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studi » Movimprese: natalità e mortalità delle imprese italiane registrate

  • DATA:
    27-01-2010
  • ULTIMO AGGIORNAMENTO:
    27-01-2010

Il 2009 si è chiuso con un bilancio a due facce, per il sistema delle imprese italiane. Il segno “più” resiste, infatti, davanti al dato del saldo complessivo di 17.385 imprese (pari ad un tasso di crescita dello 0,28%, il più modesto dal 2003), come risultato della differenza tra le imprese nate nei passati dodici mesi (385.512 unità) e quelle cessate nello stesso periodo (368.127). Dietro al saldo generale, tuttavia, si muovono le diverse anime dell’imprenditoria italiana: da un lato, continua la dinamica positiva delle società di capitali, aumentate di 45mila unità; dall’altro, la crisi sembra acuire le difficoltà delle imprese più piccole, soprattutto quelle di tipo individuale, che l’anno scorso sono complessivamente diminuite di 30mila unità, più della metà delle quali artigiane.
Questi i dati di sintesi più significativi - diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità  delle imprese condotta da Infocamere, la società consortile di informatica delle Camere di Commercio italiane - sono disponibili sul sito www.infocamere.it.  

“Complessivamente questi dati ci danno il senso di una tenuta straordinaria del tessuto imprenditoriale italiano, che va al di là delle aspettative di tanti osservatori”. Questo il primo commento del Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ai dati Movimprese 2009. “L’azienda Italia – ha continuato Dardanello - ha retto ad una crisi durissima che non ha ancora esaurito i suoi effetti e, anzi, la sua componente più dinamica si irrobustisce. Il continuo incremento delle società di capitali ci dice che la scelta di fare impresa è sempre più un progetto consapevole, che coinvolge competenze elevate e risorse adeguate. Il dato d’insieme, però, non deve farci sottovalutare l’allarme che viene dal mondo delle piccole imprese, in particolare dell’artigianato e dell’agricoltura. Un allarme che interpella con forza tutte le istituzioni pubbliche e il mondo del credito. Il miglioramento del quadro che stiamo rilevando da qualche mese – ha aggiunto il Presidente di Unioncamere - deve essere consolidato in fretta, innanzitutto ripristinando un regime di normalità nel rapporto banca-impresa. Migliaia di imprenditori, nei mesi scorsi, si sono dovuti arrendere perché si sono trovati, spesso senza motivo, privi del credito necessario. Grazie ad interventi opportuni, la spirale di sfiducia si è interrotta, ma l’emergenza non è finita. E per le imprese di minori dimensioni resta forte il rischio che i criteri di Basilea 2 penalizzino ulteriormente le condizioni di accesso al credito. Alle istituzioni spetta invece il compito di sostenere e promuovere i processi di internazionalizzazione e il modello, oggi vincente, delle reti e delle filiere. Un modello di capitalismo moderno in cui vince chi impara a collaborare. Anche per favorire un recupero più rapido l’occupazione perduta in questi mesi, saranno fondamentali interventi che rendano più agevoli e vantaggiosi per le imprese i processi di aggregazione e innovazione. Perché da soli, come certificano i dati di oggi, è più facile perdere”.
 
Il bilancio del 2009
Dal punto di vista territoriale, il risultato migliore è stato quello del Centro: oltre 9mila imprese in più. In attivo anche Nord-Ovest (+8mila unità) e Sud e Isole (quasi 5mila in più). Unica area in arretramento è il Nord-Est, che perde complessivamente 4.869 imprese. Tra le regioni, quattro hanno praticamente chiuso in pareggio (da Nord a Sud: Liguria, Basilicata, Sicilia e Sardegna); otto hanno fatto registrare saldi significativamente positivi (Piemonte, Lombardia, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria), altrettante hanno visto ridursi in modo apprezzabile la base imprenditoriale (Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto,  Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche, Molise e Puglia).
Tra i settori, a reagire meglio alla crisi è stato quello dei servizi alle imprese che chiude l’anno con quasi 15mila unità in più (l’86% di tutto il saldo). In campo positivo anche alberghi e ristoranti (quasi 8.500 imprese in più) e commercio (+6.500 unità), mentre dalle costruzioni, arrivano segnali di tenuta (+4.600). Tre i macro-settori che chiudono l’anno con il segno “meno”: l’agricoltura, che prosegue lungo il cammino della razionalizzazione (-19mila unità, in lieve accelerazione rispetto alle 17mila in meno del 2008); l’industria manifatturiera, dove si acuisce il processo di selezione avviato negli ultimi anni, con un’ulteriore riduzione dello stock di 5mila unità (l’anno precedente il saldo negativo si era fermato a poco più di 2mila); infine i trasporti (poco più di 1.000 imprese in meno), in linea con il risultato del 2008.

Il quadro generale
Il rallentamento demografico che ha caratterizzato gli ultimi due anni (e di cui si era colto un primo segnale nel 2007) è legato a due dinamiche di lungo periodo, alle quali si sono aggiunti i problemi sollevati dalla crisi economica mondiale. La prima riguarda il mondo delle attività agricole in cui, fin dal 1997 (anno nel quale il Registro delle Imprese ha “censito” la totalità delle imprese agricole), si assiste ad una progressiva diminuzione delle imprese dell’ordine, in media, di circa 20.000 unità all’anno (-18.816 nel 2009).
La seconda dinamica ha luogo nel mondo delle attività manifatturiere nel quale (mentre a livello macroeconomico si assiste a forti aumenti di produttività, di volumi prodotti, e in particolare di fatturato generato dalle esportazioni), a livello demografico si assiste ad un forte incremento numerico delle Società di capitali e (per quanto i volumi assoluti siano modesti) delle imprese costituite in “Altre forme” giuridiche (principalmente cooperative).
Contemporaneamente si assiste ad una complementare riduzione delle Società di persone e delle Ditte individuali. Basti pensare che nel settore delle attività manifatturiere, negli ultimi dodici anni, la riduzione numerica delle imprese (completamente a carico delle Società di persone e delle Ditte individuali) è stata in media pari a circa 1.400 unità annue.
Negli ultimi anni è possibile cogliere una serie di dati convergenti che segnalano il rallentamento demografico complessivo. Rallentamento nel quale è facile intravedere, in aggiunta alle due dinamiche sopraccitate, l’agire di fattori attivati dalla recente crisi. Come suggeriscono i dati, un punto di svolta importante nella recente dinamica del sistema delle imprese va collocato nel 2007, anno in cui si registra il picco delle cessazioni degli ultimi sette anni, cui si accompagnò la diminuzione più elevata del saldo tra imprese nate e cessate (-27.517 unità, pari ad una riduzione di circa mezzo punto percentuale nel tasso di crescita).
È da notare che proprio nel 2007 le iscrizioni toccavano il picco massimo del periodo considerato (ben 436.025 tra persone fisiche e giuridiche). Una diminuzione significativa del flusso di nuove iscrizioni si concretizza a partire dal 2008 e prosegue nel 2009 (rispettivamente –25.359 e –25.154), mentre continua (ma perdendo la spinta iniziale) la crescita delle cessazioni, aumentate nei due anni, rispettivamente di 15.947 e 6.135 unità (nel 2007 l’aumento delle cessazioni rispetto al 2006 era stato di 39.971 unità).
I dati mettono in rilievo come il rallentamento registrato nel 2009 abbia interessato in modo particolare l’universo delle imprese artigiane che, per la prima volta, hanno fatto registrare un saldo negativo fra nuove iscrizioni e cessazioni (-15.914 unità), pari ad un tasso di crescita negativo del -1,06%. Saldo negativo che si riverbera sullo stock delle imprese artigiane che, dopo nove anni consecutivi di crescita ininterrotta, per la prima volta diminuisce. 

Le dinamiche per forma giuridica
Come le indagini di Movimprese hanno documentato da molto tempo, le dinamiche dei quattro universi definiti in base alle forme giuridiche adottate dalle imprese, sono tra loro divergenti. A partire dai primi anni ’90 la dinamica delle tre forme societarie si è venuta specificando al proprio interno. Da un lato le Società di persone hanno cominciato a perdere la loro preminenza in termini relativi (crescevano meno delle Società di capitali) e, da almeno dieci anni – come confermano i dati, per quanto riferiti solamente agli ultimi sei anni – hanno imboccato una graduale via di ridimensionamento del proprio peso in valore assoluto oltre che relativo.
In definitiva declinano sia le Società di persone sia le Ditte individuali diminuite, rispettivamente di 40.181 e di 80.057 unità (-3,28% e -2,31%) negli ultimi sei anni, mentre nello stesso periodo le Società di capitali e le “Altre forme” giuridiche crescono di 285.560 e di 14.900 unità (27,92% e 7,71%), compensando largamente le perdite delle Società di persone e delle Ditte individuali. La conseguenza più rilevante è da vedersi nell’incidenza delle Società di capitali che, nel totale delle imprese, cresce di 4,18 punti percentuali, passando dal 17,32% del 2003 al 21,50% del 2009.
Guardando al bilancio del 2009, i dati ci mostrano come la crisi internazionale abbia prodotto effetti di analogo andamento ma di diversa distribuzione.

Le dinamiche sul territorio
Negli ultimi anni, in particolare negli ultimi tre, due sono le linee evolutive costanti sul territorio: la crescita o il minor rallentamento delle imprese complessivamente considerate è una costante del Centro e del Nord-Ovest, mentre per il Mezzogiorno e ancor più per il Nord-Est la costante è la diminuzione assoluta o relativa delle imprese.
La parte del leone nella determinazione del saldo positivo del 2009 la fa ancora una volta il Centro-Italia, che da solo realizza il 54,5% dell’attivo totale (+9.481 imprese, l’83,7% delle quali localizzate nel Lazio) mentre un altro 45% è da attribuire al Nord-Ovest (+7.963 imprese). Insieme, le due circoscrizioni spiegano l’intero saldo e, con l’aggiunta del 27,7% del saldo determinato dal Mezzogiorno coprono il deficit verificatosi nel Nord-Est che, come ricordato, ha chiuso il 2009 con 4.869 imprese in meno.
A commento dei dati relativi al Nord-Est e al Mezzogiorno, vale ricordare come in entrambe le circoscrizioni sia rilevante il peso delle imprese agricole che, come detto, sono da anni avviate ad una lenta ma costante riduzione numerica. Si tratta dunque di un dato strutturale che accomuna le due aree del Paese, che poi a loro volta si diversificano per la maggior diffusione di imprese manifatturiere nel Nord-Est e per la maggior tenuta che ha il piccolo commercio ne Sud e Isole.

Le dinamiche settoriali
Le ultime considerazioni introducono all’esame dei dati demografici delle imprese italiane disaggregati per settore produttivo. Il risultato dei dati mette in luce ulteriori particolarità nella dinamica demografica delle imprese. Particolarità che si accentuano proprio nella presente situazione di crisi non legata, né tanto meno causata, dalle caratteristiche del sistema produttivo italiano.
Innanzitutto, la tabella dà ragione del particolare peso che l’agricoltura gioca nella complessiva dinamica demografica delle imprese italiane: da sola, con il suo saldo negativo pari a -18.816 unità, contribuisce a dimezzare il saldo attivo delle imprese extra-agricole (che è stato superiore alle 37.500 unità).
In secondo luogo, conferma il ridimensionamento - in termini demografici - del settore manifatturiero, chiarendo fra l’altro con quanta forza la crisi si è abbattuta sulle imprese artigiane che operano in questo settore e in quelli delle costruzioni e della logistica (trasporti, magazzinaggio e comunicazioni). In questi tre comparti l’intero saldo negativo è spiegato dal saldo negativo delle imprese artigiane che, nel caso della manifattura e della logistica, da sole espongono un deficit superiore (rispettivamente -8.884 e -3.537 unità) a quello delle imprese registrate complessivamente considerate (rispettivamente -5.049 e -1.047 unità); nel caso delle costruzioni, invece, il saldo positivo pari a 4.640 unità, risulta praticamente dimezzato dal deficit di -4.479 imprese artigiane.
Il risultato migliore è quello del cosiddetto settore dei Servizi alle imprese che ha fatto registrare il saldo più elevato in assoluto con 14.869 unità.
Notevole risulta la tenuta complessiva del Commercio, con un saldo positivo che arriva a 6.591  unità, nonostante la riduzione delle imprese artigiane dedite alla riparazione dei beni personali e per la casa o alla manutenzione e riparazione di motocicli e veicoli (-1.646 unità) che, in base alla vecchia classificazione ATECO 2002 risultano ancora  collocati nel Commercio. Significativo, e in qualche modo inatteso, il saldo del settore Alberghi e ristoranti che, con un saldo attivo di 8.403 unità ha superato anche il buon risultato del 2008 (7.738 unità).

 

Unioncamere, Ufficio stampa, tel. 06 4704370/264/287, e-mail: ufficio.stampa@unioncamere.it
Fonte: Unioncamere

  
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