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studi » La situazione economica in Toscana: consuntivo 2010

  • DATA:
    10-06-2011
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    10-06-2011
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Come di consueto Unioncamere Toscana ed IRPET, nel corso della presentazione del Rapporto sull'Economia in Toscana "La situazione economica della Toscana. Consuntivo anno 2010. Previsioni 2011-2012", che si è svolta il 7 giugno scorso a Villa La Quiete alle Montalve, la nuova sede di IRPET, oltre a descrivere in modo analitico le vicende dell'economia regionale nel corso dell'anno trascorso, hanno tentato di inquadrarle all'interno di una riflessione di più lungo periodo al fine di cogliere, al di là degli eventi congiunturali, la presenza di elementi di forza e di debolezza strutturale del nostro sistema produttivo.

Una ripresa nel 2010 indubbiamente c'è stata (+0,9% di crescita del PIL) ed è un segnale incoraggiante per la capacità di reazione mostrata dal sistema economico toscano, tuttavia essa è stata alquanto disomogenea, guidata dal settore manifatturiero e, in particolare, da quelle imprese orientate all'export che hanno saputo intercettare la domanda internazionale tornata a crescere. Una ripresa asimmetrica dunque, come l'hanno definita nel rapporto i ricercatori di Unioncamere Toscana ed IRPET, che presenta ancora molti elementi di fragilità e che soprattutto non riesce a creare occupazione. Se è probabile che la Toscana, secondo gli ultimi dati ISTAT, abbia subito meno del resto d'Italia la crisi del 2008-2009, è altresì verso che è ripartita ad una velocità più bassa rispetto alle aree più forti del Paese, in particolare il Nord Est.

Una ripresa asimmetrica perché non ha coinvolto tutto il sistema produttivo toscano, ma principalmente il settore manifatturiero ed anche questo in modo particolarmente disomogeneo. Un comparto che ha maggiormente risentito del calo della domanda mondiale, ma che ha anche reagito per primo una volta che questa è tornata a crescere. Gli altri settori hanno infatti dato un contributo basso se non negativo al sistema regionale, spiega lo studio. All'interno del manifatturiero sono state poi le imprese esportatrici le vere protagoniste della ripresa (+6,6% la produzione), mentre le non esportatrici hanno visto ridursi ulteriormente i propri livelli di attività (-2,1% rispetto al 2009). Si tratta però di un gruppo di imprese la cui massa critica si è indebolita negli ultimi anni e, come avvertono gli economisti Unioncamere Toscana e IRPET, hanno perso una parte della loro capacità di trasmissione degli impulsi positivi al resto del sistema economico. La relazione tra performance aziendali e orientamento all'export è alla base di un ulteriore elemento di disomogeneità della ripresa: il miglior andamento delle grandi imprese (+13,1% di fatturato nel 2010) rispetto alle medie (+9,6%) e ancor più delle piccole (+1,2%) è spiegabile proprio con la maggior propensione ad esportare delle prime che infatti hanno pienamente recuperato i livelli pre-crisi inoltrandosi in un 2011 che solo per esse sarà di pieno ritorno alla crescita. Da sottolineare inoltre un'altra importante asimmetria: i migliori risultati sono dipesi anche dal livello tecnologico delle aziende. Nel 2010, infatti, i segmenti manifatturieri high-tech hanno realizzato un incremento della produzione del 19,3% dopo essere stati solo marginalmente toccati dalla crisi, quelli a media tecnologia hanno messo a segno una crescita superiore al 5%, mentre i segmenti a bassa tecnologia si sono fermati ad un +2,1%. Nel 2010 si assiste anche ad un'asimmetria territoriale.
Le aree non distrettuali, maggiormente caratterizzate da settori ad alta tecnologia e più orientati ad intercettare la domanda estera, hanno realizzato dei risultati (+9,4%) migliori delle aree distrettuali (+2,8%).

Tuttavia, mentre per le prime i risultati sono peggiorati negli ultimi due trimestri dell'anno, per le aree distrettuali, dopo una partenza stentata, si è assistito nel corso dei mesi ad un miglioramento delle proprie posizioni, giungendo a mettere a segno nel IV trimestre del 2010 un risultato addirittura migliore delle loro omologhe non distrettuali.
L'andamento nel complesso positivo del 2010, non ha però consentito un recupero sul fronte occupazionale, per il ritardo fisiologico degli effetti della crisi sul mercato del lavoro e per il forte recupero di produttività legato alla necessità di incrementare la competitività. Tutto ciò ha portato ad una diminuzione dell'occupazione (-0,8%), in particolare nell'industria. Non solo, ma è cresciuta anche la disoccupazione, in modo più grave di quanto il tasso ufficiale fotografato da ISTAT (6,1% in Toscana contro l'8,4% nazionale) lascia trasparire. Nel rapporto IRPET/Unioncamere si fa notare che se alle persone ufficialmente disoccupate sommiamo anche quelle in cassa integrazione, quelle che non stanno cercando attivamente lavoro (perché scoraggiati) e quelle che si percepiscono di fatto disoccupate (nonostante secondo ISTAT rientrino tra gli occupati, avendo lavorato almeno un'ora nell'ultima settimana precedente la rilevazione) si arriva ad un tasso di disoccupazione superiore al 9% (in Italia, secondo le stime di Banca d'Italia, si supera però il 13%).

Particolarmente preoccupante si conferma la situazione dei giovani: nella classe di età tra i 15 e i 24 anni il tasso di disoccupazione è cresciuto in un anno dal 17,8% al 23,1%, mentre i cd. NEET (neither in education nor in employment or training, coloro che sono inattivi per motivi diversi dall'essere studenti) sono aumentati di 12mila unità (+18%), rappresentando oramai il 15,5% della popolazione giovanile.
La recessione del biennio 2008-2009 non può essere fatta ricadere tra le crisi congiunturali, al contrario ha segnato una cesura significativa nel sentiero di crescita di lungo periodo del PIL regionale (come anche nazionale e per buona parte dei paesi occidentali). Una crisi che ha cambiato in modo significativo il profilo del sistema regionale, tanto che, quando si è tornati a crescere ai ritmi pre-crisi, lo si è fatto con un sistema produttivo diverso e più piccolo. In questo scenario, in cui si innesteranno anche le politiche fiscali nazionali volte alla riduzione del debito pubblico, le previsioni di crescita del PIL per la Toscana (+1,1-1,2%) non si discosteranno di molto da quelle per l'Italia (+1,2-1,4%) per il triennio 2011-2013.

Una crescita modesta quindi che, unita alla necessità di recuperare maggiori livelli di produttività e di competitività delle imprese, sarà in grado di attivare una domanda di lavoro assai ridotta, nell'ordine di 0,5 punti percentuali in media fra il 2011 ed il 2013.
Il quadro è tuttavia molto incerto e molto dipende da quali azioni verranno messe in atto dal governo nazionale per ridurre il debito pubblico: se si aumenteranno le tasse, se si ridurranno le spese correnti o quelle in conto capitale e soprattutto se, assieme alle manovre finanziarie, si attueranno quelle riforme in grado di migliorare la competitività del sistema.

Unioncamere Toscana, Ufficio stampa, e-mail: stampa.comunicazione@unioncamere-toscana.it
Fonte: Unioncamere Toscana

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