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PORDENONE-UDINE - Parte dal Friuli Venezia Giulia l'appello per sostenere il comparto wedding

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Parte dal Friuli Venezia Giulia e si allarga velocemente a tutte le regioni italiane, per diventare un appello e una proposta di portata nazionale: il settore wedding regionale, che conta potenzialmente oltre 16 mila imprese d’eccellenza e 46 mila addetti nelle sue varie e multiformi componenti e oltre 400 mila imprese a livello italiano, dopo un anno di pesantissime difficoltà dovuto alla cancellazione della quasi totalità di matrimoni, cerimonie ed eventi correlati, prende in mano la situazione e coinvolge Camera di commercio Pordenone-Udine e Regione nell’azione di supporto al comparto.

Proprio la Cdc, come rappresentanza di tutte le categorie, raccoglie oggi l’appello con una conferenza stampa, dando sostegno e ulteriore diffusione all’iniziativa avviata lo scorso dicembre dalle imprenditrici del settore di Confartigianato Udine, a cui si è subito unita Confcommercio Udine e a cui ha aderito anche Confapi Fvg. Nell’evento stampa organizzato in Cciaa nella sede di Udine, il “padrone di casa”, presidente camerale e di Confcommercio Fvg Giovanni Da Pozzo, l’assessore regionale alle attività produttive Sergio Emidio Bini, il presidente Confartigianato Fvg Graziano Tilatti e il direttore di Confapi Fvg Lucia Piu sono al fianco delle categorie e delle imprenditrici che hanno lanciato e stanno promuovendo l'iniziativa: Gloria de Martin, presidente regionale della Moda di Confartigianato-Imprese, Fabio Passon, vicepresidente Confcommercio Udine e presidente Gruppo professioni Confcommercio Udine, Alessandro Tollon, vicepresidente Confcommercio Udine, Stefania Vismara, titolare di Archetipo srl, Renata Lirussi, titolare di Miramode srl e consigliera Federmoda Confcommercio Udine, Luca Tassotto di Tassotto&Max sas e consigliere Gruppo professioni Confcommercio Udine, Loredana Ponta, presidente regionale del Benessere di Confartigianato-Imprese, Eva Seminara, presidente Confartigianato consiglio zonale Udine.

L’iniziativa si è concretizzata prima della fine del 2020 anche in una petizione, su change.org, con il titolo “Sostenete il mondo wedding fortemente penalizzato”, che si sta espandendo, come detto, a tutta Italia, grazie alla condivisione delle categorie, che hanno ben chiaro il “peso” e la qualità del comparto wedding sull’economia. Categorie che hanno realizzato un video da diffondere sui social e formulato un documento di sintesi della situazione, con otto proposte operative per il Governo e la Regione. Oltre alla condivisione dell'appello, grazie all’impegno delle consorelle delle categorie coinvolte in tutto il Paese, in molte regioni sono già state adottate iniziative operative: Veneto e Puglia, per esempio, si sono già mosse concretamente e molte altre si stanno muovendo, e inoltre l’Aiom di Confcommercio, Associazione Italiana Organizzatori Matrimoni, ha fatto arrivare il suo appoggio all’iniziativa friulana, anche tramite le parole della presidente Tiziana Lucioli, che ha evidenziato come la categoria non abbia ricevuto «nessun sostegno, nessun ristoro, nessuna agevolazione da un sistema che ha considerato come confronto il fatturato di un solo mese dell'anno e che nei decreti non ha incluso nessuno dei codici Ateco utilizzati dagli organizzatori».

Lo spettro delle chiusure è concreto: se entro il primo semestre 2021 la crisi legata al Covid non sarà passata, rischiano di chiudere dal 13 al 25 percento delle imprese attive, secondo le ultime stime. Imprese che coprono numerosissimi settori dell’economia e che in Fvg, come detto, avevano registrato una crescita di quasi il 5% negli ultimi 5 anni, prima dell’arrivo del Covid e delle conseguenti misure. C’è poi un’ulteriore difficoltà alla totale impasse del momento: quando ci sarà la ripartenza, le imprese che lavorano per i matrimoni non andranno all’incasso subito, perché tra la commessa e il pagamento passano anche 6-8 mesi, il tempo di ideare e organizzare tutti i dettagli dell'evento.

A confermare la difficoltà del momento, in conferenza stampa sono presentati in anteprima anche i dati dei matrimoni del Comune di Udine, che le categorie hanno scelto come esempio perché ben può dare un’idea della situazione diffusa tanto in regione quanto in tutta Italia: a Udine, nel 2020, i matrimoni sono calati nel complesso del 42% rispetto al 2019 (con un calo del 62,5% di quelli religiosi e del 38,3% di quelli civili). Una diminuzione che non ha precedenti nemmeno lontanamente comparabili, ripercorrendo a ritroso la serie storica fino agli anni ’80. [Dati 2020 provvisori, da validare i numeri del mese di dicembre. Fonte: Elaborazioni Ufficio Studi Confartigianato-Imprese Udine su dati del Comune di Udine - Ufficio Statistica su Istat (modello D.3) e Anagrafe comunale]

Le rappresentanti del comparto hanno cercato in più modi, a livello regionale e nazionale, anche di superare la classificazione per codici Ateco, che non rappresenta a dovere un settore così ramificato e che lo esclude dai sostegni già operativi.

Gli 8 punti di proposta al Governo, sintetizzati, sono:

1. Riconoscimento di un contributo a fondo perduto del 40% della diminuzione di fatturato calcolata come differenza tra il fatturato del 2020 e quello del 2019..

2. Riconoscimento di un credito d’imposta del 70% delle spese sostenute, nel 2021 e 2022, per la partecipazione a eventi fieristici di settore, per campagne pubblicitarie, di social e web advertising.

3. Esenzione dall’Imu, Tari e Ires, per 2020 e 2021. In alternativa, uno sgravio non inferiore al 70%.

4. Erogazione di prestiti bancari, fino ad un importo corrispondente al fatturato del 2019 oppure alla media del fatturato nel triennio 2017-2019, assistiti da una garanzia statale del 100%, di durata compresa tra i 15 e i 20 anni, a tasso zero.

5. Riconoscimento sempre agli sposi 2021 e 2022, di un “Bonus Matrimoni” pari al 60% delle spese documentate sostenute corrispondente a un credito d’imposta .

6. Per 2021, 2022 e 2023, il riconoscimento di un contributo forfettario a fondo perduto, di 5 mila euro, per ciascuno degli sposi di nazionalità straniera e non residenti in Italia, nel caso in cui la celebrazione del matrimonio abbia luogo sul territorio italiano.

7. Un contributo regionale per la realizzazione e la promozione di eventi fieristici di settore nel 2021 e 2022.

8. L’introduzione di meccanismi di premialità per i beneficiari delle agevolazioni previste per l’acquisizione o il recupero di alloggi da destinare a prima casa nel caso in cui contraggano matrimonio nel corso del 2021 o del 2022.

Ha sottolineato il presidente della Camera di commercio Govanni Da Pozzo: «La Cdc ha subito raccolto questo appello perché quello del wedding è un comparto che rappresenta le problematiche di una filiera intera, una serie di mondi che si intrecciano tra produzione, servizi, commercio, e che è stata praticamente azzerata. Tra le filiere più colpite in Italia c’è la moda, in cui anche il wedding è ricompreso. La filiera moda raggruppa nel nostro Paese oltre 247 mila aziende, anche piccole e piccolissime, e 800 mila lavoratori, con un giro d’affari di oltre 90 miliardi: un settore che ha avuto dei ristori a livello regionale, ma necessita di cifre importanti da mettere sul piatto a livello nazionale, come richiedono i nostri operatori nel documento. Questa iniziativa è partita da qui: come altre volte facciamo da apripista. E stiamo raccogliendo molte adesioni da tutta Italia».

 

In allegato un documento sulla crisi del settore wedding.

 

Data di pubblicazione: 15/01/2021 09:21
Ultimo aggiornamento: 15/01/2021 09:52