L'economia australiana e l'export italiano in Australia al centro dell'intervista al Presidente dell’ICCI-Adelaide Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia e Rappresentante delle Camere di Commercio Italiane dell’Area Australia Robert A. Berton.
Il mercato australiano è diventato negli ultimi anni centro di grande interesse da parte di numerose imprese, italiane ed estere, per il costante sviluppo, nonostante la crisi economica mondiale, e le sue potenzialità.
L’Australia è un mercato che, se pur di ridotte dimensioni rispetto ai paesi BRIC, attraversa un momento di crescita molto superiore rispetto a quello delle altre economie avanzate, perpetuando così un trend positivo quasi ventennale. Nel 2010, il tasso di crescita potrebbe attestarsi attorno ad un +2% e nel biennio successivo le stime prevedono un ulteriore incremento, pari al +4,5%. Il limitato impatto della crisi sull’Australia si spiega con la solidità dei conti pubblici, che ha fornito al Governo un ampio margine di manovra per l’adozione di misure di stimolo al mercato, ma soprattutto con la sostanziale tenuta della domanda globale in materie prime, prima voce dell’export, e con la forte crescita di quelli che sono ormai divenuti i principali partner commerciali dell’Australia: i Paesi asiatici e del Sudest del Pacifico, con in testa la Cina e il Giappone, verso i quali si indirizzano non solo flussi di materie prime (carbone, ferro, gas ed uranio) ma anche – e sempre più - servizi legati alla finanza ed al comparto dell’”education”.
Il dinamismo dell’economia australiana ha fatto sì che l’export italiano nel Paese abbia risentito in misura minore della crisi: nel 2009, le esportazioni italiane sono diminuite dell’8% a fronte di un calo globale del 20% nello stesso periodo. Ad oggi, l’Italia si conferma undicesimo fornitore in assoluto e il terzo europeo (dopo Germania e Regno Unito), facendo riscontrare un’ottima performance anche in relazione agli investimenti diretti: il nostro Paese è infatti il quindicesimo investitore, con uno stock pari a 330 milioni di euro, per lo più trainati dalle attività di grandi gruppi industriali.
In quali settori si concentra la presenza italiana? Su quali, invece, conviene puntare maggiormente in futuro?
I principali prodotti che esportiamo sono per lo più riconducibili ai tradizionali comparti del Made in Italy: in primo luogo, beni strumentali (soprattutto compressori e macchinari per l’imbottigliamento, l’impacchettamento e la lavorazione della carta), motoveicoli e beni di arredamento e design, cui si affiancano in sempre maggior misura prodotti chimici e farmaceutici e agroalimentare. Si tratta di settori che offrono ampi margini di crescita per i prodotti italiani, soprattutto di alta qualità: il consumatore australiano ha una grande familiarità con il Made in Italy, che vanta una presenza nel mercato da oltre 80 anni, e vi associa stile, design ed alta tecnologia e qualità, tutte caratteristiche dalle quali è fortemente attratto. Tuttavia, in un contesto dinamico come quello australiano, numerose sono le opportunità anche in altri comparti. Penso, ad esempio, al settore tecnologico-scientifico, nel quale l’Australia presenta evidenti vantaggi comparativi, tra i quali un sistema universitario d’avanguardia ed una spesa in ricerca e sviluppo tra le più alte al mondo (oltre il 2%). L’Italia e l’Australia hanno avviato cooperazioni importanti in quest’ambito. La più recente si è costituita attorno al progetto per la realizzazione del maxi-radiotelescopio SKA, ma molte altre sono ipotizzabili, soprattutto nel settore delle biotecnologie (punto di forza dello Stato del Victoria) e delle energie rinnovabili: queste ultime permetterebbero di mettere a sistema la tecnologia italiana d’avanguardia, da un lato, e gli importanti finanziamenti (oltre 20 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni) annunciati dal Governo federale, dall’altro.
Altri due comparti particolarmente promettenti sono quelli legati allo sviluppo delle infrastrutture (nel quale la nostra presenza è ancora, stando ai dati ANCE, notevolmente al di sotto delle nostre capacità) e delle attività estrattive, tra loro collegati in quanto molti dei progetti infrastrutturali per i quali il Governo ha mobilitato ingenti risorse pubbliche rispondono all’esigenza di incrementare la capacità di porti, strade e ferrovie in vista della crescente domanda di materie prime da smistare ai Paesi del Sud Est dell’Asia. A tal proposito, non va dimenticato l’enorme potenziale dell’Australia come piattaforma, finanziaria e commerciale, su cui basarsi per avere accesso ai complessi mercati asiatici. Come dicevo poc’anzi, l’Australia si candida a divenire il principale fornitore di servizi per tutta l’area dell’est del Pacifico: anche questa, quindi, rappresenta per le imprese italiane un’occasione da non perdere.
Quali sono le difficoltà e, viceversa, gli asset che ci favoriscono nel presidio di questo mercato?
Le difficoltà sono senza dubbio rappresentate dalla lontananza e dalla dimensione del territorio australiano, che spesso rappresentano una sfida non indifferente per le PMI, benché – va sottolineato – le opportunità si concentrino per lo più nei pochi grandi agglomerati urbani localizzati sulle coste. Anche il controllo merci in entrata è molto severo. Per un efficace presidio di questo mercato è fondamentale poter fare affidamento su una rete locale di importatori e distributori, che è stata ad esempio la chiave di volta del successo dei beni di arredamento italiani. Per lo stesso motivo, nel settore delle infrastrutture, alle imprese italiane, che hanno solitamente medie dimensioni, conviene presentarsi in joint venture con un partner locale in modo da sfruttare il radicamento in loco e la conoscenza delle procedure di gara di quest’ultimo.
Un altro asset strategico, che già possediamo, è l’esistenza di una vasta comunità (quasi 900.000 persone secondo il censimento del 2006) di origini italiane. Questa comunità, radicatasi da quasi un secolo e perfettamente integrata, annovera esponenti di spicco dell’imprenditoria e della politica locale, il che favorisce un clima di fiducia e di generale apprezzamento nei confronti delle imprese italiane. Ciò si traduce, tra l’altro, anche in un ritorno per l’Italia in termini di IDE in entrata, se è vero che gli investimenti australiani (concentrati nei media e nei servizi assicurativi e finanziari) rappresentano ben il 9% del totale degli investimenti esteri nel nostro Paese.
Le CCIE di Adelaide, Brisbane, Melbourne Perth e Sydney sono a loro volta esponenti di spicco di questa comunità. In che modo supportate le imprese italiane che desiderano affacciarsi sul mercato australiano?
LE CCIE sono parte integrante del tessuto economico locale e per questo sono in grado di incentivare la collaborazione di lungo periodo tra imprese italiane ed australiane. La conoscenza del territorio le rende infatti depositarie di un patrimonio di relazioni con i soggetti locali che può essere facilmente messo a disposizione delle imprese italiane interessate a sviluppare un’attività in loco. Inoltre, proprio grazie al loro radicamento nel mercato australiano, le Camere sono in grado di captare le nuove tendenze ed indirizzare le imprese verso le migliori opportunità di investimento. Non è un caso se il programma promozionale che abbiamo portato avanti nel corso del 2010 si sia mosso lungo le linee strategiche che ho poc’anzi indicato, perseguendo un giusto mix di promozione di settori innovativi e di azione di presidio nei segmenti di mercato già consolidati. Un progetto, chiamato per l’appunto “Made in taly in Australia, tra tradizione e innovazione”, ha visto le cinque CCIE australiane contestualmente impegnate nella promozione di quattro comparti, due tradizionali (agroalimentare e auto motive) e due innovativi (IT ed energia), attraverso una duplice azione: da un lato, la promozione sui territori italiani delle opportunità di business offerte dal mercato australiano attraverso l’organizzazione di un Roadshow itinerante e di una apposita newsletter, “Target Australia”; dall’altro lato, la comunicazione sulle caratteristiche e valenze dei prodotti italiani nelle principali città australiane, in particolar modo attraverso la partecipazione alle principali manifestazioni fieristiche di questi settori. Le CCIE dell’Area sono quindi in prima linea per aiutare le imprese italiane interessate ad entrare in un mercato, come quello australiano, particolarmente ricco di risorse e di settori ancora da esplorare.