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studi » Calabria: Giornata dell’economia regionale

  • DATA:
    06-07-2011
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    06-07-2011
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Anche quest’anno la presentazione dell’Osservatorio economico regionale, perfettamente in linea con quanto normato dalla riforma della legge 580,  vede questa Unione regionale delle Camere di Commercio protagonista della storia economica di questo territorio.
L’ossevatorio economico di Unioncamere Calabria è offerto come strumento di analisi da cui imprese e policy makers possono partire per identificare un percorso di sviluppo ovvero verificare, con il supporto dei numeri, la propria strategia di crescita.
I dati sono organizzati in macro categorie di argomenti:
- il contesto sociale con la presentazione delle informazioni relative alla demografia della popolazione, ai livelli di istruzione e formazione, al mercato del lavoro, ai consumi delle famiglie includendo i dati su reddito, patrimonio, qualità dell'ambiente e le implicazioni dell'inflazione;
- il contesto economico con la presentazione dei dati sulla competitività del territorio (pil e valore aggiunto), sulla situazione infrastrutturale, sul mercato del credito;
- il sistema imprenditoriale con le informazioni relative alla demografia ed ai bilanci delle imprese;
- i motori della crescita con la situazione delle spese in innovazione e R&S, sul posizionamento sui mercati internazionali e sull'attrattività turistica del territorio;
- infine gli scenari di previsione al 2013.

Una esposizione, scevra da considerazioni politiche, della quale emergono le grandi difficoltà della Regione ma anche le molte ricchezze .
Il rapporto che presentiamo traccia certamente le coordinate di una realtà economica calabrese segnata da una serie di ritardi, rispetto ad altre regioni italiane, in termini di valore aggiunto e ricchezza prodotta.
Gli stessi deficit strutturali e infrastrutturali e il difficile accesso al credito, inaspriti dal generalizzato contesto di crisi internazionale, non determinano vantaggi economici a carico delle imprese, non supportano gli investimenti esterni e penalizzano, in ultima analisi, la competitività complessiva regionale.

Minore risulta la produttività degli investimenti regionali a causa principalmente dei maggiori oneri finanziari, dei costi di gestione e della relativa maggiore incidenza del costo del lavoro che erodono i profitti delle imprese determinando, nell'ultimo periodo, una flessione drastica del ROE ( rendimento del capitale conferito dell'imprenditore) - 118,36 % e del ROA ( redditività della gestione operativa) - 0,48  esponendo le imprese regionali ad un maggior rischio di default nonché inducendo di fatto ad un maggior ricorso al lavoro non regolare.
L’incidenza del lavoro non regolare (22,3 % in Calabria contro il 10,2 % dell'Italia) contribuisce a mantenere ancora elevati i consumi con un incidenza dei beni di prima necessità sulla spesa totale sostanzialmente stabile negli ultimi anni ( 22% consumi alimentari) ma comunque distanti dalla media nazionale (17,3% consumi alimentari).
A tale riguardo Unioncamere Calabria, in virtù della legge 448 del 1998,   figura anche tra i componenti della Commissione regionale della Calabria per l’emersione del lavoro non regolare alla quale offre ospitalità e supporto tecnico.  Di fatto, i dati presentati nel rapporto dalla nostra Unione regionale e rilevati da tale Commissione collimano perfettamente pertanto tra le due organizzazioni sussiste una reale intesa che a breve si concretizzerà nella formalizzazione di un protocollo di collaborazione per lo scambio di dati e rilevazioni utili ai fini della realizzazione dell’Osservatorio sul lavoro sommerso.
In questo scenario economico non mancano tratti di maggiore slancio: la grande natalità imprenditoriale, il livello di scolarizzazione e la conseguente offerta di elevata professionalità sono le leve su cui impostare strategie di sviluppo per rafforzare la base imprenditoriale regionale.
Tuttavia l'elevato tasso di mortalità (6%) assorbe quasi per intero la natalità imprenditoriale (6,7%) testimoniando da la grande voglia di fare impresa anche come risposta ad una carenza significativa di opportunità lavorative.
Un ruolo fondamentale è quello svolto dall'ambiente e dalla dotazione di infrastrutture per la mobilità che influiscono direttamente sulla qualità della vita, sull'attrattività del territorio.
E poi ancora due concetti chiave: internazionalizzazione e innovazione.
Ancora oggi  oltre 300 milioni di euro l'anno finiscono all'estero quale deficit della bilancia commerciale cui bisogna aggiungere tutto l'import dalle regioni italiane e gli altri rilevanti trasferimenti finanziari. Una somma enorme che comporta, secondo stime di importanti economisti, una perdita netta annua di ricchezza pari al 25%. Dunque le imprese devono internazionalizzare ma in maniera coerente, pianificata e sistemica non occasionale, in Calabria sono circa un migliaio le imprese che esportano e di queste solo il 10% lo fa stabilmente.

Appare evidente, in questo scenario le sfide politiche in carico alle istituzioni parlano chiaramente di debito pubblico, disoccupazione, identità economica.
Considerato ciò, per contribuire al rilancio economico di questa regione, Unioncamere Calabria non può agire da sola e riconosce nella rete e in una governance unica e condivisa il modus operandi imprescindibile alla base di ogni singola azione.
Indispensabile diventa il confronto  continuo e costruttivo con il Governo regionale e tutte le istituzioni locali per tradurre i segnali e le indicazioni  che vengono dal mondo produttivo in politiche realmente utili e di sostegno per il soddisfacimento  delle loro esigenze. Proprio a tale riguardo e con tale finalità questa Unione regionale ha avviato con il Governo Scopelliti la sottoscrizione di un accordo di programma quadro, che ad oggi risulta ancora in fase di definizione, con lo scopo di avviare un percorso sinergico per la realizzazione di azioni concrete in favore delle imprese.

La sinergia e la forza della rete sono state ritrovate innanzitutto all’interno del sistema camerale calabrese che unito e coeso oggi è pronto a mettere insieme le proprie risorse per rispondere in modo efficace ai bisogni diversificati espressi dai singoli territori nel rispetto delle peculiari vocazioni.
Unioncamere ha guadagnato in questi anni un premiale vantaggio competitivo migliorando la propria efficienza grazie alle professionalità diversificate espresse dalla struttura organica dei dipendenti e dai collaboratori della Rete  Enterprise istituita dalla Commissione Europea nel 2008 e che ha, presso Unioncamere regionale,  un’”antenna”, per la realizzazione di tutte le attività di supporto alla competitività delle PMI locali.
Gli sforzi fatti nella direzione del miglioramento continuo troveranno nella programmazione del prossimo triennio la loro naturale prosecuzione oltre che l’apoteosi di un processo di consolidamento dei servizi offerti.
Detto ciò, non mi resta che augurare a questa regione di essere protagonista della propria storia economica e sociale e di diventare un’area di eccellenza nell’economia dell’intero Paese, una terra delle opportunità. 
Proprio con questo auspicio, Unioncamere Calabria pubblica oggi i principali indicatori economici locali rinnovando la “sfida della competitività”, sfida ardua almeno quanto esaltante, con la consapevolezza che per leggere e governare uno scenario politico ed economico in continuo mutamento la classe politica e dirigente deve necessariamente operare scelte flessibili e dinamiche e che oggi si segna solo la tappa di un percorso che potrebbe anche ripartire verso nuove direzioni.
Infatti, la lente di  ingrandimento dell'osservatorio economico regionale consente di mettere in luce anche i tanti elementi su cui concentrare l'attenzione e gli investimenti.
Cominciamo dai giovani: la grande natalità imprenditoriale, il livello di scolarizzazione e la conseguente offerta di elevata professionalità sono le leve su cui impostare strategie di sviluppo per rafforzare la base imprenditoriale regionale. Le politiche economiche degli ultimi anni sono state orientate a finanziare le nuove imprese. Tuttavia l'elevato tasso di mortalità (6%) assorbe quasi per intero la natalità imprenditoriale (6,7%) testimoniando da un lato la grande voglia di fare impresa, anche come risposta ad una carenza importante del mondo del lavoro, ma dall'altro, la grande improvvisazione di tanti  giovani che rischiano di compromettere anche quel poco che hanno se non vengono adeguatamente formati e supportati.

In questo senso occorre porre in essere politiche atte ad aumentare il capitale intellettuale e sviluppare la capacità degli studenti di trasformare le loro conoscenze in competenze concrete spendibili nel mondo del lavoro. In questa direzione si segnalano gli importanti progetti di alternanza scuola-lavoro e università-lavoro messi in campo negli ultimi mesi che stanno già fornendo i primi  importanti risultati.
Un ruolo fondamentale è quello svolto dall'ambiente e dalla dotazione di infrastrutture per la mobilità che influiscono direttamente sulla qualità della vita, sull'attrattività del territorio. Salvaguardare il mare, le montagne, combattere l'abusivismo, sviluppare le fonti di energia rinnovabili, investire nella vita culturale e nella cura urbana della città, migliorare ed interconnettere porti, aeroporti, ferrovie e investire nelle reti di fibbra ottica porta inevitabilmente al miglioramento del patrimonio sociale e ad una maggiore attrattività del territorio, evitando contemporaneamente il grande spreco connesso alla fuga di molti giovani.
Importante è la politica di incentivazione delle spese per l'innovazione delle imprese. I dati confermano che la maggior parte della spesa è attribuibile al settore pubblico e strettamente connessa alle politiche di finanziamento.
Il ruolo delle università è ancora poco incisivo e si corre il rischio che la grande mole di finanziamento della nuova programmazione comunitaria non sia assorbibile da un mercato scarsamente ricettivo. Occorre dunque una grande spinta economica per contesti socio-economici su cui impiantare il seme dell'innovazione.
La visione complessiva della fotografia offerta dall'osservatorio dimostra, a nostro avviso, che ciò di cui c'è bisogno in Calabria è fare in modo che gli investimenti per le imprese passano attraverso forme di fiscalità di vantaggio che rendano attrattivo il territorio allontanando i tanti "prenditori" di fondi che in questi anni sono passati per la Regione vendendo l'aria fritta di attività misteriosamente scomparse allo scadere dei finanziamenti.
Perché la Calabria non ha bisogno di interventi straordinari ma di un ritorno alla normalità.

Unioncamere Calabria, Desk Enterprise Europe Network, Ilenia Aiello, tel. 0968 51481, fax 0968 53491, e-mail: i.aiello@unioncamere-calabria.it
Fonte: Unioncamere Calabria

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