria delle costruzioni il consuntivo 2007 si presenta tutt’altro che favorevole, come si desume dall’evoluzione sempre negativa del fatturato dichiarato dalle imprese (-2,3%) e dalla forte flessione dei livelli occu-pazionali (-9,6%). Più che una vera e propria crisi, il settore sembra scontare le crescenti difficoltà delle imprese ad intraprendere nuovi percorsi di sviluppo, diversificando mercati e servizi. Il mercato immobiliare, ad esempio, secondo i primi dati di consuntivo forniti dall’Agenzia del Territorio, dovrebbe aver esaurito, anche a livello regionale, il suo ciclo di crescita, per effetto di alcuni fattori strutturali, quali il rialzo dei tassi di interesse per i mutui e il li-vello raggiunto dal prezzo degli immobili.
Con riferimento agli altri principali settori, l’agricoltura ha subito una ulteriore flessione del valore aggiunto (intorno al 10%), la terza consecutiva dal 2005; analogamente in calo, negli ultimi anni, sono gli occupati, e ciò sta determinando un significativo recupero dei livelli di produttività.
A sostenere la crescita dell’economia regionale, lo scorso anno, è stato quindi il settore terziario, dove l’incremento del valore aggiunto è stimato nell’ordine del 2,6%.
All’interno del comparto va segnalata, tuttavia, l’evoluzione sempre negativa delle attività commerciali (-1,7% la variazione del giro d’affari degli eser-cizi al dettaglio), che riflette non soltanto la prolungata debolezza dei consumi, ma anche i problemi di tenuta del piccolo commercio tradizionale, alla ricerca di un difficile riposizionamento sul mercato che ne valorizzi i fattori specifici di attrattività. La media e grande distribuzione organizzata continua, invece, a rafforzarsi e ad incrementare le vendite, sebbene il suo grado di penetrazione nel sistema commerciale lucano resti molto inferiore alla media nazionale .

In forte difficoltà è il settore dell’autotrasporto, penalizzato anche dai rincari dei prezzi dei carburanti, che già da qualche anno accusa consistenti flessioni del numero di imprese, in prevalenza artigiane. Per contro, un’elevata vivacità imprenditoriale si registra nei servizi alle persone, la cui crescita è sempre più legata alla domanda di servizi sociali e sanitari da parte della popolazione anziana, e nei servizi alle imprese, tra i quali spicca la significativa espansione dei servizi informatici e pubblicitari, da un lato, e dei più “tradizionali” servizi di pulizia, dall’altro.

Nel complesso positivo, infine, il bilancio del settore turistico, con una ripresa delle presenze nelle strutture ricettive che ha sfiorato il 5%, dopo le perdite accusate nell’anno precedente. La crescita dell’attività economica nel 2007 è stata comunque insufficiente a garantire il mantenimento dei livelli di occupazione nel mercato del lavoro regionale; livelli che hanno subito, anzi, un forte arretramento (circa 2,1 mila unità in meno), determinato, peraltro, da due settori soltanto (l’industria delle costruzioni e l’agricoltura). La disoccupazione ha continuato, tuttavia, a diminuire (la flessione è stimabile nell’ordine di 2,6 mila unità), per effetto del “passaggio” di molti inoccupati verso uno status di inattività o verso una condizione di occupato “irregolare”.

Se nel 2007 l’economia regionale ha fortemente rallentato, nel 2008 rischia di fermarsi del tutto. Le stime Unioncamere indicano, infatti, una crescita zero del PIL per l’anno in corso, a fronte peraltro di un modestissimo +0,5% che i principali Istituti di previsione macroeconomica accreditano all’economia italiana.
A tale risultato contribuirebbe l’ulteriore decelerazione della domanda in-terna (dal +1,3% del 2007 al +0,8%), sia nella componente dei consumi delle famiglie, che verrebbero penalizzati anche dalla crescente erosione di potere d’acquisto indotta dall’inflazione, sia nella componente degli investimenti, che risentirebbero del progressivo esaurimento del ciclo delle costruzioni.
Dal punto di vista settoriale, invece, le previsioni più negative riguardano l’industria in senso stretto, che rischia una nuova fase recessiva; gli stessi indicatori prospettici forniti dall’indagine diretta sulle imprese sembrano avvalorare tale rischio: nella parte finale del 2007, il portafoglio d’ordini delle imprese ha mostrato un andamento molto deludente, mentre il clima di fiducia tra gli operatori è sceso ai livelli più bassi finora rilevati.

Unioncamere Basilicata, Tel. 0971 412.260, Fax 0971 27980
Fonte: Unioncamere Basilicata

  
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