Alla stagnazione economica ed alla crisi dei consumi, gli imprenditori dichiarano di voler reagire investendo ancora una volta sulle risorse umane: hanno previsto di creare anche quest’anno oltre 110 mila nuovi posti di lavoro; aumentano le preferenze per i contratti a tempo indeterminato; cercano laureati e diplomati con maggior intensità del passato. E’ quanto mette in evidenza Excelsior 2008, il Sistema informativo di Unioncamere e Ministero del Lavoro.
Dai dati Excelsior per il 2008 emergono su tutte tre considerazioni principali.
La prima è che le imprese italiane hanno voglia di crescere e hanno ben chiaro che, per competere sui mercati globali, occorrono risorse umane più preparate e più competenti. L’aumento della domanda di laureati e diplomati ne è la conferma, così come la maggiore richiesta di profili professionali altamente qualificati.
Secondo: le imprese sono pronte a scommettere sui giovani di valore e offrono in prevalenza rapporti di lavoro a tempo indeterminato, perché sanno di fare un investimento per il futuro. Anche se incontrano ancora troppe difficoltà nel reperire le risorse umane qualificate di cui hanno bisogno.
Terzo: le flessibilità introdotte negli ultimi dieci anni con le riforme sul mercato del lavoro, da ultimo attraverso la legge Biagi, corrispondono efficacemente alle esigenze di crescita del nostro apparato produttivo che è alla ricerca continua della qualità e non della precarietà. Lo dimostrano anche i dati sui contratti a tempo determinato, in buona parte destinati a trasformarsi a breve in rapporti a tempo indeterminato. Nel 2008, le imprese prevedono questo esito per uno su quattro di tutti i contratti a tempo determinato in essere alla fine del 2007.
L’indagine di quest’anno conferma, dunque, che il nostro sistema produttivo nel suo complesso ha la volontà di reagire alle crescenti difficoltà congiunturali e può continuare a generare occupazione, soprattutto grazie alle piccole e medie imprese. Resta ancora grande lo spazio da colmare tra i suoi fabbisogni di capitale umano di qualità e il sistema della formazione.
Nel 2008 l’occupazione dipendente nei settori dell’industria e dei servizi privati continuerà a crescere (+1,0%), in linea con quanto rilevato da Excelsior nel 2007 (+0,8% il tasso di crescita dell'occupazione previsto nella precedente indagine). I 110mila nuovi posti di lavoro rappresentano il saldo tra 1.079.480 assunzioni complessive previste (delle quali 252mila a tempo determinato a carattere stagionale) e 969mila uscite. Il 35,3% delle assunzioni previste (381mila dipendenti) interessa l’industria; il restante 64,7% (oltre 698mila) nei servizi. Da sottolineare che al momento della conclusione delle interviste (aprile 2008) risultavano già effettuate 407.450 assunzioni, il 37,7% di tutte quelle programmate nell’anno.
Il 91,2% della nuova occupazione si concentra nelle piccole imprese (fino a 50 dipendenti). Le aziende di piccola dimensione (fino a 9 dipendenti) registrano anche per il 2008 il tasso di variazione più elevato (+2,7%), in crescita rispetto al 2007 (+2,0%). Le imprese tra i 10 e i 49 dipendenti confermano il saldo dello scorso anno (+0,4%), rappresentando quindi poco meno del 10% dell’incremento complessivo atteso per il 2008. A fronte di una sostanziale stabilità per la classe 50-249 dipendenti (+0,1%), è la classe 250-499 dipendenti che presenta il risultato migliore (+0,4%) rispetto alla stabilità registrata nel 2007. Le grandi imprese (con oltre 500 dipendenti) hanno previsto di chiudere l’anno con una leggera espansione della base lavorativa (+0,2%); negli ultimi mesi si è tuttavia assistito ad un rapido deterioramento della congiuntura internazionale e di conseguenza un certo numero di grandi gruppi imprenditoriali ha preannunciato il ricorso alla cassa integrazione guadagni o ha messo in programma significative operazioni di ristrutturazione. E’ pertanto possibile un ridimensionamento del saldo occupazionale delle grandi imprese rispetto alle loro iniziali previsioni.
Nel 2008, le assunzioni “stabili” dovrebbero superare le 392mila unità, rappresentando così il 47,4% delle 827.900 entrate non stagionali. Il contratto a tempo determinato sarà invece offerto al 42,6% delle figure in entrata, pari a 352mila assunzioni (stessa quota del 2007). I contratti a tempo indeterminato, quindi, recuperano due punti percentuali rispetto al 45,4% del 2007 e riportano il gap nei confronti del contratto a tempo determinato ai livelli dei 2006.
Il contratto a tempo determinato, che le imprese dichiarano di utilizzare soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra assumere sempre più anche il carattere di “contratto di prova”, come evidenziano gli oltre 130mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. In questo caso, la “flessibilità in entrata” potrebbe rappresentare spesso una condizione “di passaggio”, visto che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008.
Poco consistente invece il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento, le cui quote relative si mantengono ancora basse (rispettivamente 8,0% e 1,6%), per di più in diminuzione rispetto al 2007 (quando l’apprendistato sfiorava il 10%). In flessione rispetto allo scorso anno il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007).
Le imprese cercano sempre di più laureati e, soprattutto, diplomati. La richiesta di diplomati, infatti, aumenta di circa 42mila unità rispetto allo scorso anno, per un totale di 335.280 assunzioni previste nel 2008 (a fronte delle 293.050 del 2007). In termini relativi, queste assunzioni rappresentano il 40,5% della domanda di lavoro complessiva riferita al 2008 (circa 6 punti in più del 2007).
Anche i laureati continuano a crescere: i 75.330 neo-assunti con titolo universitario del 2007 (pari al 9,0% del totale delle entrate) saranno 88.000 nel 2008 (10,6%). Gli imprenditori indirizzano le loro preferenze verso la laurea specialistica che concentra il 46% delle entrate di laureati, più del doppio rispetto alla laurea triennale che assorbe invece il 21% della domanda. In flessione di tre punti percentuali è la richiesta di lavoratori con qualifica professionale (14,5% nel 2008, a fronte del 17,5% del 2007). Diminuisce anche il livello della scuola dell’obbligo, che riguarderebbe il 34,3% della domanda di assunzioni (era il 38,6% lo scorso anno).
Assunzioni sì, meglio se qualificate. Cresce, infatti, la domanda di dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici (172mila le assunzioni previste). Questo gruppo rappresenta il 20,8% delle entrate (due punti e mezzo in più rispetto al 2007). Si tratta di personale quasi esclusivamente laureato o diplomato, che viene assunto nella maggioranza dei casi con contratto a tempo indeterminato (59,7% del totale, quota più elevata rispetto al 57,5% del 2007).
Gli impiegati e le professioni commerciali e dei servizi concentrano 272.340 entrate (pari al 32,9% del totale delle assunzioni previste, in flessione rispetto al 34,9% dello scorso anno). Al contrario, in aumento è la richiesta di operai specializzati, sia in valore assoluto (+2.300 unità), sia in percentuale (rappresentano il 20,1% delle assunzioni, mezzo punto percentuale in più del 2007). Pressoché stabili i conduttori di impianti e macchinari, fissi e mobili, passati dai 114.660 dello scorso anno ai 113.280 del 2008 (la quota percentuale è rimasta pari al 13,7%). In diminuzione, invece, la richiesta di personale non qualificato: 103.730 richieste nel 2008 contro le 115.420 del 2007. In termini percentuali la quota sul totale delle assunzioni è passata dal 13,7% del 2007 al 12,5% per l’anno in corso.
In flessione la quota di assunzioni di personale immigrato non stagionale prevista nel 2008. La domanda potrà attestarsi tra un minimo di 111.240 unità (pari al 13,4% delle richieste totali) e un massimo di 167.800 unità (pari al 20,3% del totale delle assunzioni previste), in calo di quasi sette punti percentuali rispetto al 2007 (quando la percentuale di immigrati richiesti oscillava tra il 19 e il 27% del totale).Il Nord Est si conferma l’area con maggior richiesta di lavoro da oltre frontiera (il 24,3% del totale); seguono il Centro (22,9%), il Nord Ovest (21,3%) e il Sud e Isole (13,5%). Va peraltro segnalato che la generalizzata flessione nella richiesta di lavoratori immigrati a tempo determinato e indeterminato potrebbe essere parzialmente compensata da una maggiore domanda di lavoratori stagionali immigrati (da 33 mila a 62 mila unità).
Continua ad essere il Mezzogiorno l’area del Paese in cui si prevede il maggior aumento della base occupazionale 2008. Il Sud e le Isole fanno infatti ancora registrare i valori più elevati sia rispetto alle assunzioni (12,5% il tasso di entrata), sia rispetto al saldo occupazionale (+1,5%, pari a 35.760 posti di lavoro in più rispetto al 2007). Seguono il Nord Est (9,9% le entrate e +1,0% il saldo), il Centro (9,3% e +0,9%) e il Nord-Ovest (7,5% e +0,7%).
Il mercato del lavoro del Meridione conserva però elementi di criticità legati soprattutto alla limitata domanda di lavoro di laureati (7,3%, circa 5 punti in meno del resto d’Italia) e diplomati (38,0%, 3 punti in meno rispetto alle regioni centro-settentrionali). Minore rispetto al Centro-Nord è anche la richiesta di figure high skill (dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici), che al Sud concentrano appena il 14,8% delle entrate previste per il 2008, contro il 22,9% del Centro-Nord. La domanda di lavoro del Mezzogiorno appare quindi fortemente squilibrata a vantaggio delle professioni operaie in senso stretto. Queste ultime rappresentano infatti il 28,8% delle entrate previste (10 punti in più di quanto rilevato nel resto d’Italia).
A livello regionale, la classifica dei tassi di crescita pone al primo posto il Molise (+3,3%, di poco superiore al 3,1% dello scorso anno), seguito da Calabria (+2,2%, in deciso aumento rispetto al +1,1% del 2007), Sicilia (+1,6%) e Campania (+1,5%), con andamenti stazionari rispetto a quanto previsto dodici mesi fa. Più contenute le previsioni relative a Sardegna (+0,8%, in crescita rispetto al precedente +0,4%), Basilicata (+1,2%, contro il +1,7% del 2007) e Puglia e Abruzzo (+1,3%). Al Centro spicca la crescita soprattutto del Lazio (+1,2%, 4 decimi di punto in più rispetto al 2007). Al Nord non si segnalano andamenti diversi rispetto al 2007, se non nel caso della Valle d’Aosta, che registra una crescita di +1,8% (era -0,1% lo scorso anno). Positivi gli andamenti del Friuli Venezia Giulia (+1,3%, contro il +0,8% dell’anno precedente) e dell’Emilia Romagna (+1,0% rispetto al +0,8% del 2007). Si mantiene alta inoltre la crescita dell’occupazione in Trentino-Alto Adige (+1,1%, era l’1,3% lo scorso anno).