Imprese milanesi pronte a sostenere la ripresa del Paese e del territorio. Investirebbero due miliardi, stimati sulle dichiarazioni delle stesse imprese, per aiutare con iniziative apposite la ripresa del Paese e dell’area milanese: è la disponibilità economica da parte delle imprese milanesi contro la crisi. Prima scelta investire in Bot e Btp, una impresa su due è favorevole fin da subito. In cambio di questi sforzi chiedono tagli ai costi dello Stato, semplificazione e riduzione dei costi burocratici per le imprese.
Per tutelare la propria attività sono pronti a difendere i posti di lavoro, continuare ad investire e non chiudere nonostante le difficoltà: sono queste le soluzioni più frequenti indicate dagli imprenditori. In cambio chiedono di far prevalere le ragioni dell’impresa rispetto a quelle personali.
Emerge da un’indagine della Camera di Commercio di Milano su oltre cinquecento imprenditori milanesi del 9 e 10 novembre 2011.
“Da Milano parte un segnale di fiducia concreto - ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano -. Le imprese sono in prima linea e non si rassegnano al momento molto difficile. Lo dimostra la sostanziale tenuta di fatturati e occupazione. Lo dimostra la disponibilità del mondo imprenditoriale a investire in Bot e Btp. La Camera di commercio ha deciso di sottoscrivere come gesto simbolico un milione in titoli di Stato”.
Fiducia: resistono le imprese milanesi
Stabili fatturato e occupazione delle imprese milanesi nel 2011. Tengono, anche se in calo le attese per quanto riguarda l’immediato futuro della propria azienda: la quota di chi pronostica un miglioramento scende da settembre a ottobre di 7 punti. Gli imprenditori milanesi continuano però a rimanere (parzialmente) ottimisti sul futuro della loro impresa (+4 il saldo tra chi ritiene un miglioramento e chi un peggioramento). E’ in particolare l’export che convoglia più fiducia dalle imprese milanesi (saldo tra chi prevede un aumento e chi una diminuzione: +5), mentre per fatturato, ordini e occupazione la situazione è stabile. Ancor prima della diminuzione degli ordini o dell’insolvenza dei propri clienti è l’instabilità politico-economica nazionale a preoccupare maggiormente gli imprenditori milanesi (per il 30%). Emerge da una indagine della Camera di Commercio di Milano in collaborazione con ISPO (Istituto per gli studi sulla pubblica opinione) sulle opinioni e aspettative di 500 imprese statisticamente rappresentative dell’area milanese.
Cala la fiducia nel Paese e tiene Milano
La fiducia delle imprese milanesi sulla congiuntura economica per i prossimi 12 mesi subisce un calo di oltre 9 punti ad ottobre rispetto ad appena 30 giorni prima, attestandosi a -18 (saldo percentuale tra le attese positive e quelle negative). Gli imprenditori si mostrano più preoccupati per la capacità di ripresa dell’Italia: la quasi totalità (92%, +8 rispetto al mese precedente) ritiene che la ripresa sia più lenta del previsto e solo il 9% pensa che il peggio della crisi sia davvero passato. Una preoccupazione che intacca anche le previsioni su Milano. Ad ottobre infatti per la prima volta i pessimisti sul futuro della ripresa di Milano superano gli ottimisti: saldo di -3 rispetto al saldo di +14 a settembre 2011.
Il rilancio: no all’aumento dell’Iva (71%), aiutare lavoro e innovazione
E così per rilanciare il sistema economico italiano, le aree su cui intervenire per le imprese milanesi sono soprattutto due: da un lato gli interventi a favore del lavoro (come erogazione di incentivi economici alle imprese che assumono e defiscalizzazione del lavoro straordinario), dall’altro gli interventi a favore dell’innovazione (sul versante creditizio e mediante defiscalizzazione degli utili reinvestiti nell’azienda). Viene invece bocciata dal 71% delle imprese milanesi l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto, perché potrebbe ridurre i consumi a discapito delle aziende.
Una impresa su otto vuole fare rete per rafforzarsi. E come strategia anti-crisi emerge tra le imprese l’utilità e la convenienza di fare rete di impresa: il 13% degli imprenditori si dichiara disposto a
dare avvio a una rete di impresa, in particolare nel settore del commercio (16%) e delle costruzioni (15%).