Logo camcom.gov.it - Torna alla Home
  
Attualita

Attualità

Le ultime notizie del portale cameradicommercio.it
Attualita

studi » Riparte la Milano economica: bene l'export, ferma l'occupazione

  • DATA:
    26-07-2011
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    26-07-2011
Voci collegate
Visite:
674
Nessun voto
Vota:
1 stella2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle
per condividere:




Aggiungi a OkNotizie Aggiungi a Segnalo Aggiungi a del.icio.us Aggiungi a Facebook Aggiungi a Digg Aggiungi a Wikio
Aggiungi a Technorati Aggiungi a Yahoo Aggiungi a Ma.gnolia Aggiungi a Gooogle Bookmarks Aggiungi a Stumble Upon Aggiungi a Twitter

Così come la crisi anche la ripresa è trainata dall’estero nel 2010, anno di inversione. Lo dicono i numeri: export +12,8%, import + 13%, investimenti esteri dove Milano guadagna il 6° posto in Europa. Grazie a elettronica e telecomunicazioni, software e moda. Sempre dagli stranieri parte il recupero di capacità di fare impresa nella provincia: se il tasso di crescita è del 2,3%, il terzo in Italia, si deve anche alle imprese etniche (oltre 19 mila, +8,1%). Non solo piccole imprese ma un’economia più robusta con la crescita delle società di capitale (+3,7%). Se la ricchezza e il reddito delle famiglie iniziano a recuperare le posizioni perdute (+2,7% e +0,6% dopo anni in negativo) resta critica l’occupazione con lavori sempre più flessibili  (se gli avviamenti sono 22 mila in più, quelli a tempo indeterminato scendono di 2 mila, + 479,4% le collaborazioni occasionali tra gli under 30) mentre cresce la disoccupazione dal 5,7% al 6,2% e quella giovanile resta la più elevata (14% per i diplomati, 12,8% per i laureati).  
Emerge dal rapporto annuale “Milano Produttiva”, a cura dell’Ufficio studi della Camera di Commercio, giunto alla 21° edizione, con un bilancio dell’economia di Milano e provincia nel 2010.

L’indagine Ispo-Camera di commercio sul futuro dell’economia e l’indice Icm
Più attenzione al lavoro e all’occupazione: sono queste le leve del cauto ottimismo espresso dal mondo imprenditoriale milanese sulle prospettive future della situazione economica. Benché ancora bassa (+0,6%), la positività dell’indice Icm (Indice Ispo per la Camera di commercio sulle aziende milanesi) che misura le aspettative delle imprese segnala l’attesa di un miglioramento della congiuntura. Sostegno al lavoro e all’occupazione e incentivi all’innovazione sono la priorità per quasi un’impresa milanese su due (44%) mentre circa una su sei punta sul miglioramento delle infrastrutture (15%).
Emerge dalla ricerca “L’andamento dell’economia milanese e le previsioni 2011” condotta da Ispo, Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione, con metodo C.a.t.i. su un campione di 500 imprese per conto della Camera di Commercio di Milano e presentata da Renato Mannheimer. 

“Il treno dell’economia milanese si è rimesso in moto ed è uscito dal tunnel della crisi ma con molta cautela - ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano -. Il segnale di ripresa l’ha dato l’interscambio estero, tanto che per l’industria si può dire concluso il ciclo recessivo degli ultimi anni. Tuttavia, la locomotiva della ripresa economica per viaggiare più veloce ha bisogno di due motori: uno è appunto l’export e l’altro rimane invece il mercato interno. Milano è infatti una città legata per il 72% delle sue attività al commercio e ai servizi, che senza domanda interna rimangono di fatto senza carburante. Allora leve particolarmente efficaci per far correre l’economia diventano, da una parte il turismo, un comparto a cavallo tra export e consumi capace di generare domanda dall’estero dentro al nostro paese, e, dall’altra, più strutturalmente, l’occupazione”.
“Milano Produttiva rappresenta un rapporto annuale completo sui diversi  aspetti dell’economia milanese - ha dichiarato Pier Andrea Chevallard, segretario generale della Camera di Commercio di Milano – un punto di riferimento da cui partire per azioni e interventi mirati alle imprese da parte delle istituzioni”. 

Tutti i dati della ricerca
L’andamento della ricchezza
Il 2010 rappresenta per l’area milanese un anno di svolta e di uscita dal biennio di crisi: ritorna infatti a crescere dopo tre anni di rosso il valore aggiunto prodotto in provincia (+2,7% rispetto al +1,2% nazionale), a cui contribuisce principalmente il settore manifatturiero (+7,7%) e in misura più contenuta i servizi (+1,7%). Una crescita che continuerà anche nel prossimo biennio: +2,1% nel 2011, +1,9% nel 2012. Ritorna a crescere anche il reddito disponibile delle famiglie (+0,6%).

La dinamica congiunturale
Anche la situazione congiunturale complessiva ha mostrato nel 2010 un deciso miglioramento per il tessuto produttivo milanese. La produzione manifatturiera registra un aumento nella produzione del 6,8% (rispetto al –8,8% del 2009). Sale anche il fatturato (+8,5%) così come gli ordini (+6,2%) trainati soprattutto dagli ordini esteri: +8,4%). Bene soprattutto la siderurgia (+7,3% nella produzione). Superiore alla crescita media del comparto anche la chimica (fatturato: +9,2%), pelli e calzature (fatturato: +10,8%) e gomma-plastica (fatturato: +10,6%). Il settore dei servizi rimane complessivamente sostanzialmente stabile (volume d’affari: -0,3%), anche se presenta una notevole variazione al suo interno: meglio le imprese di servizi grandi (+1,4% per le imprese con almeno 50 addetti), bene i trasporti e le attività postali (+3,6%). Più difficile la situazione del commercio (volume d’affari: -2,1%) anche se migliora decisamente rispetto al 2009 (dove aveva registrato un –5,4%).

La dinamica imprenditoriale
Il tasso di crescita delle imprese milanesi nel 2010 è stato pari a +2,3% (superiore a quello lombardo: +1,5% e nazionale: +1,2%; terza crescita più elevata tra le province italiane), il più alto valore registrato negli ultimi sei anni, con un saldo positivo di 8 mila unità: le iscrizioni sono tornate ai livelli pre-crisi e le cessazioni mostrano un trend al ribasso. Le piccole imprese continuano a rappresentare la spina dorsale del tessuto produttivo milanese: il 93,5% delle oltre 283 mila imprese milanesi ha infatti meno di 10 addetti. Si conferma anche l’irrobustimento crescente dal punto di vista organizzativo del tessuto produttivo: durante il 2010 le società di capitale sono cresciute del 3,7% rispetto al +1,4% delle ditte individuali. Assieme alle società di persone, le società di capitale rappresentano oramai oltre le metà delle operanti (55,8%) rispetto al 46,3% lombardo e al 34,8% nazionale. Per quanto riguarda invece gli andamenti settoriali, l’industria manifatturiera appare il comparto che cresce di meno (+0,2%, anche se abbigliamento: +2,2%, mezzi di trasporto: +1,9%, riparazione e installazioni di macchine: +11,7%), mentre i servizi continuano nelle loro prestazioni positive (+2,4%, in particolare: attività professionali, scientifiche e tecniche +3,5%,  alberghi e la ristorazione +4%, attività finanziarie e assicurative +3,5%), così come il commercio (+2,6%). Il risultato migliore è quello delle costruzioni (+3,3%) che si conferma trainante per lo sviluppo locale. Complessivamente, Milano si conferma economia ad alta terziarizzazione: il 47,5% delle imprese è attiva nei servizi (percentuale che sale al 72% se includiamo anche il commercio rispetto al 70% dello scorso anno). Si conferma anche la capacità del sistema milanese di attrarre nuova imprenditorialità (30 mila unità locali di imprese con sede legale extra-provinciale, pari al 39% del totale delle unità locali del territorio) e di proiettarsi al di fuori dei propri confini amministrativi (54 mila unità locali delocalizzate in altre province italiane).

L’imprenditorialità etnica
Sono 22.371 le ditte individuali con titolare di nazionalità diversa dall’italiana che operano nella provincia di Milano; tra questi, prevalgono nettamente gli imprenditori extracomunitari, che sono oltre 19 mila e rappresentano l’86% del totale. Una realtà molto ben consolidata che continua a rafforzarsi: nel 2010, infatti, il numero degli imprenditori non comunitari è cresciuto a ritmi decisamente superiori alla media provinciale (+8,1%), aumentando complessivamente in 6 anni di ben il 41,5%. E così la loro incidenza sul totale delle ditte individuali della provincia sale al 16,7% (quasi 1 ditta individuale su 5). Tra le singole nazionalità, continuano a primeggiare gli egiziani (con 4.679 imprese, pari al 20,9% del tot.), i cinesi (3.605 16,1%) e i rumeni (2.008, 9%). Rispetto allo scorso anno, la crescita più sensibile si registra tra i cittadini dell’ex URSS (+18,3%), tra i cittadini del Bangladesh (+16,8%), tra i senegalesi (+13,3%) e tra i cinesi (+13,2%). A livello settoriale, l’iniziativa economica dei cittadini extracomunitari si concentra soprattutto nel terziario (il 63% sul totale), nell’edilizia (28,5%) e nel manifatturiero (7%). Rispetto allo scorso anno, crescono i servizi (+10%,  grazie soprattutto al forte sviluppo di alberghi e ristoranti +17,5%, e al buon andamento del commercio +9% e delle attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto +10,1%). Bene anche l’edilizia (+6,1%)

La dinamica dell’internazionalizzazione: import e export
Riprendono con grande forza gli scambi internazionali di Milano: nel 2010 l’export cresce del 12,8% (rispetto al –17,5% nel 2009), mentre le importazioni crescono del 13%. Complessivamente, Milano rappresenta ben il 12% delle esportazioni nazionali e il 44% delle esportazioni lombarde. Tra i settori dell’export made in Milan, gli incrementi più significativi sono stati conseguiti dal settore metallurgico (+26,8%) e della fabbricazione di prodotti in metallo e dalla chimica (+23,8%). In forte crescita appare anche l’export dell’elettronica (+22,6% trainato dalla domanda di Cina, India e Russia e relativo soprattutto a componenti, schede elettroniche e apparecchiature per le telecomunicazioni), del legno (+20,4%) e del tessile-abbigliamento (+15%). Cambiano anche le direttrici geografiche dell’export milanese, che assiste al graduale consolidarsi di nuove gerarchie geo-economiche. Così l’export verso l’America centro-meridionale è cresciuto di quasi il 22%, verso i paesi dell’Europa centro-orientale del 18% e verso l’Africa di circa il 15% (20% verso l’Africa settentrionale). Il peso sull’export complessivo dei mercati emergenti sale quindi al 31% (rispetto al 22% di 10 anni fa e al 17% di 20 anni fa). Verso l’India la crescita arriva a ben il 95%, seguita dalla Cina (+64%), dalla Turchia (+31,5%), dalla Russia (+27%) e dal Brasile (+26%).

La Milano multinazionale
La provincia di Milano conferma la sua leadership nazionale ed europea nei processi di multinazionalizzazione. Nel ranking tra le metropoli europee, Milano passa infatti dal tredicesimo posto del 2005 al sesto nel 2010 per numero di nuovi progetti di investimento diretto dall’estero localizzati in città (pari a 53), precedendo città come Barcellona, Amsterdam, Francoforte, Berlino. Si tratta soprattutto di progetti riguardanti attività commerciali, di marketing e di supporto alle vendite. Ma crescono anche i progetti di investimento estero in alcuni importanti comparti di tradizionale attrattività di Milano, quali software e servizi ICT (+33%), moda (+62%) e servizi di comunicazione e marketing (+50%). In aumento anche i progetti di investimento estero nei servizi logistici e di trasporto.

Il mercato del lavoro
Nel corso del 2010 il tasso di disoccupazione aumenta e passa dal 5,7% al 6,2%, anche se non mancano i segnali incoraggianti: la crescita della disoccupazione si riduce infatti nell’ultimo trimestre. Anche la disoccupazione dei giovani con meno di 30 anni si è stabilizzata, seppure su livelli alti (14%; 12,8% con riferimenti ai diplomati o laureati). Diminuisce invece la disoccupazione immigrata. Complessivamente nell’ultimo anno Milano ha visto diminuire di quasi 10 mila unità il numero di occupati (-0,6% rispetto al –0,7% italiano), in particolare diminuiscono i collaboratori (-2,3%), e i lavoratori dipendenti (-1,1%), mentre crescono i lavoratori indipendenti (+1,8%). Una contrazione dell’occupazione che ha colpito di più gli uomini (-0,7%) che le donne (-0,3%). Cresce anche la flessibilizzazione dei contratti: rispetto al 2009 gli avviati sono 22 mila in più, ma il numero di coloro che hanno avuto un contratto a tempo indeterminato scende di 2 mila unità. La fetta più consistente dell’incremento dei nuovi avviati è legata all’esplosione delle collaborazioni occasionali (+479,4% tra gli under 30) e all’ulteriore diffusione del lavoro intermittente (+40,2% tra gli under 30 e +40,6% tra gli over 30), oltre che al recupero delle altre tipologie di lavoro dipendente a termine (tempo determinato, somministrazione lavoro).

Camera di commercio di Milano, Ufficio stampa, e-mail: ufficio.stampa@mi.camcom.it
Fonte: Camera di Commercio di Milano

congiuntura

  
Le Camere di Commercio

Le Camere di Commercio

Italiane
Estere
Ricerca

Ricerca

Cerca per concetto
Cerca per provincia
Cerca per ATECO
Inserisci la tua chiave di ricerca